L’orrore a Sannicola

I carabinieri indagano sulle violenze ai danni di un bimbo

A soli quattro anni era costretto a subire le violenze più atroci. Colpevole il compagno della madre. E forse la madre stessa. Ora è ricoverato presso l’ospedale di Gallipoli dove i medici cercano di restituirgli il sorriso

E’ una storia che fa venire i brividi. Preferiremmo non pensarci. Eppure è accaduta, a Sannicola. Venuta alla luce la settimana scorsa, si protraeva da circa due mesi. Un bambino di appena quattro anni e mezzo era costretto a subire le torture più inaudite da parte del convivente della madre. Flessioni fino allo sfinimento, cantilene denigratorie nei suoi stessi confronti, e poi la costrizione a strapparsi i capelli fino a martoriarsi il cuoio capelluto, a lucidare la moto, a lavare i piatti. La mancata ubbidienza comportava frustate alla schiena con la cintura dei pantaloni o bastonate alle ginocchia con la mazza da baseball. Ma quello che più ha sconvolto le autorità è che al bimbo di soli quattro anni e mezzo venivano versate per tutto il fragile corpo scodelle di acqua bollente, così bollente da provocare ustioni di terzo e quarto grado. Grazie all’intervento dei carabinieri, aiutati da una soffiata di una persona vicina alla famiglia, queste torture sembrano cessate: infatti il piccolo è stato preso in cura dai medici dell’ospedale di Gallipoli, anche loro sconcertati da quello che hanno potuto verificare, dalle bruciature e dagli abusi sessuali immediatamente visibili. Durante il sopraluogo eseguito nell’abitazione dei due conviventi, la madre del bimbo e un 27enne, i carabinieri della stazione di Sannicola hanno rilevato anche macchie di sangue sul materasso e sulla tenda, oltre alla cintura del patrigno; altre prove sono invece saltate fuori a carico della madre durante l’interrogatorio da parte dell’ordine all’uomo. Le accuse a carico dei conviventi sono di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e continuate in concorso, violenza sessuale su minori.

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