Giornalisti in sciopero

Il quotidiano on line torna il 27 gennaio. Buone feste a tutti

Il Tacco d'Italia on line torna il 27 gennaio. Riportiamo di seguito alcuni interventi autorevoli ripresi dal sito di Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine di Lombardia, attraverso i quali si sintetizzano le ragioni dello sciopero dei giornalisti

Fnsi proclama lo sciopero per il 21, 22 e 23 dicembre. “Riunione ai primi di gennaio per decidere nuove azioni”. Roma, 20 dicembre 2006. La Federazione della Stampa proclama tre giornate consecutive di sciopero per giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 dicembre dei giornalisti dei quotidiani, delle agenzie di informazione, del web e degli uffici stampa pubblici e privati, in modo da impedire la pubblicazione dei quotidiani venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 dicembre. Lo annuncia la Fnsi, in una nota, precisando che la giunta si riunirà nei primi giorni di gennaio per decidere le nuove azioni sindacali, di mobilitazione e di sciopero dei giornalisti da attuare nelle prime settimane del 2007. Nello stesso momento in cui annuncia ''uno sciopero di tre giorni consecutivi, che determinano l'assenza dei giornali dalle edicole per ben cinque giorni, la Fnsi rinnova la propria disponibilità ad aprire immediatamente, senza pregiudiziali, il negoziato contrattuale ed a partecipare a tutti i tavoli di confronto proposti dal Ministro del Lavoro Damiano sulla previdenza, sul mercato del Lavoro, sulla precarietà e sugli ammortizzatori sociali dei giornalisti e a quelli annunciati dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Levi sulla riforma dell'editoria''. La Fnsi, continua la nota, ''si dice disposta a collaborare con tutte le aziende del settore della comunicazione e con il Governo per dare un assetto pluralista ed equilibrato ad un settore che si trova al centro di profonde trasformazioni. Occorre però che sia garantita l'indipendenza dei media e del giornalismo, la dignità delle colleghe e dei colleghi dipendenti, autonomi e freelance, e che sia delineato un futuro certo del sistema di tutele previdenziali e sanitarie della categoria''. Allo stesso tempo, ''il Sindacato dei giornalisti chiama alla protesta i giornalisti degli uffici stampa della pubblica amministrazione e delle aziende private per l'assenza di regole definite nel settore, nonostante la legge 150 approvata sei anni fa preveda esplicitamente il diritto alla contrattazione. La Giunta della Fnsi si riunirà nei primi giorni di gennaio per decidere le nuove azioni sindacali, di mobilitazione e di sciopero dei giornalisti da attuare nelle prime settimane del 2007''. (Red/Zn/Adnkronos) 20-DIC-06 18:22 ……. ECCO LE MODALITA' DELLO SCIOPERO DI 3 GIORNI Roma, 20 dicembre 2006. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha comunicato le modalità dello sciopero dei giornalisti proclamato oggi. I giornalisti dei quotidiani del mattino si asterranno dal lavoro nelle giornate di giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 dicembre per impedire l'uscita dei quotidiani nelle giornate di venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 dicembre. I giornalisti dei quotidiani del pomeriggio si asterranno dal lavoro in modo da impedire l'uscita dei quotidiani nelle giornate giovedì21, venerdì22 e sabato 23 dicembre. I giornalisti delle agenzie di stampa, dei service, delle strutture sinergiche nazionali e locali, dei giornali telematici, dei siti web e dei portali internet si asterranno dal lavoro dalle ore 07.00 di giovedì21 alle ore 07.00 di domenica 24 dicembre. I giornalisti free-lance, i collaboratori ed i corrispondenti si asterranno dal lavoro per le intere giornate di giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 dicembre. I giornalisti degli uffici stampa pubblici e privati si asterranno dal lavoro per le intere giornate di giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 dicembre. ''Non sono previste deroghe di alcun tipo'', sottolinea infine la Fnsi. (Asca) … Boris Biancheri, presidente della Fieg: “Se apriamo trattativa e si rompe, salta il contratto nazionale” Roma, 20 dicembre 2006. ''La situazione dell'editoria è paragonabile a quella dell'Alitalia di dieci anni fa. O il settore si ristruttura e si trovano le basi anche contrattuali per farlo, altrimenti nel giro di 5-6-7-8-9 anni, senza provvedimenti seri, rischia di finire come altri comparti di interesse pubblico a rischio chiusura''. Il presidente della Fieg, Boris Biancheri, ha sintetizzato così lo stato dell'arte del comparto editoriale a margine dell'audizione in commissione Cultura alla Camera, promossa dal presidente Pietro Folena per fare il punto sulla vertenza per il rinnovo del contratto giornalistico alla vigilia della possibile proclamazione di nuovi scioperi. Davanti alla commissione, Biancheri ha sostanzialmente ribadito la posizione degli editori e il no al tavolo delle trattative: ''La discussione si è già