Povera lupa

Lecce: vita senza qualità

L'affresco, a tinte fosche, che è venuto fuori dall'analisi della città di Lecce secondo alcuni dei 36 parametri utilizzati dal Sole 24 ore per le sue classifiche sulla qualità della vita. L'aria che si respira, il verde pubblico, i servizi alla persona e per il tempo libero

Di Cesare Mazzotta, Flavia Serravezza Che cosa fa di una città bella una città bella per viverci? Ce lo siamo chiesto a lungo, pensando a Lecce, perché Lecce in alcuni scorci è bella da mozzare il fiato. Sono sotto gli occhi di tutti gli sforzi che l’Amministrazione comunale guidata dalla Giunta Poli ha compiuto in due legislature per la riqualifica del Centro storico prima, attuando il progetto Urban del compianto sindaco Salvemini, utilizzando bene i finanziamenti messi a disposizione dall’Unione europea poi (Misura 5.1), per recuperare le zone a ridosso del Centro (viale degli studenti, aiuole, il complesso delle Officine Cantelmo). Encomiabile. Soddisfatti i proprietari di immobili del centro, che hanno visto schizzare alle stelle il valore delle case e di conseguenza degli affitti perché Lecce è diventata in pochi anni la città con il mercato immobiliare più vivace del Mezzogiorno (fonte: Rur-Censis). Alimentato dai 27mila studenti universitari che animano non solo la città ma l’intero Salento, essendo l’Università l’azienda più grande del territorio per numero di addetti. Un mercato altrettanto vivace però è quello in nero, perché i seimila studenti fuori sede pompano all’economia cittadina, secondo una stima dell’Udu (Unione degli universitari), circa nove milioni di euro l’anno. Puliti puliti. E’ altra faccia della stessa medaglia, quella dello sbandierato progresso economico che fa dei leccesi i più ricchi di Puglia. Lecce però è anche la città con il maggior numero di disoccupati nel Salento, segno che questi capitali, alla fin fine, sono concentrati nelle mani di pochi. Di pochi poteri forti. Per un “ricco” Lecce è anche bella da viverci. Perché si vive in centro, non si ha bisogno dei servizi sociali, non si usano i mezzi pubblici e per il verde e l’aria pulita, beh, per il verde si fa prima ad andare a Cortina. Ma la vita, la vita vera per le persone “normali” a Lecce, come è? E’ di qualità? Per darci una traccia, un metodo, abbiamo guardato ai parametri utilizzati dal Sole 24 ore e da Legambiente per stilare la classifica 2007 della qualità della vita e degli ecosistemi urbani dove Lecce e i ricchi leccesi, dal 24° posto che occupavano per ricchezza, slittano al 72° posto su 103 città italiane, perdendo ben 13 posizioni rispetto al 2006. Se poi si guarda alla classifica della qualità della vita per province (non per città), vediamo che la provincia di Lecce nell’ultimo anno ha scalato cinque posizioni (dal 95° posto su 103 al 90°). E siccome Lecce ne ha perse 13, chi traina la sfida del viver bene nel Salento non è certo il capoluogo, ma la provincia. Evidente. Allora qualcosa non quadra. Tutta questa bellezza e questa ricchezza, come si riversa sulla vita dei cittadini? La toccano con mano, se ne servono, o stanno alla finestra a guardare il banchetto imbandito? Dei 36 parametri utilizzati dal Sole 24 ore per stilare le famigerate classifiche (rinnegate se negative, appuntate sul bavero se positive) ne abbiamo scelti alcuni che, secondo noi, fanno di una città bella anche una città bella da viverci. Di una città elegante, una città civile. Siamo partiti da parametri che dovrebbero essere positivi, sempre. L’aria che si respira, il verde pubblico, i servizi alla persona e per il tempo libero. L’affresco che ne è venuto fuori è a tinte cupe. E le classifiche non c’entrano.

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