Aborto con pillola. Mai con lo zucchero

Il “Vito Fazzi” di Lecce pratica l’aborto tramite pillola RU 486. Lo fanno solo altre tre città in Italia

Al Fazzi di Lecce hanno chiesto la pillola abortiva 15 donne in tutto, senza effetti collaterali. Ogni azienda sanitaria può introdurre la pillola come metodo abortivo. Ma mancano un coordinamento tra Ausl che la usano e una normativa ministeriale che ne regoli l’impiego

La potremmo definire la pillola che divide. Perché da quando si è introdotto l’argomento del suo utilizzo in alternativa al tradizionale aborto chirurgico, accesi dibattiti hanno spaccato in due non solo gli ambienti della medicina, ma anche quelli della politica, dell’etica, della religione. Si chiama RU 486 e dallo scorso febbraio viene usata all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce (Ausl Lecce 1). Solo in altre tre città italiane, Torino, Reggio Emilia e Pontedera, si sperimenta allo stesso modo. Il Tacco ha però constatato che ancora non esistono né un coordinamento nazionale tra Ausl che già praticano il trattamento, anche se queste cercano di rimanere in contatto tra loro (è accaduto così tra la Lecce 1 e la Torino Sant’Anna, che è stata la prima azienda a proporre la RU), né una normativa ministeriale che ne regoli l’impiego. In tutto hanno abortito con la pillola presso l’ospedale di Lecce 15 donne, di età differenti. E in nessun caso si sono riscontrati effetti collaterali. La valutazione sulla nuova modalità abortiva da parte dell’equipe medica che l’ha eseguita è, dunque, positiva. D'altronde da febbraio ad oggi non si è “sperimentata” la pillola abortiva al Fazzi (come erroneamente si crede), ma si è “somministrata” in maniera controllata, cioè sotto il monitoraggio dei medici. Infatti la RU486 è in commercio dal 1980, da 26 anni in tutto il mondo. Ma a Lecce mentre c’è chi saluta l’utilizzo della pillola RU 486 come un metodo necessario perché meno invasivo, e dunque meno traumatico, rispetto all’aborto chirurgico (per quanto possa mai essere poco traumatica la decisione di interrompere una gravidanza), c’è anche chi crede che esso possa “facilitare” la scelta dell’aborto. Ovvero, la donna che sapesse di non doversi sottoporre necessariamente ad intervento chirurgico, prenderebbe più a cuor leggero la decisione di abortire. (articolo tratto dal numero di novembre del Tacco d’Italia)

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