Norman Mommens

Per anni protagonista di numerose iniziative a Masseria Spigolizzi

“Ciò che conta è la meraviglia – ha affermato Norman – la capacità di provare stupore di fronte al creato, alle opere d’arte, alla parola, a tutto ciò che ci emoziona e può renderci consapevoli di qualcosa che va oltre il contingente e l’immediato”

A voler ricordare le conversazioni con Norman Mommens e le sue verità, dette sempre nella maniera più semplice ed efficace, ci sarebbe da scrivere molto. C’era sempre qualcosa da apprendere, sia che si parlasse del mondo dell’arte e dell’immaginario o del processo creativo dell’artista, sia che si riflettesse insieme sul rapporto tra individuo e società o sulla difesa dell’equilibrio ambientale. Per non dire delle sue conoscenze di archeologia e del patrimonio artistico locale, delle tradizioni della civiltà contadina. Ogni volta rimaneva il desiderio di non perdere le sue intuizioni e di fermare in qualche modo le sue profonde considerazioni. A primo impatto colpiva subito per la sua sincerità e cordialità, poi per la sua coerenza nel far rientrare ogni esperienza mentale e sensoriale in una concezione della vita, salda e armonica. Frequentandolo, si faceva apprezzare per l’originalità del suo pensiero e per il piacere di scoprire insieme a lui aspetti sconosciuti della realtà storico-culturale del territorio salentino. Nei colloqui con Norman spesso si prendeva spunto da osservazioni critiche sulla concezione della vita e dell’arte espresse nei suoi scritti: all’inizio fascicoli in fotocopie che donava agli amici (Implicazioni simbiotiche dell’arte, Il giardino della spora quiescente, L’arcano scalpello, Mirto, Anatolì etc. ), poi articoli pubblicati su periodoci (I meloni traboccanti in “Progetto umanistico, n.4, La misura locale in “Annu novu, Salve vecchiu”, 1990, Analisi di un cambiamento in A Contrappunto, 1997), o libri e pubblicazioni stampati presso la Levante Arti Grafiche di Presicce (Anatoli, Remembering Man 1991, I leoni e lo scassamorello,1994, etc.). Così, discutere di creatività, di poesia o di recupero dei beni culturali e ambientali da salvare, ha significato realizzare con entusiasmo tante iniziative, tradurle in esperienza praticabile. Dalla attività di laboratorio didattico sull’uso della terracotta per alunni di scuola media, alla organizzazione delle sue mostre di scultura a Matera (Materia sorgente – Circolo “La scaletta”, 1989) e a Casarano (Costellazioni, terra e pietra – 1986; Crocevia – 1992, Palazzo D’Elia); dagli interventi per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su problematiche ecologiche, alla redazione di racconti, di fumetti, di numerosi fogli, disegni e manifesti, di performances, ecc. Con lo pseudonimo di Nimbo ha dato vita al fumetto della lucertola salentina “Coppula Tisa” che in seguito, grazie all’attività di amici ecologisti e del regista Edoardo Winspeare, diventerà un’associazione, finalizzata all’abbattimento del golem architettonico. Disegni e fumetti e altri suoi interventi (“Per la realizzazione di un vincolo idrogeologico”, “Quando un pomodoro non è un pomodoro”) sono stati raccolti nel numero di “A Contrappunto” del 2003. Da vero artista, ha messo in ogni iniziativa sempre la stessa forza creativa e la stessa intensità comunicativa, anche nei gesti più semplici e significativi, come ad esempio, nel dono di “scudi personali”, creati per gli amici. Già nei primi fascicoli corredati da disegni e immagini composte e fotocopiate per gli amici, lo scultore si sofferma sul significato delle sue produzioni artistiche, impegnandosi sempre più attivamente nella vita sociale. Affronta problematiche ambientaliste, partecipa a campagne di sensibilizzazione, realizzando testi e posters, allestimenti per feste locali, etc. Molto efficaci si rivelano alcune performances e i suoi numerosi interventi sulle emergenze ambientali, dal recupero dei centri storici alla tutela delle case a corte, dall’inquinamento della falda acquifera al disboscamento della macchia. Sempre sensibile alle richieste e alle proposte di promozione culturale, l’artista ha partecipato a varie iniziative dei paesi della provincia, mostre collettive, rassegne d’arte contemporanea, dibattiti di archeologia. Dopo il marmo greco e quello delle cave di Carrara, utilizza i materiali locali del Salento, dedicandosi anche alla pittura. Per i suoi angeli, immagini sublimate e rasserenanti di un episodio bellico vissuto tragicamente, si serve anche del legno d’albero d’olivo, di pino, di quercia, di pero selvatico. Ha tanto amato “la prua sacra del Salento”, che se ne è allontanato solo per la mostra del 1975 a Londra (Whitechapel Art Gallery), per quelle degli anni novanta a Cambridge (Broughton House) e in qualche rara occasione. A chi gli chiedeva la sua lista di dati accademici e di mostre, rispondeva: “Chi è assorbito dal suo lavoro dimentica il tempo…la creatività immaginativa è generata dall’attenzione all’immediato presente”.

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