Xlavio: Visita a domicilio. 3

La casa di Luciano

In questa terza visita, avvalendosi del linguaggio fotografico, delinea il percorso di “un’infanzia che non ha storia” (Memorie, la mia prima casa) passando poi all’itinerario di Luciano nelle carceri italiane (Viaggio in Italia, mappe e tracciati) attraverso le immagini dei tatuaggi accostati a quelle della statuaria sacra locale

In quest’ultima opera, esposta in una casa rurale di contrada Caselle, sulla provinciale Casarano-Maglie, Fernando si avvale soprattutto del linguaggio fotografico per raccontare la tormentata storia dell’ex-detenuto Luciano. Un’amara odissea finalmente conclusasi, dopo diverse esperienze nelle case di pena di mezza Italia. La casa di Luciano Dapprima si focalizza l’infanzia senza storia: Luciano ripreso mentre gioca per strada con altri bambini: le foto sono quelle realizzate negli anni Settanta. Poi nelle suggestive mappe viene delineato il suo itinerario-calvario nelle carceri italiane attraverso un insolito accostamento. Le immagini dei numerosi tatuaggi, esaltati nei dettagli, e assemblate in una sinottica “tabella dei soggetti”, sono infatti abbinate a quelle delle ferite del corpo di Cristo, così come si ritrovano nella impressionante statuaria sacra locale. Una risemantizzazione, ispirata alle laceranti e drammatiche raffigurazioni in cartapesta che porta ad effetti di composizione e scomposizione. Da un ’infanzia ai margini, tra luoghi di recupero e di riabilitazione, fino al più difficile reinserimento sociale, il racconto visivo si snoda attraverso le foto dei 18 tatuaggi in mostra. Con il lavoro-video (materiali di Andrea Morgante) Fernando intende far notare la solidarietà-protettiva all’interno delle carceri in contrasto con le difficoltà, più grandi, una volta usciti. La realtà esterna diventa infatti quella di un mancato recupero – questa la testimonianza colta da Luciano. La casa di Luciano Anche di questo incontro, per il quale Fernando ha lavorato in collaborazione (Andrea Morgante, Carmen Panico, Eugenio Romano), rimane l’originale quaderno-ricordo. Conclusosi il trittico di esperienze “partecipate” nei luoghi del sociale, chiediamo a Fernando su quale progetto sta lavorando attualmente. “Mi interessa il paesaggio sonoro legato al mondo del lavoro, denominatore comune delle prossime visite, attraverso l’udito del suono vorrei suscitare consapevolezza sulla sua percezione, registrarlo. Ho iniziato perciò un lavoro con supporto audio-video sugli effetti sonori dei fusi utilizzati per il ricamo al tombolo da un’anziana signora che vive da sola”. Un suono artigianale che ha il ritmo d’altri tempi, da gustare nel silenzio assoluto, puntando l’attenzione sulle sapienti mani artigianali e sulla melodia di legnetti abilmente manipolati. Il fine è quello di continuare a conservare l’identità, stimolando i luoghi della memoria e quello dei sensi.

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