Leuca. I problemi non finiscono al porto

Troppe cose non vanno per il verso giusto a Leuca. Lo denuncia il portale www.leucaworks.com in una lettera alla Regione

In una lettera indirizzata al settore Demanio e Patrimonio della Regione Puglia, Walter Petese, responsabile del portale www.leucaworks.com, chiede la revoca delle concessioni nel territorio di Leuca, “almeno fino a che – dice – il Comune di Castrignano del Capo e la Regione non avranno il tempo di risolvere i non pochi problemi che vi sono”. Il tutto sulla base di una partecipazione “allargata” al dibattito ambientale

Assoluto disinteresse degli amministratoti e, anzi, atteggiamenti poco rispettosi nei confronti dei cittadini e nel modo di amministrare la “cosa pubblica”. Walter Petese, responsabile del portale su Leuca www.leucaworks.com si è fatto portavoce dei cittadini lucani in una lettera inviata al settore Demanio e Patrimonio della Regione Puglia. Convinto che la partecipazione alla vita del territorio sia un dovere per tutti, ha chiesto agli amministratori regionali di non dimenticare Leuca in inverno e di tenere in conto i tanti problemi che la affliggono durante l’anno intero. Riportiamo di seguito il testo della lettera di Petese. Gentile dottor Loffredo, prima di addentrarci nelle motivazioni che ci portano a scrivere, nel quadro riconosciuto e legittimo ed espresso nei termini della cittadinanza attiva e della trasparenza, a Lei e a tutti gli interessati istituzionali sull’argomento “Porto di Leuca & territorio”, vorremmo comunque esprimerLe il nostro ringraziamento per il lavoro non facile che state conducendo. Vorremmo inoltre da subito farLe capire che il nostro interessamento all’argomento in oggetto nasce da una spinta morale in primis ed inoltre dal nostro desiderio nel voler dare un modesto e piccolo contributo affinché si rispettino i diritti di noi contribuenti e semplici cittadini sulla Cosa Pubblica. Ad onor del vero, nutriamo anche un certo sentimento di sfiducia verso le istituzioni, poiché abbiamo constatato la cattiva abitudine delle amministrazioni comunali, provinciali, della Capitaneria di Porto di Gallipoli e altre istituzioni civili e militari dello Stato Italiano a non rispondere; e soprattutto abbiamo tristemente ravvisato l’incapacità a creare un nuovo fronte comunicativo che la Pubblica Amministrazione dovrebbe avere se vuole veramente stare accanto alle forze civili del paese e saper leggere le spinte imprenditoriali e la mappa dei bisogni economici, culturali e sociali della popolazione. Noi speriamo, per il bene del Nostro Paese, che il dialogo con la società civile divenga sempre più radicato e sostanziale per lo sviluppo integrato di cui tanto si parla. Altrimenti crediamo che i futuri scenari che si prospetteranno saranno quelli di un sempre maggior scollamento tra politica e azione, per cui il paese non si riconoscerà tutelato da chi invece dovrebbe essere fonte di garanzia e uguaglianza. Premesso questo, gentile dottor Loffredo, facciamo riferimento all’invito che la Regione Puglia ha formalmente rivolto a 18 tra concessionari ed istituzioni convocandoli per il giorno 16 gennaio 2007 ore 11.00 a Bari, presso il Settore Demanio e Territorio, viale Caduti di tutte le Guerre n. 15. Dottor Loffredo, l’estate a Leuca genera non pochi problemi in coloro che vogliono trasferirsi da un punto all’altro del territorio della provincia di Lecce o della regione Puglia, ancora oggi purtroppo ! … Come si può pensare che questo disagio non debba necessariamente prolungarsi anche d’inverno? Radunare 18 persone a Bari invece che farne venire 1 sola o poco più a Leuca ci sembra esprimere una difficoltà a semplificare le cose. La vostra proposta di riunirsi presso i locali dello Yacht Club di Leuca non è andata a buon fine, vedasi l’assenza di alcuni, il non averlo saputo di altri, e addirittura l’assenza dello stesso Yacht Club, la cui sede era stata resa disponibile per l’incontro tra le parti ristrette. Per certi versi il fallimento di questo incontro non ci sconvolge visto la scarsa abitudine degli imprenditori locali a partecipare alla loro economia nell’atto comunicativo e associativo tra di loro ed in rapporto alle istituzioni. Ora