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Viaggio virtuale nella chiesetta

Per poter conoscere ed apprezzare meglio un episodio, sia pur minore, della cultura artistica del nostro territorio, sarebbe necessario un intervento di restauro e di conservazione dei manufatti collegati alla chiesa di Sant’Elia, nella omonima contrada di Casarano

La chiesa di Sant’Elia, situata nell’omonima contrada a Casarano, custodisce al suo interno affreschi del XVI-XVII sec. in cattivo stato di conservazione. Di particolare interesse risulta l’immagine del santo vescovo affrescata all’interno di una nicchia di poco rientrante nella parete laterale che probabilmente sovrastava l’altare minore, nei documenti dichiarato “interdetto”. Si tratta di un dipinto murale da attribuire al tardo XVI sec. che rinvia alle origini greche: l’impaginazione è infatti quella della “icona agiografica”, con scene della vita del santo disposte ai lati, purtroppo qui leggibili solo in due dei quattro riquadri orizzontali della cornice superiore, essendo le rimanenti ormai rovinate dalle infiltrazioni di umidità. Fuori dall’abitato fino a qualche decennio fa, prima che venisse inclusa in un parco di proprietà privata, la modesta costruzione ad aula unica presenta due ingressi ed è sormontata da un campanile a vela. Ad essa contigui e addossati sono i locali del frate eremita, in seguito adibiti a deposito agricolo. La cappella era collegata al santuario della “Madonna della Campana”, anch’essa sede eremitica, sulla sommità della serra. Sulla parete perimetrale sinistra sono visibili i resti della scena di una “Natività” sulla quale è incisa una iscrizione in greco. Ancora alle origini greche rinvia il grande pannello del santo vescovo benedicente con mitria e pastorale. Il dipinto probabilmente tardo-cinquecentesco conserva l’impaginazione tipica della icona agiografica con scene della vita del santo disposte ai lati, un genere evidentemente ancora attestato in epoca post-bizantina. Pur se degradato, al di là della resa stilistica, l’affresco è da apprezzare proprio per la sua struttura compositiva: una cornice di carattere narrativo che, risalendo a canoni stilistici di provenienza orientale, conferma per l’età moderna la persistenza di una tradizione pittorica di origine bizantina. La figura benedicente, dall’atteggiamento severo, si staglia imponente e statica su uno sfondo paesistico. In basso, a sinistra, compare la scena in cui un cavaliere su bianco quadrupede dai finimenti ben disegnati, si rivolge verso un uomo ignudo che ha le braccia tese nel gesto di ricevere qualcosa. Si tratta del celebre episodio in cui S. Martino sta per dividere in due parti con una spada il mantello da donare al povero. Le sequenze narrative della cornice dove, tra l’altro, si riconosce la figura di un monaco con bastone da pellegrino sullo sfondo di stilizzati elementi vegetali, sono purtroppo leggibili solo in parte. Sull’altare campeggia, al di sopra dell’immagine di Sant’Elia, una Vergine incoronata, dalla pelle bruna che abbraccia il Bambino, accanto alla quale è rappresentata una scena relativa alla vita del santo nel deserto. Questa raffigurazione, insieme con quella del rapimento sul carro trainato da due cavalli su lingue di fuoco, scolpito nell’araldica dello stemma in carparo di Palazzo D’Elia, è tra le più significative della sua iconografia tradizionale. Al fine di una migliore conoscenza di un episodio, sia pur minore, della cultura artistica del nostro territorio, appare consigliabile programmare un intervento di restauro e di conservazione di questi manufatti.

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