Poli. “Rivediamo la legge sull'aborto”

L'eurodeputato sull'idea del Cardinale Bagnasco

Adriana Poli Bortone, eurodeputato del Gruppo Uen al Parlamento europeo e coordinatore di Alleanza Nazionale in Puglia auspica la revisione della Legge n. 194/78 sulla interruzione volontaria di gravidanza

In seguito alla posizione espressa in questi giorni dall’Arcivescovo di Genova e presidente della Cei Mons. Angelo Bagnasco e alla riapertura del dibattito sul tema Adriana Poli Bortone chiede una revisione della legge sull’aborto. “E’ del tutto condivisibile la posizione del cardinale Bagnasco sulla revisione della Legge 194 – spiega – una legge per certi versi ipocrita e chiaramente frutto di compromesso politico. Uno di quei compromessi impossibili perché nella vita umana come diritto indisponibile si può solo credere o non credere. Noi, che ci crediamo da sempre, siamo convinti che sia ora di mutare una legge fortemente datata, che nel suo articolo 1, di principi, sembrerebbe voler tutelare la vita, autorizzando, poi, di fatto, il ricorso ufficiale all’aborto. Ha ragione, dunque il cardinale Bagnasco che invita all’aggiornamento della legge tenendo conto dei passi fatti dalla scienza negli ultimi trent’anni. La vita non è bene negoziabile e dunque è più che opportuno il richiamo di Benedetto XVI alla sacralità della stessa: un tema rispetto al quale le sensibilità sociali di oggi potrebbero essere più avanti della politica. In Parlamento – continua Adriana Poli Bortone – parlare di modifica della 194 significa toccare un tabù. Non sarebbe male allora misurare la risposta della società italiana odierna ad un tema che investe trasversalmente laici come Ferrara e cattolici, con gradi di sensibilità oggi ben diversi da quelli degli anni Settanta ed Ottanta. Il referendum sulla 194 sarebbe un modo per cominciare a stabilire un dialogo reale con la società di oggi sui temi etici, quelli sui quali il Parlamento ed il Governo non riescono a dare risposte, arroccati come sono nelle loro forze fatte di numeri e di maggioranze incerte, più preoccupati – conclude – di salvare una finanziaria che di salvare una vita”.

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