Cursi: il grido d’aiuto di una famiglia emarginata

Una madre ed una figlia che hanno lottato per tutta la vita contro la sofferenza

Esistono situazioni di miseria spesso così vicine a noi da non riuscire neppure a percepirle. Una famiglia di Cursi chiede aiuto per sconfiggere la sofferenza e per continuare a sopravvivere

di Aleksander Çulaj A poche decine di metri di distanza dal Comune di Cursi, vivono A. (la madre)e S. (sua figlia), emarginate da tutto e da tutti. Le due donne, ormai, non sono abituate soltanto alle sofferenze della vita quotidiana. I traumi psichici, i problemi economici e la sofferenza spirituale superano i limiti della tragedia. In questa famiglia, sono quasi sconosciuti i normali oggetti appartenenti al secolo in cui viviamo. La loro casa manifesta chiaramente la miseria della vita cui madre e figlia sono costrette. Tra i loro oggetti quotidiani, colpiscono innanzi tutto alcuni libri, molto amati da S., poche fotografie in salotto, un tavolo da pranzo, un armadio ed un letto. I loro introiti non permettono l’incremento degli oggetti di cui necessiterebbero. Le loro ricchezze più grandi sono le preghiere e la fede in Dio, un flusso ininterrotto di lacrime che sgorgano dal dolore, e ’altro. Il freddo e l’umidità, che attanagliano le pareti di pietra e fango, ci trasmettono l’impressione di una famiglia costretta a vivere in una nuova età della pietra. La superficie della casa non supera i quaranta metri quadri e l’importo dell’affitto, quei duecento euro mensili, non consente loro di andar via. La gran parte della casa non ha mai conosciuto mobilia e soffre di una relativa pulizia, dopo che, nel maggio scorso, l’Acquedotto Pugliese ha interrotto l’erogazione dell’acqua. Chiunque visiti per la prima volta queste donne e la loro abitazione, penserà certamente di aver compiuto un viaggio a ritroso nel tempo, anzi, un viaggio alla rovescia. In questa famiglia dimenticata dal Comune di Cursi, dalla Chiesa, dalla società civile e dagli Enti sociali, si possono trovare pochi oggetti appartenenti alla nostra epoca. Un armadio quasi vuoto, i diversi modelli e colori dei vestiti, acquistati da chi quei vestiti li ha già usati, ci ricordano inevitabilmente come sia la nostra vita a svolgersi al di fuori del tempo. In questa famiglia emarginata, il tempo e lo spazio non esistono. La disoccupazione è la causa di una povertà estrema, che spesso amplifica anche i problemi familiari più intimi. La signora A., già da tempo separata dal marito, ci rivela tra le lacrime come negli ultimi tempi abbia dovuto allontanarsi anche da una parte del suo cuore, suo figlio. Poi, la signora inizia a raccontare le difficoltà della sua vita. Ci spiega di essersi rivolta, in alcune occasioni, presso gli uffici del Comune cercando di ottenere un lavoro o una qualche forma di contributo sociale, ma fino ad oggi ha trovato solo il silenzio. Prosegue S., precisando le difficoltà affrontate nell’acquisto dei testi scolastici. La narrazione agghiacciante delle due anime ferite non ha fine e le lacrime versate sono una voce che chiede aiuto alla porta della nostra coscienza, sono un grido di dolore che non vuole solo attenzione, ma anche una reazione veloce, se vogliamo, se vogliamo veramente salvare due vite.

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