non capiamo e ci disorienta il come potrà avere successo un incontro in cui tutti i 18 invitati, alcuni accompagnati da avvocati altri da tecnici altri ancora da semplici accompagnatori, quindi probabilmente una cinquantina di persone, dovranno percorrere centinaia di km per discutere con alcuni dirigenti del vostro settore. Questo ci sembra un modo per non venirci proprio incontro, tenendo conto dell’età avanzata di alcuni di loro. Inoltre, noi siamo dell’avviso che una simile riunione dovrebbe essere pubblica, organizzata nell’aula consiliare del Comune di Castrignano del Capo, aperta al dibattito pubblico e vicina al porto di Leuca. Poichè il porto, in questo caso il porto di Leuca, e’ un porto pubblico e appartiene ad ogni contribuente e cittadino di questo nostro paese. E appartiene anche ad ogni imprenditore che attraverso la propria capacità imprenditoriale ed in potenza la propria capacità di assumere personale può contribuire, attraverso una sinergia non solo locale ma territoriale, allo sviluppo del porto, nel quadro normativo delle leggi di stato. Il nostro Natale a Leuca l’abbiamo passato al buio, come sempre, senza che qualcuno si ricordasse che Leuca esiste anche d’inverno, non solo d’estate. Possiamo dimostrare che attualmente alcuni imprenditori ed alcuni operatori hanno avuto e hanno notevoli difficoltà ad operare serenamente nel porto di Leuca, e talvolta tali difficoltà rasentano una sorta di pazzia collettiva a un non voler governare il porto secondo sacrosanti principi democratici e di trasparenza, nell’ottica di un sano sviluppo e non di un ostruzionismo mirato. Per questo noi ci appelliamo a Lei, gentile dottor Loffredo, e al suo assessore di riferimento, Guglielmo Minervini e al presidente Nichi Vendola. Poiché di fronte alla conclamata inadeguatezza dimostrata dalla vecchia amministrazione del Comune di Castrignano del Capo e di fronte all’attuale e gravissima incapacità della Capitaneria di Porto di Gallipoli e del locale ufficio marittimo di gestire e controllare il porto di Leuca (riteniamo che non sia un bello spettacolo vederli uscire ogni volta dal ristorante e vederli bivaccare al porto di Leuca vestiti di arroganza e negligenza), di far sì che le normative nazionali e le ordinanze emesse dalla stessa capitaneria vengano rispettate; insomma, di fronte ad un managment della Cosa Pubblica disastroso, disorganizzato, discrezionalista, non equo e non produttivo noi chiediamo che la Regione Puglia riporti questa gravissima situazione del Porto di Leuca ad una condizione di normalità e legalità. E solo allora, forse, potremmo parlare coratamente e sinergicamente tutti assieme, cittadini, istituzioni e rappresentanti politici, di sano sviluppo sostenibile. Come mai i maggiori responsabili della Delegazione di Spiaggia sono locali e quindi facilmente condizionabili? Il capitano precedente era addirittura un cognato di un concessionario che nel porto si arroga diritti illegittimi assumendo comportamenti violenti…. L’attuale capitano invece proviene da Alessano … e il resto lo conoscete. La madre di un membro del gruppo del locamare di Leuca è intestataria di una concessione di specchio d’acqua per l’apertura di un non precisato lido balneare e lezioni di vela. Questi si chiamano conflitti di interesse e sino a quando non verranno risolti non crediamo ci sarà, di nuovo, un sano sviluppo sostenibile. E ancora: a causa di gravi disattenzioni da parte anche delle istituzioni (Comune, Provincia e Regione) gli accessi al mare, in un porto ancora non ben definito com’è quello di Leuca, sono ostruiti da vere e proprie baracche di proprietà di alcuni concessionari, che vengono lasciate lì abbandonate durante tutto l’anno, imbruttendo notevolmente il già martoriato e rovinato arredo urbano ed il paesaggio. Baracche che per la loro collocazione creano d’estate attorno ad esse dei veri e propri vespai di persone, di turisti, di bambini, intralciando il traffico e rendendo la viabilità molto più pericolosa di quello che è normalmente. Non Le diciamo poi di quando intere corriere e pullman sostano in queste viuzze di Leuca, bloccando il traffico ed il normale accesso al porto ogni anno e permettendo ai loro