Aspetta e spera

Passano ore in fila davanti agli sportelli dei Cup ospedalieri. Cercano di prenotare telefonicamente per

Linee telefoniche dei Cup (Centro unico di prenotazioni) intasate. Numeri di telefono sbagliati o inesistenti. Esami urgenti con gli stessi tempi d'attesa degli esami di controllo. A meno che non si conosca qualcuno in ospedale (sic!), non ci resta che aspettare e sperare. Anche più di un anno

I giornali nelle ultime settimane ci hanno bombardato con versione antitetiche sulle liste d’attesa nella sanità salentina: da una parte la denuncia di organismi quali il Tribunale dei diritti del malato, di medici e pazienti che lamentavano liste di diversi mesi per accedere alle prestazioni, anche quelle urgenti, del servizio sanitario nazionale; dall’altra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, e, per ultimo, Rodolfo Rollo, neo commissario della Asl ora unificata, che declamavano pubblicamente il dimezzamento delle liste grazie ad un’efficiente riorganizzazione interna. Visto che le liste sarebbero state dimezzate a seguito della centralizzazione delle prenotazioni, tramite un Cup (Centro unico prenotazioni) unificato, abbiamo deciso di mischiarci ai tanti salentini “appesi al filo”, telefonico, per vedere che cosa succede. La nostra inchiesta è andata oltre quello che immaginavamo, fino alla doverosa registrazione della denuncia di due tecnici dell’ospedale di Galatina, che hanno messo nero su bianco (segnalando il fatto in una lettera inviata a Vendola e in un loro pubblico intervento) la descrizione di un sistema organizzato, interno all’ospedale ma, pare, ignoto ai vertici, che porterebbe a gonfiare le liste d’attesa per far sì che le prestazioni risultino erogate in orario “straordinario”, soggetto cioè a tariffe e retribuzioni maggiorate per chi le esegue. Questo a scapito dei bilanci dell’ospedale stesso, ossia delle tasche dei cittadini, oltre che della loro salute. Nell’ospedale di Casarano, invece, un fatto singolare: la lista d’attesa per le prenotazioni di una mammografia nei giorni della nostra indagine, risultava chiusa. Nel senso che al telefono ci hanno risposto che “non prendevano più le prenotazioni e che non sapevano quando la lista sarebbe stata ‘riaperta’”. Poiché accedere al servizio sanitario è un diritto, abbiamo già segnalato il fatto al direttore sanitario della Asl Franco Sanapo, nel corso dell’intervista a chiusura dell’inchiesta. Questo ha avuto degli sviluppi. (articolo tratto da “Il Tacco d'Italia” di febbraio)

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