Campo nomadi: “S’ha da fare”

Il Giudice amministrativo riconosce le ragioni del Comune di Lecce contro Surbo. Ok al progetto del campo di accoglienza nella masseria confiscata alla mafia

Il campo di accoglienza per cittadini nomadi, pensato dal Comune di Lecce nell’ex masseria Ghermi, bene confiscato alla mafia, si potrà fare. Il Tar ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata dall’Amministrazione comunale di Surbo, affermando: “L’istanza di Surbo è particolaristica”

Il campo rom a Surbo, nella masseria che era di proprietà della mafia, si farà. L'ha reso noto l’assessore al Contenzioso del Comune di Lecce, Gianni Garrisi. La sezione di Lecce del Tar infatti (Presidente Aldo Ravalli e relatore Ettore Manca), con ordinanza pubblicata ieri (20 dicembre), ha rigettato la richiesta di sospensione della procedura relativa alla realizzazione da parte del Comune di Lecce di un campo di accoglienza della comunità nomade presso la Masseria Ghermi. Il Comune di Lecce, il Ministero dell’Interno ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze avevano adottato una serie di atti volti a realizzare in una masseria che insiste in agro leccese e che è stata confiscata dallo Stato alla mafia un importante intervento sociale quale è un centro di accoglienza per i nomadi. Il Comune di Surbo (con il legale Valeria Pellegrino), però, aveva proposto ricorso giurisdizionale ritenendo lesi i suoi interessi a causa della vicinanza della masseria al suo territorio. Il Tar di Lecce ha accolto le tesi difensive sostenute dal Comune di Lecce (difeso dai legali dell’Avvocatura comunale Luisa De Salvo e Laura Astuto). In particolare, il Giudice amministrativo ha escluso che l’azione proposta dal Comune di Surbo fosse supportata da un valido interesse in quanto un’amministrazione comunale non può farsi portatore di istanze di tipo egoistico e, quindi, particolaristiche, dovendo invece agire a tutela di interessi pubblici generali. Il Tar, inoltre, ha riconosciuto il rilievo sociale ed istituzionale dell’intervento voluto sia dal Comune di Lecce sia dal Ministero dell’Interno in quanto funzionale a realizzare un centro di accoglienza della comunità nomade in una struttura confiscata dallo Stato alla mafia. “L’ordinanza – sottolinea il sindaco Adriana Poli Bortone – rende giustizia di un atteggiamento logico che avrebbe dovuto caratterizzare gli amministratori di Surbo, che anche nell’ultimo incontro avuto a Palazzo Carafa non avevano voluto sentire ragioni di alcun genere. Vorrei fare una semplice domanda: è meglio che un immobile sia utile alla mafia o non piuttosto sia utilizzato per scopi sociali per dare una casa a chi ha dimostrato negli anni di volersi stabilire nella nostra città abbandonando la condizione di nomade?” “Siamo evidentemente soddisfatti – sottolinea l’assessore Gianni Garrisi – in quanto l’amministrazione comunale si è sempre mostrata particolarmente sensibile all’esigenza di assicurare un adeguato e dignitoso inserimento dei nomadi e ha sempre cercato di sensibilizzare le varie Istituzioni (in primis la Provincia di Lecce) su questa problematica sociale. Occorre perseguire – continua Garrisi – l’interesse pubblico primario, superando eventuali interessi particolaristici. In tal modo, peraltro, è scongiuriato il rischio di perdere il finanziamento statale, pari ad un milione di euro, che consentirà la concreta attuazione dell’intervento”. “Con il pretestuoso ricorso del Comune di Surbo – spiega l’assessore agli Immigrati e ai Minori Francesca Mariano – rischiavamo di veder compromessa la nostra puntuale azione di supporto e integrazione della comunità Rom, che peraltro va considerata ormai pienamente stanziale sul nostro territorio. Salviamo così un importante progetto sociale che parte dalla confisca di un bene confiscato alla mafia”.

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