Archeologia a Ugento 2

Ecco il grande magazzino di Ozan

Continuano le scoperte in via Rovigo a Ugento. Ritorna alla luce l’antico abitato messapico. Un semi-interrato con funzioni do deposito, le cui dimensioni dovevano essere notevoli, a giudicare dalla ceramica che vi era conservata, parte della quale potrà essere interamente ricomposta. Ora si pensi ad un museo diffuso

Dopo la scoperta della tomba con il suo ricco corredo della fine del IV sec. a. C., sullo stesso tracciato di Via Rovigo, dal secondo saggio di scavo archeologico,emergono le fondazioni di una struttura architettonica dello stesso periodo, che lascia pensare a un complesso monumentale di notevole importanza, considerate le dimensioni dei due vani esplorati. Si susseguono entusiastiche, le dichiarazioni dei giovani archeologi ( Paolo Schiavano, Roberto Maruccia, Ria Doris), i quali, guidati dalla dott.ssa Daniela Tansella ( Soprintendenza Archeologica della Puglia ) e coadiuvati da altri studenti della Facoltà di Beni Culturali ( Fabio Rosafio,Alessandro Torsello, Francesca Muscella e Ilaria De Filippis ), possono continuare a lavorare con passione per lo stesso fine: ricostruire la storia della prestigiosa Ozan Quello che siamo riusciti ad indagare, seguendo la trincea dell’Italcogim per i lavori di metanizzazione, è solo una piccola parte, composta da due ambienti : tre filari di grandi blocchi di calcarenite nel primo e due nel secondo, un grande magazzino, come lasciano ipotizzare i numerosi frammenti di anfore commerciali. Insieme a vari resti di ceramica abbiamo ritrovato anche un frammento di macina in tufo. L’antico abitato messapico si espandeva quindi proprio dove oggi sorgono le case di via Rovigo, nella parte bassa dell’odierna Ugento. A tre voci, gli archeologi ugentini, sottolineano l’importanza della loro recente scoperta: l’adattamento dei piani della pavimentazione, differenti e sfalsati provocano una pendenza nella parte centrale che risulta concava e ricavata nel bolo. Una intelligente opera di ingegneria con la quale i nostri antenati sono riusciti ad ottenere un alzato maggiore, risparmiando sull’utilizzo di ulteriori blocchi monolitici.Insomma un semi-interrato con funzione di deposito, le cui dimensioni dovevano essere notevoli, a giudicare dalla ceramica che vi era conservata, parte della quale sarà stata frantumata in seguito al crollo. Dati archeologici che testimoniano la quotidianità e la vitalità dell’antica città fortificata da lunghe mura, tratti delle quali sono stati eretti nelle immediate vicinanze. Certamente a questo punto occorre intervenire con una maggiore valorizzazione.Un percorso già iniziato dall’assessore alla cultura Massimo Lecci, che ha sempre dato il suo appoggio e il suo incoraggiamento all’equipe di giovani ricercatori. Dopo i ritrovamenti di via Peri, all’ angolo tra due strade, e quelli della cisterna di via Marconi, è facile pensare alla realizzazione di un museo diffuso, soltanto con la semplice accortezza di opportune modifiche della circolazione automobilistica . La musealizzazione in loco, tramite fra il passato e oggi, porterà non solo a una diversa sensibilizzazione verso i beni culturali, ma ad un maggiore interesse da parte dei turisti, che potranno riscoprire l’archeologia nell’entroterra di un luogo dalle attrattive non solo balneari. Dopo il restauro della sede del museo civico, in fase di ristrutturazione, sarà infatti possibile esporre i reperti nel deposito locale. Diventa necessario quindi andare oltre le opportunità scaturite dallo scavo per le condutture del metano, per rendere più fruibile una città-parco archeologico. Poter rivivere spazi che ci riportano così indietro nel tempo, siano quelli di una ricca sepoltura messapica e di una monumentale struttura abitativa, o quelli che restituiscono fasi di storia romana nella parte più alta, oggi risulta per noi una vera e propria sfida, affermano all’unisono Paolo, Roberto e Doris, nonostante la difficoltà di farli coesistere in un contesto moderno, il cui stile di vita non sempre risulta conciliabile.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!