Stop all’impianto dannoso all’ambiente

La soddisfazione di Poli Bortone

Il Tar ha respinto ieri il ricorso della Lng per il rigassificatore di Brindisi. Il Comune di Lecce è intervenuto nel giudizio “ad opponendum”

Con sentenza depositata ieri, il Tribunale Amministrativo Regionale (sezione di Lecce), ha respinto il ricorso della Brindisi Lng s.p.a. (del 22 luglio 2005) per l’anamento della nota della Capitaneria di Porto di Brindisi del 14 luglio 2005 (e di ogni altro atto e provvedimento presupposto, connesso e consequenziale) con cui si dispone di rigettare l’istanza volta ad ottenere l’interdizione della navigazione nello specchio acqueo in concessione, ai fini della realizzazione di un terrapieno per la costruzione dell’impianto di rigassificazione in zona Capo Bianco. Nel giudizio, tra gli altri, è intervenuto “ad opponendum” il Comune di Lecce. Sulla base della nota della Capitaneria di Porto (e degli altri atti) si è ritenuto che la Brindisi Lng s.p.a. non avesse alcun titolo per iniziare i lavori diretti alla realizzazione del rigassificatore. E la decisione odierna del Tar prende spunto proprio dai contenuti di questi atti e dalle argomentazioni relative alla necessità che il soggetto proponente avesse dovuto presentare, oltre al progetto preliminare, anche uno studio di impatto ambientale e che il giudizio di valutazione di impatto ambientale ottenuto (Via), fortemente semplificato rispetto alle normali procedure, non deve contrastare con le direttive comunitarie (che, tra le altre cose, impongono la consultazione delle popolazioni interessate in caso di progetti relativi a nuovi stabilimenti a rischio di incidenti). Inoltre, secondo la motivazione del giudice amministrativo, l’intervento appare di rilevante impatto ambientale in un’area già dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale. Il progetto preliminare, infine, ha un valore relativo, indeterminato e “di massima”. “Ho letto con particolare attenzione la motivazione della sentenza – ha commentato Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce – con la quale il Tar ha approfondito tutta la vicenda relativa all’autorizzazione ministeriale rilasciata nel 2003 individuando vizi e discrasie ed evidenziando il fatto di aver dato il via libera ad un impianto di notevolissimo impatto ambientale con una localizzazione ad alto rischio, senza il coinvolgimento delle popolazioni locali, incidendo peraltro negativamente sulle prospettive di sviluppo turistico”. “Basti pensare – ha rilevato Pietro Quinto, l’avvocato che ha rappresentato e difeso il Comune di Lecce nel giudizio – che il progetto include il completo asservimento del Porto di Brindisi con la movimentazione di otto miliardi di metri cubi di metano all’anno. Tutto ciò senza alcuna garanzia per l’omessa acquisizione di una adeguata valutazione di impatto ambientale, ma soprattutto senza la necessaria consultazione popolare. Esprimo l’auspicio che il Ministero voglia recepire il formale invito del giudice amministrativo (la cui decisione è la prima sulla questione) ed esercitare il potere di anamento in autotutela del decreto ministeriale del 2003”.

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