Stefàno, Ria e Russo: che sguardi

 

Sguardi torvi, sguardi persi, sguardi sfuggenti all’indomani dell’atto di accusa fratricida di cinque consiglieri regionali del partito di Rutelli (tra cui Dario Stefàno), contro i due assessori di riferimento (tra cui Enzo Russo)

Non c’era aria di festa nell’assemblea provinciale della Margherita (18 gennaio scorso Hotel Tiziano). Sguardi torvi, sguardi persi, sguardi sfuggenti all’indomani dell’atto di accusa fratricida di cinque consiglieri regionali del partito di Rutelli (tra cui Dario Stefàno), contro i due assessori di riferimento (tra cui Enzo Russo). In mezzo un imbarazzato Lorenzo Ria, chiamato ad esercitare la sua leadership per ripianare un conflitto con un amaro retrogusto di Prima Repubblica. Non servono tante parole per fotografare la crisi della Margherita pugliese (e salentina in particolare). Il fermo immagine di Andrea Bruno dice più di mille pastoni di politica. Scrivono i ribelli nella richiesta di dimissioni: “I sottoscritti consiglieri regionali, che rappresentano la maggioranza del gruppo consiliare della Margherita, trascorso un anno e mezzo di inutili tentativi volti a costruire un proficuo rapporto tra tutto il gruppo ed i rappresentanti nel governo regionale (gli assessori Minervini e Russo), dichiarano che è venuto definitivamente meno il apporto di fiducia”. Alla richiesta di dimissioni risponde a muso duro, difendendo i “suoi” assessori, il presidente Vendola, il quale non può tollerare le fibrillazioni degli esclusi dalla Giunta. L’opposizione gongola dichiarando di fatto aperta la crisi politica e qualche malizioso propone che i due contendenti (più Ria) si candidino tutti insieme appassionatamente alle comunali di Lecce. L’augurio del Golem è che la politica si liberi presto dall’ipocrisia del linguaggio: chi ci spiega che significa “inutili tentativi volti a costruire un proficuo rapporto…”?

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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