Oronzo Limone, il potere di un rettore

Il capo di un’università deve essere e sembrare immacolato

Ai Rettori italiani si chiede non solo di essere trasparenti, equanimi ed illuminati, ma anche di apparire tali. Limone ha invece interpretato il ruolo da “politico”

Oronzo Limone detto Renzo è stato per quasi un decennio uno degli uomini più influenti del Salento. Come Rettore dell’Università, secondo molti osservatori neutrali, ha lavorato bene, governando con risolutezza e competenza la complessa macchina burocratica che è un Ateneo statale. Oggi che è indagato dalla Procura di Lecce per una serie di ipotesi di reato, i media lo hanno messo nel mirino, anche quelli che in passato non avevano mai avuto una sola parola di critica sul suo operato (cosa alquanto singolare visto il normale alto tasso di conflittualità che il suo ruolo comportava). Ma tant’è: il garantismo in Italia è un sentimento difficile da difendere, specialmente quando tutto intorno fioccano prescrizioni e indulti. Renzo Limone non è ancora stato rinviato a giudizio, ma un giudizio morale lo si può comunque esprimere. Non tanto sui pittoreschi presunti abusi con champagne ed elettrodomestici, quanto per come ha interpretato in questi anni la carica di Magnifico Rettore. Questo vetusto titolo onorifico vuole evidenziare il ruolo, per la collettività dei cittadini, di autorevole faro morale di un professore universitario che, attraverso un processo democratico, si pone alla guida di una comunità numerosa di docenti, studenti, lavoratori, operatori culturali. Un organo monocratico dal potere stupefacente, il Rettore: enormi risorse finanziarie da gestire con un’autonomia sconosciuta, ad esempio, ad un Sindaco, costretto a confrontarsi con la sua Giunta e con i partiti dentro e fuori il Consiglio comunale. Per questo ai Rettori italiani si chiede non solo di essere trasparenti, equanimi ed illuminati, ma anche di apparire tali. Limone ha invece interpretato il ruolo da “politico”: socialdemocratico da sempre, ha saputo all’occorrenza mostrarsi vicino alla destra e alla sinistra a seconda dei tempi, tanto che era stata ventilata una sua candidatura in un collegio senatoriale, prima dell’ultima modifica della legge elettorale. Per vincere le sue due campagne elettorali ha stretto alleanze con pochi influenti professori, puntando molto sull’appoggio degli studenti e del personale Ato (categorie gratificabili con minore sforzo). Ottimo manager, non ha però saputo resistere alle tentazioni dello spoil system, puntando su uomini di sua fiducia (specialmente in funzioni chiave come la Comunicazione) e applicando nei Dipartimenti la legge del “chi vince prende tutto”: basta guardare al ridimensionamento del ruolo dell’ISUFI, creatura dell’ex Rettore Gino Rizzo. Con la trasformazione dell’Ateneo leccese in Università del Grande Salento, puntava a un terzo mandato consecutivo. E forse sarebbe stato troppo. L’augurio del Golem è che le migliaia di ventenni che affollano le aule universitarie con poche certezze sul futuro e le decine di bravi ricercatori che lavorano con difficoltà pratiche di ogni genere trovino nel nuovo Rettore quella guida morale, che forse ad oggi è mancata, in grado di affrontare e risolvere i loro problemi.

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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