I crimini e l’informazione

Comunicare si, ma comunicare bene

Il 10/1/2008, presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha avuto luogo un’audizione di esperti della comunicazione, di direttori di TG, direttori di Rete e del presidente della FNSI sul tema rapporto tra informazione e percezione della sicurezza da parte dei cittadini

Interrogativo nodale posto sul tappeto dai promotori: come mai, da un pò di tempo in qua, si avverte in giro una diffusione e frequenza d’azioni delittuose e/o criminali, dei più svariati generi, in progressivo crescendo, mentre, al contrario, secondo le statistiche ufficiali, i relativi numeri appaiono stazionari? Accade forse che, in sede di propagazione delle notizie, giornali, radio e televisioni calcano la mano, si soffermano eccessivamente sui fatti, determinando, di conseguenza, un’onda di risonanza moltiplicata? Risposta degli operatori chiamati in causa: noi facciamo semplicemente il nostro lavoro, quando gli eventi succedono, e ne veniamo a conoscenza, abbiamo il dovere di comunicarli, tutto qui. Sennonché, nel servizio di un importante telegiornale sull’incontro in questione, ho ascoltato la seguente puntualizzazione: certamente, non é da attribuire, neppure minimamente, ai giornali e alla TV, il clamore e lo sgomento delle vicende di Garlasco, di Perugia, dell’omicidio a Roma Tor Di Quinto, né della circostanza che (riporto testualmente) quattro regioni meridionali sono preda della criminalità. Sinceramente, ciò mi ha fatto letteralmente cascare le braccia. Essere preda vuol dire essere dominati totalmente. Orbene, altro che quattro regioni (il riferimento dovrebbe essere a Campania, Puglia, Sicilia e Calabria), neppure una delle stesse è dominata totalmente dalla criminalità (alla luce della personale esperienza quodidiana, si escluda intanto quella dove abito, la Puglia). Difatti, per fortuna, se è tristemente vero che molta gente (decine o centinaia di migliaia di persone) finisce col trovarsi condizionata o vittima a causa della mente e delle braccia nefaste di malavitosi, ve n’è moltissima (la stragrande maggioranza, tanti milioni di cittadini) che non è sfiorata in alcun modo da soggetti e/c organizzazioni malati e poco di buono. Senza voler coltivare ed esprimere sterili critiche a buon mercato, il mio pensiero è, perciò, che i resoconti degli avvenimenti, anche di quelli particolarmente esecrabili, vanno puntualmente fatti; pur tuttavia, si rende, ogni volta, necessario agire ed esprimersi con il massimo equilibrio, senso della misura e puntualità ed esattezza dell’informazione. Ci si soffermi un istante su quale reazione e quali comportamenti possono avere gli stranieri turisti od imprenditori nel sentire che più o meno tutta l’Italia meridionale è preda della criminalità. Rocco Boccadamo

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