passeggeri di scendere e decidere se usufruire o meno del servizio dei suddetti operatori nei pressi della loro baracca rasente la carreggiata stradale. Questo non è lo sviluppo che noi auspichiamo. Non si capisce come mai i vincoli paesaggistici ed urbanistici posti in essere dalla nostra legislazione nazionale e regionale valgano solo per la campagna e l’entroterra, mentre le nostre marine sono diventate delle vere e proprie baraccopoli da paese del terzo mondo – capitaneria compresa con il suo bel container al Porto di Leuca e 15 persone stipendiate che secondo noi sono troppe per un paesino di appena 1000 residenti non tutti domiciliati; il nostro mare è preso d’assalto da imbarcazioni che si muovono sotto costa a motore acceso, entrano nelle grotte marine tutelate a motore acceso con un pericolo sempre presente di crollo (vedasi la cronaca) non rispettando vincolo paesaggistico alcuno, sotto gli occhi di tutti; le nostre coste ricoperte da antenne precarie per telefonia mobile, intere colline che si affacciano sul mare utilizzate a mo’ di parcheggio: dov’è la tutela dell’ambiente in nome della quale l’Enel e la Telecom non possono più mettere i propri pali sul suolo pubblico e più di qualche imprenditore ha subito un sequestro preventivo ? E’ ovvio che ci sono due metri e due misure. Questo non può creare un sano sviluppo sostenibile. Lo specchio d’acqua dato in concessione, gentile dottor Loffredo, non è un confine al di là e al di qua del quale si possa pensare che ci siano due stati diversi con un insieme di norme e leggi differenti. Lo specchio d’acqua è anche una delimitazione che non può e non deve ostacolare il libero esercizio di ogni cittadino all’interno sempre di un quadro normativo ben preciso che sono le leggi di stato, le ordinanze di capitaneria, il codice della navigazione. Non si può pensare che per esempio un esperto di nuove tecnologie e sistemi computerizzati debba avere enormi problemi ed indicibili difficoltà ad operare serenamente all’interno del porto di Leuca o sulle imbarcazioni ormeggiate e debba essere ostacolato dalle stesse istituzioni per le quali egli contribuisce economicamente: in questo caso il comandante illuminato di nome Rizzo del Locamare Leuca va sostenendo che i computer non sono fondamentali per la navigazione, il motore invece sì, permettendo così al meccanico di entrare, all’informatico di uscire, pedinato e bloccato in piena piazza dalla Guardia di Finanza di Tricase (lgt. Quaranta) perché sia quest’ultimo che la stessa non sapevano che un consulente informatico non ha l’obbligo come professionista di iscriversi alla Camera di Commercio. Ma questo è solo un esempio dell’ignoranza di questi soggetti e di uno sviluppo allargato che non si vuole. E questa sarebbe la gestione che la Regione Puglia e il suo assessorato alla “trasparenza e cittadinanza attiva” vorrebbero avvallare ? Assumendosi voi e noi, ogni responsabilità di ciò che accadrà in futuro ? Noi chiediamo alla Regione Puglia di allargare la base partecipativa a questo interesse sostanzialmente pubblico: la “cittadinanza attiva“ è pronta a parteciparvi in “trasparenza”. Al fine di evitare che si possano creare, come accade a Leuca oggi, aree private di appartenenza inaccessibili, all’interno delle quali non sarà possibile operare serenamente. Per noi locali in questa marina già depressa economicamente ed in cerca disperatamente di nuove forme di sviluppo e sostentamento, la soluzione di questa situazione è di vitale importanza, poiché ci sono anche altre persone residenti e domiciliate a Leuca che vivono e sopravvivono attraverso il porto, attraverso le attività portuali. Una rete di relazioni in cui ognuno gioca il suo ruolo nel turismo locale. Inoltre ci siamo abituati da tempo a conoscere le espressioni comportamentali di alcuni di questi concessionari di specchi d’acqua, e per questo siamo preoccupati perché conosciamo la storia di alcuni, una storia di processi discutibili, comportamenti arroganti e prepotenti, illegalità operative, conflitto di interessi (trattazione di informazioni pubbliche per scopi privati) e quel che diciamo è dimostrabile. Come di dipendenti pubblici del nostro Comune che hanno anche