Finanziaria. Come la vogliono i piccoli Comuni

La sfida lanciata ai segretari dei partiti politici

In una lettera ai segretari dei partiti politici, Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli Comuni, elenca le caratteristiche che la finanziaria dovrebbe avere per favorire gli enti con meno di 5mila abitanti

Ecco come dev'essere una legge finanziaria che non perda di vista i bisogni e le esigenze dei piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti. Lo spiega Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli Comuni, in una lettera aperta rivolta ai segretari dei partiti politici. Riportiamo, di seguito, il testo integrale della lettera di Caivano. “Gentilissimi Segretari politici, progettare il futuro è primo compito di chi ha un ruolo politico. Oggi, però, la politica ha smesso di essere una questione di finalità per diventare un problema di gestione di mezzi: è il risultato di una cultura manageriale, influenzata dai poteri economici dominanti, secondo la quale il valore umano e sociale di una persona, di un bene o di un servizio si definisce in rapporto alla sua redditività. La società è stata ridotta a un insieme di transazioni regolate dal mercato. Per il momento ha vinto il mondo degli affari che si richiama alla “razionalità” della finanza e alla potenza dei grandi numeri. Intanto, 10 milioni di cittadini italiani che vivono nei 5630 piccoli Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti sognano una vita umanamente degna, cioè di aver accesso ad un futuro vero, ad una sanità certa, ad una scuola, ad un ufficio postale, alle nuove tecnologie informatiche, all’internet veloce, risorse per le quali non sono ammissibili né rivalità né esclusioni, perché costituiscono dei beni pubblici, essenziali e non sostituibili. Sognano una società dei diritti anziché una società fondata sul diritto dei più forti (numericamente), coltivano la speranza della giustizia e della solidarietà e si rifiutano categoricamente di accettare passivamente il presente. Per iniziare a cambiare occorre mettere in campo una Legge Finanziaria che promuova e incentivi la gestione associata al fine di favorire il processo di riorganizzazione sovracomunale dei servizi, delle funzioni e delle strutture; sostenga l’iniziativa dei Piccoli Comuni, volta a introdurre nuovi modelli organizzativi legati all’e-governement e alla realizzazione di sportelli multifunzionali; fiancheggi i Piccoli Comuni nel reperimento delle risorse per la redazione dei progetti comunitari; adotti adeguate misure in favore dei cittadini residenti nei Piccoli Comuni al fine di contrastare i fenomeni di spopolamento e abbandono del territorio; rafforzi gli interventi a favore dell’occupazione e dell’imprenditoria, in particolare di quelle giovanile e femminile, nell’ambito dello sviluppo locale; valorizzi e salvaguardi le identità culturali, le diverse etnie linguistiche delle popolazioni,nonché le produzioni tipiche dell’agricoltura e dell’artigianato locali; incentivi l’attivazione dei servizi di telemedicina; realizzi l’innovazione tecnologica e l’utilizzo di fonti energetiche alternative nei territori dei Piccoli Comuni. Occorre una Legge Finanziaria che alimenti il sogno di difendere un patrimonio immenso di valori e saperi da tramandare alle future generazioni. Tutto questo è possibile a condizione che la politica recuperi la sua dimensione di speranza. Sognare non è fuggire la realtà. E’ sganciarsi dalle evidenze, lasciare deliberatamente i sentieri dell’obbedienza, proiettarsi in una realtà che si osa pensare differente. Questo è il nostro sogno. Questa, la nostra sfida di una Italia migliore che parte dai Piccoli Comuni italiani e dal Mezzogiorno d’Italia in particolare”.

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