Passo di donna

Quale politica per le donne nella grande Lecce

Le donne candidate con Rotundo non sono state chiamate all’ultimo momento per tingere di rosa la lista, ma provengono da differenti percorsi e hanno raggiunto una visibilità nel territorio legata alle funzioni politiche e lavorative che ricoprono

di Paola Martino* Ritengo che le elezioni amministrative della città di Lecce, che si svolgeranno il prossimo 26 e 27 maggio, si caratterizzano per due grandi novità. In primo luogo il fatto che per la prima volta tra le fila dei candidati ci siano già un consistente numero di donne, che non sono state chiamate all’ultimo minuto per “tingere di rosa” la lista, ma provengono da differenti percorsi e hanno raggiunto una visibilità nel territorio legata alle funzioni politiche e lavorative che ricoprono. In secondo luogo per il fatto che il candidato sindaco del centrosinistra, Antonio Rotundo, non sia stato “imposto” da alchimie politiche, ma che sia stato scelto dai cittadini attraverso il democratico strumento delle primarie. Si tratta di due novità molto importanti che potrebbero rappresentare il vero valore aggiunto di questa campagna elettorale e portare alla vittoria del centrosinistra. Per la prima volta nella storia delle città di Lecce ci potrebbero essere più donne nel consiglio e nella giunta comunale. Infatti, la presenza di più donne nei luoghi decisionali della politica, oltre che essere un dovere democratico, moderno ed europeo, si può tradurre in maggiori e migliori iniziative a favore non solo delle stesse donne, ma anche della società in generale. Uno “sguardo di genere” sull’amministrazione della città, inteso come punto di vista femminile su tutte le politiche (sociali, urbanistiche, economiche, edilizie, scolastiche, di bilancio, ecc.) permetterebbe di operare scelte concrete ed efficaci, in quanto le donne portano alla politica le loro capacità trasversali di concretezza, di relazione, di mediazione e gestione dei conflitti. La maggiore concretezza che può introdurre la presenza delle donne, la scelta di mettere al centro i reali bisogni delle persone ad iniziare dai più deboli, donne, anziani, bambini e diversamente abili aiuterebbe anche la politica ad avere tempi e modi di realizzazione più umani e più accessibili a tutti e raggiungerebbe il risultato di riavvicinare le istituzioni ai cittadini. La politica nella città di Lecce deve ripartire dalle periferie e da chi è più debole. Deve dare voce a chi finora non l’ha avuta e deve garantire scelte che portino alla crescita e allo sviluppo di una Lecce democratica, solidale, accogliente, creativa, innovativa e soprattutto ad una Lecce dei cittadini. *Coordinatrice provinciale delle donne Ds e candidata alle elezioni amministrative nella lista dell’Ulivo

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