Antonio Matarrese, il vecchio che avanza

 

Ricordate? Sembrava che il calcio andasse rifondato a fondo e per un attimo, ma solo un attimo, abbiamo anche creduto che ciò potesse accadere

Che c’entra il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese con il numero del Tacco dedicato alle donne, lo scopriremo dopo. Da fanatico del calcio, il Golem ha già proposto il suo sfogo per il decadimento dello sport nazionale (cfr Golem su Z.Zeman e P.Corvino) ma dopo le tragiche morti di un dirigente pestato in un campetto di dilettanti e di un poliziotto nella guerriglia di Catania, capita agli animi sensibili di sentirsi inariditi e deprivati di ogni interesse per l’antica passione. E allora scatta naturale la ricerca del colpevole, il simbolo del male assoluto. Ed ecco spuntare Matarrese che all’indomani del blocco per lutto dei campionati dichiara a Radio Capital: “I morti? Parte del sistema”. Alla bufera di polemiche che ne derivano, il nostro oppone una difesa sconcertante: “Dimettermi? Non ci penso nemmeno. Il calcio ha bisogno di me” e poi, come da copione si rimangia tutto: “Mi avete interpretato male”. Peccato che già dodici anni fa, all’indomani dell’accoltellamento mortale del tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo, fece dichiarazioni simili. Deputato democristiano per cinque legislature, Matarrese è l’esponente di punta di un clan barese (originario di Andria) che annovera un fratello vescovo, uno presidente del Bari calcio, un presidente degli industriali e un celebre progettista. Tra i meriti del clan la costruzione dei grattacieli di Punta Perotti. Eppure Tonino è rimasto in sella, inanellando figuracce e acuendo l’atteggiamento da dittatorello del pallone. Nell’immediato post-calciopoli, i litigiosi club italiani trovano l’unità nello spregiudicato Matarrese, il quale li ripaga con un’abile opera di restaurazione e rapida normalizzazione del sistema. Che lezione di sopravvivenza! Questo calcio sembra il simbolo dello strapotere maschile che si arrocca sulle sue posizioni, difendendo le prime linee e negando ogni autocritica. Ricordate? Sembrava che il calcio andasse rifondato e per un attimo, ma solo un attimo, ci abbiamo anche creduto che potesse accadere. L’augurio del Golem è che il recente, timido, interesse delle donne verso il pallone, si trasformi in uno Tzunami che invada gli stadi di bambini e famiglie. Ma finché il calcio rimarrà così “maschile”, militarmente arrogante, aggressivo, corrotto, non ci crediamo molto. Neanche per un attimo.

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Info sull'autore

Mario Maffei

Giornalista professionista, laurea in Bocconi, esperto di divulgazione scientifica. Un'unica grave perversione: la politica

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