Da Casarano al giardino delle grandi pietre

Una breve escursione megalitica

Alla ricerca di dolmen e menhir, nelle vicinanze di Casarano

// Prima tappa Si parte alla ricerca dei megaliti più vicini a Casarano, animati dal desiderio di vedere dal vivo le tavole di pietra, misteriose strutture con funzioni legate ad arcaici culti che risalgono all’età del bronzo (II millennio a. C.) Prima destinazione: dolmen d’Ospina. Partendo da Racale occorre oltrepassare i grandi campi di pomodori essiccati,che attraggono la vista con il loro rosso vivo, una distesa dopo l’altra, attraversare infine un terreno agricolo, per potercisi avvicinare. Più facile arrivarci dalla litoranea ionica, la Taviano-Mancaversa. Prendendo come riferimento il profilo perfetto e squadrato della torre della masseria d’Ospina, munita di caditoie, scopriamo finalmente ai suoi piedi, ai confini del recinto, i grandi massi rocciosi che costituivano per tre lati il dolmen e le pietre sovrapposte del quarto lato.Una lastra è crollata al suo interno, ma la struttura pur alterata, conserva il suo fascino.Che cosa avrà spinto ad abbatterlo? Forse, come già ipotizzato, la ricerca della cosiddetta “acchiatura”? Diamo uno sguardo ai dintorni per verificare le trasformazioni di un paesaggio che ha origini megalitiche! Nelle vicinanze, più in alto, si vede il villaggio di Castelforte con il suo menhir infisso verticalmente, e non lontano l’alto cumulo di pietre della specchia. Ci accontentiamo di aver potuto ammirare l’imponente e arcaico dolmen, peccato però per la incresciosa situazione di degrado! // Seconda tappa Dal versante ionico spostiamoci verso Maglie. Prima di perderci nella campagna, questa volta, costeggiamo Villa Tamburino, fino alla circonvallazione. Ed ecco il dolmen Specchia, (un km a nord di Maglie) a ridosso di un muro di recinzione, sulla roccia affiorante. Sul grande lastrone di copertura dalla forma pressoché circolare si nota una cavità, la “coppa”. La struttura alta circa un metro dal suolo è costituita da blocchi monolitici e pietre sovrapposte.Lo sfondo del muretto che delimita la villa, recentemente costruita, ne altera purtroppo il contesto originario. La ricerca degli altri dolmen segnalati nella zona risulta faticosa , nonostante la consultazione delle guide illustrate.Conviene proseguire sulla vicina statale 16, per raggiungere Corigliano d’Otranto Appena entrati a sud-est di Corigliano, percorrere a piedi una strada rurale fino all’incrocio della fabbrica di estrazione di pietra leccese, un punto di riferimento che, se individuato all’inizio, può far evitare perlustrazioni in lungo e in largo, e facilitarne la ricerca. Attraggono le testimonianze di architettura rurale, qui particolarmente interessanti (strutture tronco-piramidali e tronco-coniche, pile, abbeveratoi, etc),un altro ammirevole muretto a secco, oltre il quale si trovano ben due dolmen, uno dei quali “a galleria”, tra campi di tabacco e girasoli. // Terza tappa Procediamo ancora più a est, oltre Maglie, verso l’entroterra idruntino, lungo la cui fascia orientale è concentrata la maggior parte dei dolmen della penisola. Nelle campagne tra Giurdignano, Giuggianello e Minervino si conservano le testimonianze del l’area più fitta. Giurdignano in particolare, distante pochi chilometri dalla costa adriatica, è stato per questo denominato “giardino megalitico d’Europa”. Vogliamo constatarlo di persona. Appena arrivati in zona Quattromacine, ci sorprende la visione surreale di enormi blocchi litici (di lava) sovrapposti quasi a strati, vicino ai quali si staglia imponente sul banco roccioso il dolmen Stabile. Certamente tra i più suggestivi, considerato uno dei più belli già da Cosimo De Giorgi che alla fine dell’Ottocento ne realizzava i primi censimenti . La lastra rettangolare di copertura poggiante su blocchi monolitici si presenta forata e con un solco inciso. Volendo cogliere l’occasione, conviene continuare per il dolmen Grassi, che si trova, tra Giurdignano e Minervino. Attraversato l’uliveto del fondo omonimo siamo di fronte ad un’altra straordinaria testimonianza della civiltà megalitica composta da due alloggiamenti che si ritiene facessero parte di un dolmen del tipo a galleria, in seguito smembrato. Una rapida degustazione di more selvatiche del luogo, e poi si riprende la strada per Minervino-Uggiano. Questa volta è finalmente la segnaletica stradale ad indicarci il dolmen “Scusi”, il primo censito nel Salento (1867). La sua denominazione, secondo un’ipotesi etimologica, deriverebbe da “scundere”. Le dimensioni ridotte (non più di un metro da terra), e la tecnica mista (monoliti e pietre sovrapposte verticalmente), caratteristiche ormai divenute familiari, portano col pensiero fino all’isola di Malta dove si ritrova la stessa tipologia di megaliti. Alla loro millenaria ombra concludiamo il nostro viaggio tra le grandi pietre, escludendo per il momento quelle diffuse più a nord della penisola salentina.

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