interessi privati nel gestire o amministrare diverse attività all’interno del porto o come marinai che partecipavano agli incontri di preparazione al neo Consorzio Porto di Leuca. Storie, si diceva, di prepotenza e di arroganza sulla Cosa Pubblica, dove concessione viene scambiata per proprietà, credendo che le difficoltà a vivere in un territorio dalle scarse risorse economiche potessero dare a questi il diritto sacrosanto di occupare a tutti i costi, costi quel che costi, beni pubblici al di fuori di un insieme normativo ben preciso. Com’è possibile che la Regione avvalli tutto questo ? Non avete monitorato questi fatti ? Sarebbe veramente poco intelligente, gentile dott. Loffredo, costruire rovine su rovine. Il porto di Leuca e le sue vicissitudini, gli errori e le complicità delle istituzioni, l’arroganza di coloro che volevano creare ricchezza a qualsiasi prezzo (mentre nel frattempo qualcuno è emigrato o immigrato “legittimamente” o si inventava qualcos’altro per vivere o sopravvivere comunque) hanno creato rovine, disagio collettivo, vergogna collettiva, sperpero di denaro pubblico, deturpazione ed inquinamento del territorio, lotte intestine nella comunità, relazioni pubbliche incrinate, piccole mafie locali, opposizione drogata (nel senso di addormentata artificialmente). E se finora l’aver dato queste concessioni ha creato solo qualcosa di diseconomico per la comunita’ leucana e salentina (un Porto turistico Marina di Leuca s.p.a. che chiude ogni anno con poche migliaia di euro in attivo, un Comune indebitato a causa delle lotte legali in cui vecchi amministratori si sono fatti coinvolgere, in seno alla società Porto turistico Marina di Leuca s.p.a. e tra la società Porto turistico Marina di Leuca s.p.a. e gli altri concessionari); se tutte queste concessioni non hanno dato a Leuca il prestigio e il merito che dovrebbe avere, l’economia che dovrebbe sviluppare; se nonostante tutte queste concessioni che vivono del business del diportismo non si è sviluppata un’altrettanto grande rete di servizi; se questi concessionari che prendono risorse dal mare, che è di tutti, non hanno saputo dare un surplus a Leuca e spingerla ad essere polo attrattivo nautico e turistico del Grande Salento; se le concessioni hanno prodotto strutture non a norma; se le concessioni sugli specchi d’acqua, causa mancanza di controllo e mancanza di applicazione della legge, sono state finora scambiate come proprietà ? Ha veramente senso dare e rinnovare le concessioni, se prima di tutto non si pone il porto di Leuca all’interno di un trattamento disintossicante dei problemi che lo affliggono ? Adesso ci sembra che ci voglia buon senso. Noi cittadini locali e residenti, autoctoni, non siamo d’accordo con questo precipitare delle cose, poiché intravediamo nuove difficoltà interposte ad un sano sviluppo sociale ed economico del Porto di Leuca. Noi vorremmo che le concessioni venissero revocate almeno fino a quando il Comune di Castrignano del Capo e la Regione Puglia non avranno il tempo di risolvere i non pochi problemi che vi sono, coinvolgendo la base all’allargata soprattutto degli imprenditori locali e non solo dei concessionari di specchi d’acqua. Ricordiamo che esistono attività economiche nei pressi del porto che subiscono costantemente un disagio legato alle decisioni prese in relazione ai concessionari e al porto di Leuca. Dopodiché su basi democratiche, contrariamente affermatesi a Leuca, aprire i bandi per la concessione degli specchi d’acqua, secondo un nuovo disegno organico inscritto ed integrato all’interno del porto di Leuca riorganizzato. Poiché nuovamente ribadiamo che noi non capiamo perché Porto debba sempre e solo equivalere alle Concessioni e perché il Porto di Leuca debba essere solo una questiona locale, mentre per la sua posizione, esso è anche patrimonio regionale e provinciale. E visto gli ultimi anni è diventato anche una questione personale dato i debiti e le cause legali che gravano su ogni contribuente. Speranzosi di aver solleticato in maniera diversa la vostra sensibilità porgiamo distinti saluti e buon 2007, a tutti. Compreso il porto di Santa Maria di Leuca.

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