interrotta due volte, ci sono stati numerosi scioperi e altri sono imminenti. Per sedersi al tavolo, bisogna avere la certezza che si concluda, cosa di cui attualmente non abbiamo la consapevolezza. Altrimenti si rischia il peggio per tutti: se si rompe, salta il contratto nazionale, come è accaduto in Germania. Pavento questo rischio perchè lo voglio evitare''. Tornando al parallelo con Alitalia, Biancheri ha paragonato gli effetti della concorrenza delle compagnie low cost a quelli di Internet e della free press: ''Negli ultimi anni – ha detto – una mano al settore l'hanno data i prodotti collaterali, che però quest'anno hanno conosciuto una caduta verticale''. Nel frattempo, comunque, ''gli editori applicano il contratto passato: gli scatti fanno sì che la retribuzione media sia cresciuta in un anno, prendendo la cifra più bassa, del 2.9%, cioè lo 0.9% in più rispetto all'inflazione''. In ogni caso, comunque, ha sottolineato il presidente degli editori, ''si è creata oggi in commissione Cultura un'occasione di dialogo fruttuoso''. Pur restando fermo il no al tavolo delle trattative, ''pensiamo a possibili iniziative di contatto'', ha concluso, senza aggiungere altri dettagli. (ANSA) Serventi Longhi: “Salta contratto nazionale? Gravissime le dichiarazioni di Biancheri” Roma, 20 dicembre 2006. ''È un fatto di estrema gravità che il presidente della Fieg Biancheri dica che, in assenza di una trattativa di cui attribuisce la responsabilità alla Fnsi, rischia di saltare il contratto nazionale dei giornalisti. E mi dispiace che ciò accada in una sede parlamentare: credo che tutti, Parlamento e governo compresi, debbano riflettere su tale affermazione''. È la replica del segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, a uno dei passaggi centrali dell'intervento del presidente della Federazione degli editori oggi in commissione Cultura alla Camera. Serventi giudica anche ''non calzante e pericoloso per gli stessi editori il paragone fatto da Biancheri tra la situazione del settore editoria e quella di Alitalia: è un parallelo che non porta a a, visto che uno dei più grandi editori italiani pensa di investire centinaia di milioni di euro proprio nell'Alitalia''. Più in generale, il segretario della Fnsi ha sottolineato che ''l'editoria italiana non è al collasso, non è in una situazione che può determinare il tracollo nel giro di 5-6 anni, se è vero che tutti i grandi gruppi denunciano attivi plurimilionari di bilancio. Certo, sono in crisi i giornali politici, di movimento, di idee. Ma c'è in ballo il riequilibrio delle risorse stampa-tv grazie al ddl Gentiloni, si parla di riforma dell'editoria: è il momento di trattare, discutere, affrontare i problemi concreti come la flessibilità, le retribuzioni, l'organizzazione del lavoro nelle redazioni''. Richieste su cui la Fieg ribadisce di non voler discutere: ''In calendario, il 12 gennaio – ha ricordato Serventi – c'è il tavolo al ministero del Lavoro sulla previdenza, cui seguirà di qualche giorno quello sul mercato del lavoro. C'è poi il confronto aperto sull'imminente riforma dell'editoria e sulla Gentiloni: tutte occasioni in cui ci auguriamo che la Fieg esprima la volontà di tornare al tavolo. In questo momento però il conflitto prosegue e nuovi scioperi stanno per essere proclamati''. (ANSA) .. GIORNALISTI: ORDINE, INACCETTABILI DICHIARAZIONI BIANCHERI Roma, 20 dicembre 2006. ''I giornalisti italiani sono costretti ad attuare uno dei piu' lunghi scioperi della loro storia, nel tentativo di aprire la trattativa contrattuale''. Lo ricorda in una nota il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, che definisce ''gravissimo il reiterato rifiuto della Fieg di discutere il contratto di lavoro e considera inaccettabili, di natura chiaramente minatoria le dichiarazioni rese in sede parlamentare dal presidente degli editori Biancheri''. Per il Consiglio nazionale dell'Ordine, ''è irresponsabile agitare l'ombra di una rottura irreparabile che faccia saltare lo stesso istituto del contratto. E stupisce che proprio chi riveste una simile carica possa dare un'immagine così catastrofica del settore editoriale, quando invece i bilanci indicano l'esatto contrario. Semmai va riequilibrato il rapporto delle risorse pubblicitarie tra carta stampata e televisioni''. L'Ordine dei giornalisti, ''in quanto organo professionale che per legge ha la rappresentanza di coloro che fanno informazione, condivide il faticoso lavoro che la Federazione della stampa sta svolgendo per sbloccare la vertenza contrattuale. Per questo, invita gli ordini regionali a manifestare con forza la volontà di ottenere al più presto l'apertura delle trattative, sollecitata anche da esponenti delle istituzioni e da numerose forze politiche e sindacali''. (ANSA). ….. GIORNALISTI: CDR SOLE 24 ORE RISPONDE ALLA FIEG Roma, 20 dicembre 2006. Il Cdr del Sole 24 ore, in un comunicato che sara' pubblicato nel numero in edicola domani, risponde al presidente della Fieg, Boris Biancheri. ''Per il presidente della Fieg – si legge nel comunicato – il settore dell'editoria è nella stessa situazione in cui era Alitalia dieci anni fa: o si ristruttura o 'rischia di finire come altri comparti di interesse pubblico a rischio chiusura'. Se è così, come dobbiamo interpretare gli incrementi retributivi dei vertici delle aziende editoriali (quelle quotate in Borsa, che sono tenute a pubblicare le retribuzioni del top management), mentre da due anni il contratto nazionale dei giornalisti è scaduto e in vana attesa di rinnovo?''