Chi ruba in una redazione povera

L’intervento di Sergio Blasi sui nuovi atti vandalici ai danni del Tacco

“Non sottovalutiamo ciò che è accaduto e anzi chiediamoci qual è la ricchezza di idee di cui i malviventi vogliono appropriarsi”. Sono parole di Sergio Blasi, segretario provinciale Ds, che richiama l’attenzione del prefetto Gianfranco Casilli, perché faccia luce sui veri motivi di quella che definisce una tentata manipolazione dell’informazione giornalistica

di Sergio Blasi* Non si può eliminare da una società la conflittualità perché è il sale della democrazia. Il punto è che questa conflittualità vada esercitata nelle sedi e con le giuste modalità, rispettando sempre il principio di legalità”. Sono le parole del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, all’indomani dell’arresto di quindici brigatisti rossi. Poiché penso che le parole sono importanti, democrazia e libertà sono importantissime, e vanno difese con fermezza da attacchi di violenza ideologica, quali quelli delle Br. Penso anche che gli attacchi terroristici subiti per l’ennesima volta dal mensile “Tacco d’Italia” siano stati sottovalutati, soprattutto dalla stampa locale. Ci troviamo, infatti, di fronte al rischio che il giornalismo di denuncia, sia esso di una testata nazionale piuttosto che di un giornale di provincia, rischia di essere manipolato da atti di intimidazione vera e propria. Quello che è accaduto non è ascrivibile alla mera cronaca nera. L’azione, più volte ripetuta, di introdursi nella sede della redazione di Casarano non è certo paragonabile al furto dell’incasso di una pizzeria. La redazione di un piccolo ma coraggioso mensile del Basso Salento non è ricca, di conseguenza i ladri in azione non miravano a ricavare soldi dalla vendita di oggetti preziosi. I cinque malviventi, di cui due minorenni, fermati domenica notte mentre tentavano il secondo assalto, sono stati probabilmente assoldati per distruggere o rubare ciò che è prezioso per una redazione giornalistica: la memoria dei computer. È talmente evidente questa ipotesi che il computer rubato nell’ultima incursione di dicembre è stato fatto trovare nei pressi della redazione. Era un computer nuovissimo, dell’ultima generazione, quindi di un certo valore economico, ma non era appetibile perché la sua memoria non conteneva quasi a. Vorrei, quindi, ancora una volta richiamare l’attenzione del Prefetto Casilli sui fatti che hanno interessato il “Tacco d’Italia”. Poiché, in un territorio che vanta la più alta concentrazione di organi d’informazione (5 Tv e altrettante testate giornalistiche), è preoccupante che sia un mensile di Provincia a subire simili attacchi. Sarebbe opportuno chiedersi qual’è la ricchezza di idee di cui i malviventi vogliono appropriarsi. Quale inchiesta, portata avanti dalla direttrice Marilù Mastrogiovanni e i suoi redattori, può dare così fastidio? *segretario Provinciale Ds

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