Montinari: “Che cosa penso della Finanziaria”

Il punto di vista del presidente degli industriali leccesi

Secondo Piero Montinari, presidente di Confindustria Lecce, la Finanziaria 2007 ha aspetti positivi e negativi. E’ giusto, dunque, correggere questi ultimi, in vista di una riforma dello Stato

“La manovra finanziaria per il 2007 è certamente ampia, per le dimensioni che assume e per il tentativo di coniugare obiettivi quali risanamento, equità e sviluppo non facilmente assimilabili tra loro, ma così com’è strutturata non può che trovare Confindustria critica e alla ricerca di correttivi”. E’ questo il commento di Piero Montinari, presidente di Confindustria Lecce, sulla nuova legge finanziaria. “Molto negativa – continua Montanari – ritengo sia la scelta del Governo di puntare la manovra economica soprattutto sulle maggiori entrate fiscali; in questo modo, infatti, l’aumento della pressione fiscale si traduce in un rischio di rallentamento della ripresa che, finalmente, ed a fatica, sembrerebbe essersi affacciata nel 2005, ma soprattutto quest’anno. Un’azione correttiva – spiega – orientata sul prelievo fiscale è destinata ad incidere in senso maggiormente depressivo sulla crescita economica. E’ una Finanziaria, poi – prosegue il numero uno degli industriali leccesi – fortemente caratterizzata dall’assenza di riforme strutturali. In Italia l’età media di pensionamento è più bassa che altrove. E’ un dato cui occorre rimediare al più presto adeguando l’età in cui è possibile accedere al pensionamento”. Altri aspetti negativi sono individuati da Montinari nella mancanza di tagli e risparmi di spesa corrente a livello centrale, e nella riduzione delle risorse degli enti locali con minori spese per investimento, per le infrastrutture e con l’inasprimento delle imposte locali. “E’ come se i contenuti positivi – commenta il presidente – pur a tratti presenti nella Finanziaria, venissero largamente sopravanzati da quelli negativi. Da un lato appare positiva la riduzione del cuneo fiscale che rappresenta uno strumento importante per il sostegno allo sviluppo. Quanto, però, all’applicazione della misura il DDL Finanziaria 2007 stabilisce che, limitatamente all’anno 2007, tali deduzioni spettano in misura ridotta, 50% a partire dal 1° marzo, 100% dal 1° settembre. Le deduzioni, inoltre, non sono cumulabili con alcune deduzioni di imponibile IRAP già previste; tra queste quelle per i nuovi assunti sul territorio nazionale e quelle, di misura più elevata, per i nuovi assunti nel Mezzogiorno. La non cumulabilità può ridurre l’efficacia della misura di sostegno soprattutto nel Mezzogiorno ed andrebbe, pertanto, rivista, anche in una prospettiva strategica di ulteriore eliminazione della componente “costo del lavoro” dell’IRAP. Da riconsiderare appare anche l’esclusione di alcuni settori dai benefici della riduzione del cuneo. Per quanto riguarda la manovra sul trasferimento del TFR – prosegue Montinari – sebbene sia intervenuta una rimodulazione concernente le imprese con meno di 50 dipendenti, continua ad essere una misura non condivisibile così com’è strutturata. Con il trasferimento forzoso di una quota del TFR maturando allo Stato si compie, infatti, una scelta sbagliata, nella forma e nella sostanza, ingiusta nei confronti dei lavoratori, dannosa per le imprese perché le indebolisce finanziariamente. Non solo. Implicitamente – spiega – sembrerebbe voler invitare le aziende a restare al di sotto della quota dei 50 dipendenti, bloccando sul nascere ogni velleità di sviluppo delle stesse. In più, al di fuori di ogni logica di concertazione, assistiamo ad una sorta di “nazionalizzazione” di una parte importante di risparmio che verrebbe ingiustamente configurato come un “attivo” sul conto dell’Inps. Personalmente ritengo che il distinguo non dovesse essere operato in considerazione delle dimensioni dell’impresa, ma che occorresse, invece, una regolamentazione differenziata tra “lavoratori giovani” e “lavoratori maturi”, essendo profondamente diverso l’approccio e l’utilità della previdenza integrativa per gli uni e per gli altri. Auspico pertanto – conclude l’industriale – che il Governo voglia apportare alla Finanziaria i correttivi di cui necessita. ‘Bene che chi ha di più, paghi di più – ha detto Montezemolo – bene pagare le tasse, bene la lotta all’evasione. Ma bisogna fare la riforma più importante: la riforma dello Stato”.

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