“Uomini di scienza, addetti all'oppressione”

Quando i medici hanno l’ultima parola in un processo

Anna Maria Franzoni come Pierre Riviere, il protagonista di un libro di Michel Foucault. Che si chiede che cosa sia la pazzia e se sia possibile che il criminale perda la sua ragione per un istante e la recuperi in seguito

Il rapporto tra scienza e potere, tra individuo e strutture sociali di controllo è stato al centro della riflessione di Michel Foucault, da più parti salutato, a torto o a ragione, come la voce più autentica del pensiero strutturalista francese. Tale tema è stato trattato in opere fondamentali per la filosofia contemporanea come “Nascita della clinica”, “Sorvegliare e punire”,”Storia della follia”e “Micro fisica del potere”. Sono opere molto note anche perché la loro influenza sulla scienza sociologica continua a farsi sentire. Vi è tuttavia un’opera, realizzata in collaborazione con i suoi allievi del College de France, in cui Foucault scandaglia il summenzionato nodo scienza-potere, partendo dall’analisi e dallo studio di caso concreto, un’opera il cui titolo suona cosi: “Io, Pierre Riviere, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…”. Trattasi di un caso di parricidio avvenuto nel giugno 1835: un giovane contadino normanno, tale Pierre Riviere, da tutti considerato come una sorta di scemo del villaggio, sgozza una sorella, un fratello e la madre per “liberare” il padre dalle persecuzioni della moglie. Dopo un mese di latitanza viene arrestato e una volta assicurato all’umana giustizia stende una “memoria” in cui racconta la storia della sua famiglia e le motivazioni del suo gesto. È questo un documento straordinario, tutt’altro che l’opera di un folle, e lungi dal dissipare i dubbi dei giudici li pone di fronte a nuove, inquietanti domande: che cos’è la pazzia? È possibile che il criminale perda la sua ragione per un istante e la recuperi in seguito? Delira solo su un oggetto, conservando integro il resto delle sue percezioni? Le stesse domande se le saranno sicuramente poste i giudici chiamati a decidere a proposito del delitto di Cogne, la cui unica indiziata e accusata, Anna Maria Franzoni, è stata ultimamente sottoposta a nuove perizia psichiatriche. Da queste sarebbe emerso che la madre di Samuele, il bambino massacrato, soffrirebbe di una particolare patologia mentale, denominata “stato crepuscolare aggravato”. Ma ciò che importa mettere in evidenza qui è il ruolo centrale che l’indagine psichiatrica ha avuto nel processo, proprio come nel caso di Pierre Riviere, in cui l’ultima parola l’hanno avuta proprio i medici. Quello di Riviere e quello di Anna Maria Franzoni possono considerarsi come momenti significativi della partita di potere che si gioca tra giudici e medici. Il libro di Foucault offre pertanto un contributo originale intorno al dibattito sulle grandi istituzioni custodialistiche e repressive cui il pensatore francese ha partecipato con le sue magistrali ricerche sulla clinica, il manicomio, la prigione; ricerche che hanno messo in luce un nuovo e inaspettato ruolo per gli uomini di scienza, quello di “addetti all’oppressione”, come recita il titolo di un altro saggio foucaultiano: “Crimini di pace. Ricerche sugli intellettuali e sui tecnici come addetti all’oppressione”.

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