Cavalleria e religione io canto

I restauri della cripta di Ugento ne ricostruiscono l’antica storia

Restaurata a luglio del 2005, la cripta del Crocefisso di Ugento è nuovamente aperta al pubblico, ma restano da sciogliere misteri iconografici

Gli scavi del luglio 2005 hanno portato alla scoperta di otto tombe risalenti al periodo alto-medioevale nel sotterraneo della zona ad ovest, che era quello della originaria entrata. Gli affreschi che decorano l’interno si possono oggi ammirare in tutta la loro qualità pittorica, arricchiti da inedite integrazioni iconografiche, come quelle relative alle tre figure di committenti-oranti. Viene così ulteriormente avvalorata la tesi, da tempo sostenuta dalla prof.ssa Falla-Castelfranchi (Università del Salento), della funzione votiva e devozionale, nonché sepolcrale, delle cripte salentine. Anche la documentazione archivistica, sebbene molto tarda, a partire dal XVII secolo conferma l’uso privato della cripta. Del tutto nuova è l’acquisizione della figura del san Michele con donatrice inginocchiata in baso, un pannello riemerso accanto alla Vergine dell’Annunciazione, l’unico episodio cristologico presente negli ipogei sacri. L’arcangelo Michele, lacunoso nella parte del volto e della spalla, è contornato da una cornice color ocra, come le altre imponenti figure sacre, che costituiscono vere e proprie icone : S.Nicola, la Vergine col Bambino. Quest’ultima iconografia ritorna per ben tre volte, essendo ripetuta anche nell’immagine della Madonna che regge in mano un giglio, risalente al periodo angioino (XIII sec.).Con il restauro, sono venute alla luce inoltre dettagli interessanti che confermano l’influenza della cultura bizantina,come il cartiglio con iscrizione in greco. Non mancano infine motivi decorativi di tipo floreale o a reticolato che si aggiungono alla straordinaria scenografia dell’insieme. La volta risplende nella originalità delle sue pitture. I soffitti dipinti, sono, tra l’altro, assai rari, se si escludono quelli della cripta di Mottola (Taranto).Fantasiosi e bizzarri sono i motivi astrali delle numerose stelle e quelli vegetali, accanto alle raffigurazioni di animali con testa umana (detti grilli). Incerta però rimane a tutt’oggi l’identificazione iconografica della grande quantità di scudi crociati di rosso e di nero, per l’esattezza 37 e 18, poiché diverse le ipotesi avanzate dagli esperti. Proprio il soffitto costituisce un vero e proprio caso di studio. Si tratta di “segni” di appartenenza ad importanti ordini monastico-cavallereschi, si sostiene da tempo; ci sarebbe comunque un dilemma da risolvere . Se gli scudi crociati di rosso rinvierebbero ai Templari, quelli nero-crociati apparterrebbero ai Teutoni, i quali nel XV secolo, come risulta da un documento del 1467, erano in possesso della Chiesa di S.M. Alemanna, tra i beni del territorio di Ugento. La disomogeneità stilistica tra i segni araldici e il resto del soffitto accrescerebbe il dubbio – secondo il prof.Cardini (Univ. di Firenze)- sulla datazione. Non è da escludere un’ allusione generica al rapporto tra fede e cavalleria, come in altri luoghi sacri, attraverso il simbolo dello scudo crociato, il cui colore può essere, tra l’altro, ridipinto e sovrapposto.Altro interrogativo è l’ unicum iconografico del pendente all’orecchio del Bambino. Fa parte dello stesso complesso monumentale inoltre la vicina chiesa della Madonna di Costantinopoli.La cappella, rimessa a nuovo, oltre alle immagini sacre che ne ricoprono interamente le pareti, si distingue per la decorazione della volta a botte, dipinta a cassettoni dai cui riquadri si affacciano teste di angioletti. Gli altri locali dell’edificio sono funzionali ad attività culturali, come il vano al piano terra, dove è esposto il calco di uno scheletro di 2.300 anni fa ritrovato in una posizione non rituale, con le mani dietro la schiena. Una eccezionale scoperta effettuata nel marzo del 2004.

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