Muore sotto i ferri. Condannati i chirurghi

Reclusione e risarcimento danni per i due medici che operarono la donna

L’intervento era di quelli definiti “di routine”, l’inserimento di un by-pass. Complicava le cose il fatto che la paziente ve avesse già uno. I medici che l’hanno operata non l’avrebbero sottoposta a Cec (circolazione extracorporea) e ieri sono stati condannati in udienza unica

Avrebbero causato la morte della donna finita in sala operatoria per l’inserimento di un by-pass al cuore. Il processo ai due medici chirurghi della clinica “Città di Lecce” si è svolto in un’unica udienza ieri mattina davanti al giudice monocratico Pietro Baffa. Otto mesi di reclusione, allora, pena sospesa, a Marcio Scorsin, 50 anni di origini brasiliane, di Lecce, e Corrado Fedeli, 42 anni, anche lui di Lecce. Più un risarcimento dei danni alle parti civili, riconosciuto provvisoriamente in un indennizzo di 20mila euro. Il processo è nato dalla denuncia avanzata dai familiari della donna, Giulia Molentino, di Ruffano, per chiarire le cause del decesso avvenuto il 20 luglio 2004. I medici, nonostante la particolare delicatezza dell’intervento (la donna aveva, infatti, già un by-pass) non avrebbero ritenuto opportuno sottoporre la paziente alla Cec (circolazione extracorporea). Solo dopo delle aritmie, ad intervento concluso, avrebbero deciso di adottarla. Quando evidentemente era troppo tardi. Nell’udienza di ieri, Ermenegildo Colosimo, medico legale nominato dalla Procura, ha affermato che la Cec avrebbe potuto salvare la vita della donna con un margine di probabilità del 90 per cento; Giampiero Esposito, consulente di parte, ha invece sostenuto che le avrebbe potuto causare un’emorragia.

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