L’Artista Serve

La politica, la poesia e l’arte in una lettera del Fondo Verri

C’è un odore intorno insopportabile e le parole sempre più logore, consumate dal troppo ripeterle. C’è bisogno di rieducare alla vita, di trovare un senso ad un cieco ‘vitalismo’ che sembra assediare l’uomo, preso nella morsa del produrre-consumare, che svuota ogni pausa, ogni possibile rallentamento, ogni doverosa rinuncia

Credo sia sempre opportuno calibrare il passo, valutare l’opportunità delle idee, il loro peso, il loro valore nella pratica. La poesia è il metro. Le parole po-etiche sono la leva di un dichiarare che rende manifesta una necessità. Un bisogno mischiato al desiderio è sempre motore di bellezza. Pensate se ogni politico avesse la determinazione dell’artista nel suo servire all’altro (!). Io credo che l’artista ‘serve’, sia ‘servitore’, al servizio! Del suo bisogno-desiderio d’espressione e del bisogno-desiderio della comunità di accogliere i linguaggi e le novità, di contemplare il passato e di trovare soluzioni ai cambiamenti che la vita porta, di poter riflettere sul suo senso, sulle possibilità e di avere malinconia, senso della mancanza e gioia nel trovare. L’artista serve oggi più che mai, è da qui che può partire un riscatto. Edoardo De Candia diceva che tutto può l’artista, che il mondo ha bisogno dell’arte e della sua forza creatrice. Rigenerante. C’è un odore intorno insopportabile e le parole sempre più logore, consumate dal troppo ripeterle. C’è bisogno di rieducare alla vita, di trovare un senso ad un cieco ‘vitalismo’ che sembra assediare l’uomo, preso nella morsa del produrre-consumare, che svuota ogni pausa, ogni possibile rallentamento, ogni doverosa rinuncia. C’è bisogno di riannodare i legami con la storia e con la natura soprattutto pensando a cos’è necessario fare per ristabilire un contatto con i valori necessari, con l’essenza di ciò che può ‘salvarc’i. Abbiamo paura, tutti sappiamo cos’è la solitudine, tutti siamo pronti a tirar fuori l’artiglio della difesa per fare l’attacco. Tutti sappiamo che il mondo è sempre più legato, unico nel suo destino. E’ quasi un epilogo quello che la cronaca ci rappresenta. E allora ? E’ proprio necessario andare alla deriva, a chi è utile? L’arte col suo agire prefigura. ‘Significa’, dove riflette mancanza, vuoto, segni di crisi. E’ nella relazione che l’ultimo operare artistico matura i suoi atti, nel tentativo di rifondarla, di colmare ciò che la vita, nell’ ordinario quotidiano, lascia scoperto ed esposto , ciò che la politica, ormai usurata nel suo motivo etico, non riesce più a guidare a governare in una sincera e aperta tensione civica. In questa deriva gli artisti cercano e rifondano la loro pratica definendo uno statuto dell’arte propositivo di modelli non più soltanto estetici. La ricerca della bellezza motiva l’arte nella sua funzione sociale, nel suo divenire strumento di mediazione relazionale. L’artista agisce collocandosi, in piena scienza e coscienza, nel cuore della problematica del proprio tempo per divenire operatore d’allerta, di cambiamento. Lecce, il Salento è sponda di arrivi, accoglie e motiva ispirazioni, desideri d’operare. È un suo segreto carattere che ritorna, viene alla luce. E l’ascolto, il dialogo, l’incontro può farsi opera. Straniero è colui che vuol sapere, chi chiede costruendo assonanze, condivisioni, stesso sguardo. Straniero è colui che racconta e aiuta a guardare. E allora è utile ripercorrere tracce, segnate di pensiero e di atti militanti nel loro affermare tensioni volte alla Cultura e alla Vita. Atti puri, altri, eccentrici ed inconsueti mirati da una osservazione generante, attiva nella lingua e nel desiderio della conoscenza. Di questo noi vogliamo proseguire la tradizione e la ricerca, cercando nel quotidiano, l’ispirazione al pensiero per esercitarlo poeta, interprete nella visione. Civile inoltre ad ogni vincolo. Aperto, possibile leva di mutamento.

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