Piero Montinari, la mosca bianca

Come è cambiata la Confindustria affidata ai giovani

Coadiuvato da un grande manager come Antonio Corvino, con il quale ha condiviso lo start up del mandato, in meno di due anni Piero Montinari ha consolidato il ruolo di Confindustria, restituendogli il ruolo di “sindacato degli imprenditori” ed una rinnovata autorevolezza nei processi di trasformazione del sistema economico-produttivo salentino

Piero Montinari, classe 1967, sposato, laurea in Scienze bancarie, è il più giovane presidente negli ottant’anni di storia dell’associazione degli industriali della provincia di Lecce. Una vera e propria mosca bianca nella gerontocrazia imperante in terra salentina. Oltre che imprenditore, è anche presidente di seconda generazione, essendo stato suo padre, il compianto Donato Montinari, alla guida degli industriali dal 1981 al 1987. Ma l’essere “figlio di” non gli ha impedito di affermare un suo stile peculiare sia alla guida delle sue aziende (“forse sono il meno edile tra gli edili”, ama dire di se stesso) che in Associazione. Coadiuvato da un grande manager come Antonio Corvino, con il quale ha condiviso lo start up del mandato, in meno di due anni ha consolidato il ruolo di Confindustria, restituendogli il ruolo di “sindacato degli imprenditori” ed una rinnovata autorevolezza nei processi di trasformazione del sistema economico-produttivo salentino. Prese di posizione anche molto forti hanno trovato sempre una corretta sponda mediatica, nonostante si intraveda una certa timidezza dell’uomo Montinari. Si sa che i giovani sono quelli più aperti al cambiamento, pronti a correre qualche rischio pur di innovare. E così il duo Corvino-Montinari si è posto l’obiettivo strategico di ingrossare le fila degli iscritti: essere di più per pesare di più. Si è fatto leva sulla vanità e individualismo esasperato dei nostri imprenditori, consentendo una proliferazione di sotto-sezioni, con relative nuove presidenze. E l’obiettivo è stato centrato. Poco importa se il sistema nazionale di Confindustria va verso una semplificazione (industria, terziario, …). Certo nel frattempo si è persa quell’atmosfera a metà tra Rotary e Lions che la vecchia Assindustria aveva gelosamente custodito fino alle recenti presidenze di Babbo e De Riccardis (con Vito Aprile direttore generale) L’augurio del Golem è che Montinari riesca a dare il massimo della capacità propositiva e progettuale perché gli industriali siano parte attiva nello sviluppo del territorio, ponendo al centro dell’azione la programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, senza però correre il rischio di prendere il piglio da politico, alla maniera di Montezemolo, che confonde democrazia con plutocrazia.

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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