La cultura in un club

L’iniziativa di Confindustria

Dai teatri alle case editrici, alle società di produzione cinematografica, a quelle che utilizzano la cultura quale strumento di comunicazione. Tutto fa Club della Cultura

Anche in Confindustria Lecce è nato il Club della Cultura: l’organismo raggruppa le imprese associate che producono cultura, (dai teatri alle case editrici, alle società di produzione cinematografica, media, ecc.), e quelle che utilizzano la cultura quale strumento di comunicazione e di promozione dello sviluppo. Per presentare agli organi dell’informazione il Club, le sue finalità e gli obiettivi, in mattinata si è svolta una conferenza stampa alla presenza del presidente di Confindustria Lecce Piero Montinari, del direttore generale Antonio Corvino, della coordinatrice del Club Grazia Manni, (nominata all’unanimità nella riunione che ha preceduto l’incontro) del referente scientifico per l’Arte e la Cultura di Confindustria Lecce, Toti Carpentieri, e delle aziende che fanno già parte del Club della Cultura. “Scopo del Club – ha affermato Piero Montinari, presidente di Confindustria Lecce – è quello di orientare le imprese verso iniziative di natura sociale e culturale che coinvolgano il sistema locale in un processo di crescita e sviluppo generale. Confindustria Lecce, infatti, ha individuato, tra le proprie linee strategiche, il binomio arte – cultura quale volano per il progresso sociale ed economico del territorio. Il Salento dispone di un’offerta culturale ampia e variegata che, attraverso un’adeguata programmazione e concertazione, si può utilizzare come mezzo di promozione e valorizzazione dei diversi settori produttivi”. “Il Club della Cultura – ha spiegato Antonio Corvino, direttore generale di Confindustria Lecce – ha natura trasversale e si pone l’obiettivo di favorire le aggregazioni e le iniziative finalizzate alla programmazione di eventi in grado di attrarre l’interesse del territorio e sul territorio, anche mediante l’interlocuzione con le istituzioni preposte. Il Club ha l’ambizione di fungere da catalizzatore degli eventi di qualità per contribuire alla crescita complessiva del territorio”. “La Cultura nella nostra città – ha detto Toti Carpentieri – è determinante, perché Lecce è città di Cultura. Tuttavia manca ancora, così come nell’intero territorio regionale, una programmazione reale e concertata. E’ un aspetto, purtroppo, che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni della nostra storia culturale. Gli sforzi che, attraverso il Club della Cultura, Confindustria Lecce sta compiendo, vanno nella direzione invece di contribuire con le Istituzioni coinvolte ad una progettazione delle attività culturali che consentano alla nostra città di divenire un importante punto di riferimento per percorsi e circuiti nazionali ed internazionali di turisti”. Dopo aver ringraziato i colleghi per la fiducia accordatale, Grazia Manni ha detto di voler collaborare con tutti gli imprenditori che credono nella Cultura come strumento di crescita generale: “Spero, a nome del Club della Cultura di Confindustria Lecce, di riuscire a contribuire alla crescita di questo territorio, attraverso una progettazione e una programmazione condivisa che porti a tutti riflessione e dibattito, perché la cultura -in tutte le sue espressioni- possa pacificamente invadere ogni nostra azione quotidiana”. “Vorrei veramente, perché ci credo – ha aggiunto Grazia Manni – riuscire a trasferire in questo mio nuovo impegno un convincimento, che mi viene da tante letture che ho fatto da quando ero bambina e che prima o poi, servono sempre. Mi riferisco in particolar modo alle letture sul rapporto tra cultura e impresa. Mi ha molto affascinato aver conosciuto grandi uomini -solo per citarne due Paolo Volponi e Franco Fortini- grandissimi intellettuali, che hanno lavorato per e con Adriano Olivetti, grandissimo industriale. Perchè hanno scelto di lavorare insieme? Perché -mi chiedevo durante le cene o gli incontri- loro poeti, loro scrittori si erano messi a lavorare in una fabbrica, ad inventare i nomi delle macchine da scrivere? Il nome LETTERA 42 per la famosa Olivetti, infatti, è stato opera di Fortini. Olivetti voleva fare il mecenate? Fortini e Volponi avevano bisogno di guadagnare? In realtà, ho compreso che partivano da posizioni differenti ma assolutamente convergenti: ‘La cultura industriale -scrive Volponi nel 1984- non è la tranquillità della Confindustria o il peso della Confindustria sul Paese, o la somma delle tecnologie di cui dispongono le industrie italiane, o l’ammontare dei profitti che riescono a conseguire. La cultura industriale è invece la capacità di inventare una grande ricerca scientifica alla portata di tutto il Paese, della scuola, degli enti pubblici e di tutte le forze lavoro’. Per me impegnata quotidianamente in un’impresa editoriale, la cultura industriale è quella della partecipazione di ciascuno ad un progetto e ad un lavoro di trasformazione del territorio secondo la propria coscienza, la propria cultura e le proprie qualità morali, prima ancora che professionali. Contano insomma la produzione, la somma dei beni e dei servizi, ma anche la salute e la felicità, e il modo in cui la si ottiene”. “Il Club della Cultura –ha concluso Grazia Manni – non vuole sostituirsi agli imprenditori culturali, né tantomeno alle istituzioni preposte, ma solo valorizzare e contribuire a mettere in rete l’esistente, cercando di interloquire anche con le Istituzioni, gli Enti, le Associazioni che fanno Cultura”.

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