E poi li incontri, quasi per caso

Due incontri che mi hanno cambiato la vita

Ci sono avvenimenti, esperienze e soprattutto incontri che segnano la vita di ognuno di noi. E proprio in seguito a questi incontri, spesso impariamo a conoscerci, a confrontarci con gli altri, forse anche a capire definitivamente quale sia la nostra strada. Gli incontri sono tutto nella vita. Ce ne sono alcuni che non possiamo evitare, altri che gestiamo, altri ancora che ci prendono per chimica. Ma tutti lasciano il segno, nel bene e nel male

di Pino Petruzzi In questo scritto parlo di faccende personali. Molti si chiederanno perchè la cosa debba riguardarli, ma credo che alla fine possiamo ricavarne tutti una qualche morale. Ci sono avvenimenti, esperienze e soprattutto incontri che segnano la vita di ognuno di noi. E proprio in seguito a questi incontri, spesso impariamo a conoscerci, a confrontarci con gli altri, forse anche a capire definitivamente quale sia la nostra strada. Gli incontri sono tutto nella vita. Ce ne sono alcuni che non possiamo evitare, altri che gestiamo, altri ancora che ci prendono per chimica. Ma tutti lasciano il segno, nel bene e nel male. Voglio parlare di due incontri che hanno maturato in me una diversa consapevolezza di che cosa è importante e che cosa non lo è, tracciando un itinerario da percorrere, comunque, nonostante le cadute e le ferite accumulate durante il cammino. Ho incontrato Luigi Scorrano e Alex Zanotelli nella seconda metà degli anni Settanta in occasioni e contesti assolutamente diversi. Luigi Scorrano è stato il mio insegnante di lettere e storia negli ultimi tre anni delle scuole superiori. Era il periodo dell’impegno politico studentesco, in quello che fu poi il Movimento del ’77. Un movimento che, se in parte si richiamava agli ideali del '68, si distingueva da questo per la forte carica di disillusione verso la politica, aspramente criticata, e, soprattutto, metteva in dubbio l'operato dei sindacati e dei partiti (sono passati trent’anni ma non sembra essere cambiato granché!). Scorrano era un osservatore attento e per noi studenti un “adulto” con cui potersi confrontare. Cercava una possibilità d’incontro. E la trovò, nello sforzo di un dialogo che, pur talvolta precario, forse condizionato, certamente difficile, dava in ogni caso luogo a continui scambi di idee. Definiva i nostri cortei “atti di vita”. Vedeva, dietro “l’apparente irrequietezza dei suoi studenti, quanto c’era di vita, di ansia di conquistare la propria coscienza”. La mattina del 2 novembre del ‘75 entrò in classe con la barba stranamente incolta e gli occhi arrossati. Il cadavere di Pier Paolo Pisolini era stato ritrovato sul litorale romano di Ostia. La lezione fuori programma che tenne quel giorno sull’intellettuale prematuramente scomparso fu una delle più belle che io ricordi. Scorrano mi ha insegnato il valore dell’onestà intellettuale e di uno spirito critico sempre vigile. Mi ha trasferito l’ansia del sapere, una tensione positiva e creativa verso tutto ciò che è per me nuovo e altro. Attraverso le sue lezioni, credo di aver capito che l’esercizio del sapere non è fine a se stesso ma crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa incontrare altri Genitori oltre a quelli nostri carnali stabilendo con essi un filo continuo che accompagna la nostra vita. Nella seconda metà degli anni ’70 Padre Alex Zanotelli si trovava nel Salento dove faceva animazione missionaria fra i giovani. Io militavo nel Movimento studenti dell’Azione Cattolica. Presidente nazionale era Rosy Bindi. Ero da poco tornato da un convegno nazionale del Movimento sul tema “Il potere è servizio”. Conobbi Padre Alex in uno dei suoi incontri di animazione vocazionale nella parrocchia di S. Anna. La teologia della liberazione fu per me una folgorazione. Zanotelli non dava risposte ma poneva degli interrogativi. E il primo interrogativo con cui dovetti misurarmi fu il seguente: “Il potere è servizio. Ma servizio a favore di chi?”. Notti interminabili trascorse nella mia stanzetta con lui e qualche altro giovane che come me si sentiva prigioniero del “bozzolo”, di una struttura, di una società che aveva ben altri valori di quelli autenticamente cristiani. Estenuanti discussioni su come riuscire a far passare valori come giustizia sociale, solidarietà e non violenza nell’ambito antropologico, culturale, familiare, politico, economico. Ad interrogarsi se fosse possibile trovare un metodo cristiano per dissolvere i comportamenti sociali dei gruppi dominanti e orientare le azioni al servizio degli “ultimi”. Per aspetti diversi, ma complementari rispetto alle sollecitazioni di Scorrano, anche Padre Alex sottolineava la gioia della riscoperta dell’altro, l’importanza dell’incontro con chi è differente da te. Mi ha insegnato a vivere “la convivialità delle differenze”, come diceva Tonino Bello. Ripeteva: “Quando pretendiamo di possedere la verità e cediamo alla tentazione di parlare in nome dell’umanità, cadiamo nel totalitarismo e nell’esclusione. Io sono credente. Credo che c’è un Dio, ma non ho la pretesa di possederlo. Dio non si possiede. Non si possiede la verità e io ho bisogno della verità degli altri”. La morale allora potrebbe essere questa. Ci sono persone che incontri e ti cambiano la vita, ti fanno fare un passo. Sono delle persone alle quali non puoi che essere grato. Ogni volta che le ritrovi, questo incontro si rinnova, più bello di prima, più vero di prima. Non solo allora sei loro grato, ma continui a cercarle, perché per te sono dei punti fermi fra le onde del mare. Sono dei maestri. Scorrano e Zanotelli mi hanno rivelato tante cose quando era poco più di un adolescente. Sono passati trent’anni, ma i legami con loro si riannodano ogni volta che cerco di trasferire ciò che mi hanno insegnato alle mie figlie o ai giovani con i quali entro in contatto. Mi sembra di pagare un debito nei loro confronti. E mi sento straordinariamente in pace con il mio passato.

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