Adriana Poli Bortone e il terzo mandato

Il tema del ricambio generazionale al centro della competizione elettorale per il comune di Lecce

Europarlamentare, sindaca di Lecce, ex-ministra per l’Agricoltura, dirigente storica della Destra italiana, Adriana Poli Bortone appartiene di diritto alla storia politica del nostro paese

Europarlamentare, sindaca di Lecce, ex-ministra per l’Agricoltura, dirigente storica della Destra italiana, Adriana Poli Bortone appartiene di diritto alla storia politica del nostro paese. Donna energica e dura, quanto elegante e colta, ha saputo interpretare tutti i suoi ruoli pubblici senza mai cedere a troppi compromessi e circondandosi di pochi consiglieri di sicura affidabilità. Negli ultimi otto anni ha cambiato il volto di Lecce: più curata, ordinata e capace di attrarre visitatori; una vera “porta d’Europa” come recitava il fortunato slogan ideato da Franco Amarella. Oggi si trova nella condizione ideale per un riposizionamento della sua attività, magari al servizio di An e della sua definitiva evoluzione in partito liberal-conservatore di stampo europeo. Perché allora lasciare in piedi l’ipotesi terzo mandato da sindaco? Perché non lasciare spazio al suo giovane vicesindaco Paolo Perrone? Non è stanca delle aggressioni verbali dei vari Mario De Cristofaro o Alfredo Mantovano? Di essere tirata per i capelli in scandali che non la riguardano, come per la recente indagine a carico di Ennio De Leo per presunta istigazione alla corruzione in Omfesa? Di doversi giustificare per le assunzioni pilotate della Lupiae Servizi (lo sanno tutti che le società miste, come anche l’Alba Service della Provincia, vengono costituite per facilitare le assunzioni dirette)? Prenda esempio Adriana Poli Bortone da Giovanni Pellegrino, il quale ha già escluso l’ipotesi di una sua seconda candidatura. E proprio con il suo alter ego di sinistra, la signora Adriana condivide l’affetto per la nipotina Francesca (figlia di Giangi Pellegrino e Paola De Donno, nipote di primo grado della Poli). L’opinione del Golem è che anche nella politica italiana sia giunto il momento in cui i nonni facciano i nonni e i più giovani si mettano di più in gioco. Altrimenti, nell’era di internet e della competizione globale, continueremo a gustarci duelli tra candidati premier settantenni, mentre l’Europa si affida a leaders come Tony Blair, José Luis Rodríguez Zapatero o Angela Merkel.

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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