Tasse, stato e chiese: un raffronto

Italia. Paese laico?

Rocco Boccadamo riflette sul rapporto esistente, in Italia ed in altri Paesi, tra il pagamento delle tasse e la chiesa

Si assiste, ogni tanto, a discussioni e polemiche sul tema dei rapporti, soprattutto per i risvolti di natura economica e finanziaria, fra lo stato e le chiese, in particolar modo la chiesa cattolica. In tali occasioni, oltre ad invocare il primato della laicità della nostra nazione, non si manca di rilevare che i cittadini italiani, all’atto del versamento all’erario dell’IRPEF, possono scegliere di destinare l’otto per mille di tale imposta ad una delle chiese esistenti e riconosciute. Da noi, ovviamente, se non la totalità, la stragrande maggioranza dei contribuenti indica la chiesa cattolica. In proposito, sebbene venga anche fatto notare che in Italia pesa molto l’estrema vicinanza del Vaticano e del Papa, bisogna ammettere che, quanto a dazione di tributi a favore della chiesa o delle chiese, noi non siamo per niente i più gravati. Basta, infatti, ricordare che in Germania, le chiese possono imporre ai propri fedeli un tributo obbligatorio, anche del nove per cento (attenzione, non per mille) delle imposte versate all’erario – in ogni caso, in aggiunta alle medesime tasse – alla cui riscossione provvede lo stato. E’ vero che, probabilmente alla luce di ciò, nella vicina e importante nazione, è diffuso il fenomeno delle uscite di credenti dalle rispettive chiese, ma, di converso, non è dato di comprendere come mai il popolo tedesco, direttamente o attraverso i propri rappresentanti al Parlamento o al Governo, non si dia da fare per cambiare le leggi sulla materia. Mi piacerebbe leggere qualche commento al riguardo. Grazie. Rocco Boccadamo

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