Capodanno. Se Mamma Rai dimentica Otranto

Le Regione attacca la programmazione tv della notte di San Silvestro

La Regione Puglia attacca la Rai per quello che definisce il vergognoso programma di San Silvestro sulla rete ammiraglia. Massimo Ostillio, assessore regionale al Turismo, punta il dito sui vertici e sulla cultura “a buon mercato”

di Massimo Ostillio* Faccio un appello ai critici televisivi e a quanti di loro, come Aldo Grasso, sono esperti di tv e di buon senso, affinché abbiano fine le sconcezze che abbiamo visto su Raiuno a Capodanno. Una comparsata senza botti di star decadute, emblema dell’italico declino e di come la tv di Stato sia ridotta alla frutta. Gli italiani sopravvissuti ringraziano. Hanno potuto brindare con notissimi personaggi dello spettacolo, notissimi a chi ha da 60 anni in su. Senza voler mancare di rispetto a questi artisti notissimi ma ormai simbolo, loro malgrado, della paralisi sociale, culturale e politica che ha colpito il Paese, viene da chiedersi quale sia la regola che ha consentito il rafforzarsi di reali oligarchie televisive a scapito della qualità del prodotto. Privilegiare lo stradone di un’anonima via di Rimini e non lo scenografico castello di Otranto de “L’Alba dei Popoli”, lottizzare la trasmissione di punta con personaggi su cui è sceso l’oblio e anonime starlette, piuttosto che la performance del cantante Mario Biondi, da un anno primo in classifica con l’album “Handful of soul” e miglior artista del 2007, la dice lunga sulle regie occulte e le regole insane con cui da tempo si muove la Rai. Con la notte di Capodanno la Rete ammiraglia ha dimostrato che è sempre più vicino il “tutti a casa”, a partire dal Consiglio di amministrazione e dai dirigenti, incapaci di confezionare programmi di qualità perché ciò presuppone la riorganizzazione di un sistema che, complice la riforma negata, è sempre più lottizzato dalle lobby dei partiti e mafiosizzato dal potere delle società esterne di produzione. Più che un Capodanno Reale è stato un Capodanno sleale. Le prudenze e gli eccessi di cautela su forme di pubblicità occulta non hanno impedito al presentatore tuttofare e onnipresente, Carlo Conti, di esibire per oltre 20 secondi una fascia in cui campeggiava il nome di una nota marca di intimo femminile. Vorremmo sapere se di ciò hanno beneficiato le casse della Rai o i personaggi che fuori della Rai muovono le file dell’intrattenimento in regime di assoluto monopolio. L’impegno degli enti locali e delle amministrazioni pubbliche, che pure hanno parzialmente contribuito alla realizzazione di questi eventi, sarebbe potuto essere coronato da miglior successo se solo avessimo avuto una dirigenza Rai adeguata. E non chiedo chi ha pagato gli artisti di Rimini, in una folle combin Sanremo-Capodanno-Miss Italia, che avrà pure il suo valore commerciale ma poco o a di valore artistico. A Otranto, per esempio, abbiamo mantenuto un collegamento tra lo spettacolo di qualità e il territorio grazie anche alla presenza di artisti pugliesi di riconosciuto valore nazionale e internazionale, e comunque la presenza di Biondi, Roy Paci e tanti alti ha fatto dell’Alba dei Popoli il miglior prodotto in assoluto, e non solo perché nella giungla festaiola di mamma Rai non c’era un solo artista degno di questo nome o suoni e immagini capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico, offrendogli la speranza – e non sogni e illusioni a buon mercato – che da un’altra parte del Paese, sì, nel profondo sud, esiste un modo altro di intendere e fare cultura. Anche l’ultimo giorno dell’anno. L’aver sforato di oltre 40 minuti il collegamento con Otranto per dare spazio a nani e ballerine e consentire la rimpatriata di grandi vecchi della canzone con poca voce e niente fiato, e per di più profumatamente foraggiati con denaro pubblico, ha danneggiato non solo il Salento e la Puglia. Altro che tv nazional-popolare. Qui siamo all’anarchia dei palinsesti, al potere occulto. Gli italiani dovrebbero chiedere i danni: per essere stati considerati una razza sottosviluppata e per essere stati palesemente presi in giro da una produzione incapace di intendere ma, evidentemente, non di volere. *Assessore al Turismo Regione Puglia

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