. ''Come un errore generalizzato – prosegue il Cdr – sulle prospettive del settore da parte di chi conduce le aziende del settore? Come un atto di irresponsabilita' manageriale? Questi i dati che si desumono dagli ultimi bilanci pubblicati, 2004 e 2005. Gruppo Espresso. Nei due anni il costo retributivo complessivo delle tre figure top del gruppo, direttore generale holding, direttore generale divisione Repubblica e direttore generale divisione Espresso, ha subito un incremento del 65%. L' amministratore delegato nello stesso periodo ha esercitato stock option, con un capital gain, calcolato sul primo giorno di esercizio, di 2,6 milioni di euro. Mediaset. Presidente: +184%. Vice-presidente: +242%. Consigliere delegato: +101%. Mondadori. Presidente: +89%. Amministratore delegato: +33%. Poligrafici editoriale (gruppo Riffeser). Amministratore delegato: +30%. Rcs. Per l 'alto turnover del top management, i dati non sono omogenei e dunque di fatto inconfrontabili. Il gruppo comunque ha speso in buonuscite nel 2004-2005 15 milioni di euro (26 milioni se si comprende anche il 2003). Oneri straordinari che non mancano anche nel 2006: 11,7 milioni, di cui 9,6 milioni per la risoluzione anticipata del rapporto con l'amministratore delegato''. ''Forse – prosegue il comunicato del Cdr del Sole 24 Ore – per questi aspetti la situazione del settore dell'editoria è analoga a quella dell'Alitalia. Non certo per i bilanci: quelli della compagnia di bandiera sono in profondo rosso da un decennio. Quelli dell' editoria no. Per esempio, l'utile netto del comparto quotidiani è aumentato del 45,4% nel triennio 2002-2004: sono dati ufficiali, tratti dall'ultima indagine Fieg-Deloitte''. (ANSA). ….. Il Cdr di Repubblica: “Il nostro editore si smarchi dall'ala oltranzista e reazionaria della Fieg” Roma, 20 dicembre 2006. Nelle prossime ore la Federazione Nazionale della Stampa si troverà costretta a proclamare nuove giornate di sciopero che vi priveranno dell'informazione per un lungo periodo. Il motivo è sempre lo stesso: il totale rifiuto degli editori di aprire un tavolo di trattative per il rinnovo del contratto nazionale scaduto ormai da quasi due anni. Nonostante gli inviti del governo e l'auspicio del presidente Giorgio Napolitano, gli editori sostengono che non ci sono le condizioni per trattare. Dove vogliono arrivare? L'obiettivo economico l'hanno già dichiarato: ridurre del 30 per cento il costo del lavoro giornalistico. Tradotto: tagliare i nostri stipendi. Piangono miseria con la classe politica per chiedere fondi e sovvenzioni (nella Finanziaria sono previste provvidenze per 700 milioni di euro), ma firmano bilanci da cui emerge che il mercato della pubblicità si è rimesso in moto e i guadagni aumentano. Il nostro Gruppo, ad esempio, ha chiuso i conti del 2005 con un utile di oltre 116 milioni di euro, in crescita del 17,7 per cento rispetto all'anno precedente. Il governo, per bocca del ministro del Lavoro Damiano, ha già dichiarato più volte che i tempi per un equo contratto dei giornalisti sono ormai maturi. Ma a si è ancora mosso in questo senso, né da parte degli editori – cosa che non ci stupisce – né soprattutto da parte del governo che avrebbe in mano tutti gli strumenti per far aprire d'autorità un tavolo negoziale. Siamo ancora più stupiti che proprio il nostro Gruppo Editoriale, che pretende di avere nella sua cultura la difesa dei diritti delle persone e della dignità del lavoro, non senta l'urgenza di sottolineare la propria distanza culturale dall'ala oltranzista e reazionaria della Fieg che intende soltanto eliminare il problema «contratto». Non è solo una questione di soldi. Gli editori – che in Italia sono banchieri, finanzieri, assicuratori, imprenditori edili, farmaceutici, metalmeccanici, sono la Confindustria, la pubblicità e le telecomunicazioni -puntano a svilire il ruolo stesso dei giornalisti, trasformandoli in passacarte ricattabili per poter gestire le aziende senza controllo, con un rischio concreto anche per la libertà di stampa. Noi, invece, vogliamo poter fare il nostro mestiere con garanzie e regole certe. E reclamiamo che i collaboratori esterni siano retribuiti equamente e rispettati. I giornalisti di Repubblica chiedono quindi un chiaro segnale dall'editore e un passo concreto per dare finalmente il via al negoziato. (da www.fnsi.it).

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