I mosaici della Chiesa di Santa Maria della Croce

Interpretazione simbolica dei mosaici: intervista a Gino Pisanò

La Chiesa di S.Maria della Croce è stato oggetto di studi fin dall’inizio del Novecento, quando l’archeologo tedesco Artur Haseloff la portò all’attenzione internazionale. A quel periodo si devono anche i primi interventi di consolidamento e restauro. Conserva al suo interno splendidi mosaici del V-VI sec. d.C., oltre ai pregevoli affreschi bizantini (XI) e gotici (XIV sec.), un patrimonio artistico più volte oggetto di restauri conservativi e di studi specialistici

L’importanza storico-artistica della Chiesa di S.M. della Croce (Casaranello) è stata oggetto di studi specialistici fin dagli inizi del secolo scorso ( A.Haseloff 1907, W.De Gruneisen 1906, W.Ainalov, 1909). Sull’interpretazione dei mosaici paleocristiani sono stati pubblicati poi i saggi di R.Bartoccini, M.M. Trinci Cecchelli e G.Bovini. La segnalazione della situazione di degrado all’interno della Chiesa lanciata qualche anno fa da Gino Pisano’, valse a sollecitare l’ intervento della Sovrintendenza che ha poi operato il restauro, portato a termine nel 2001. Intervista a Gino Pisano’, ispettore onorario ai Beni Culturali, ed autore, tra l’altro, di una sua lettura interpretativa. della simbologia del manufatto musivo. Qual è la sua lettura dei mosaici di Casaranello? “Per quanto riguarda il manufatto musivo del V° sec. , la novità sta nel fatto che per la prima volta figure e disegni policromi, già utilizzati nei mosaici di età romana, ad esempio nelle ville d’epoca imperiale o nel duomo di Aquileia, vennero assunti all’interno di un linguaggio allegorico, facendosi veicoli di una nuova tematica religiosa, connessa agli esiti del concilio di Efeso ( 431 d.C.) in cui si proclamo’ il dogma di Maria, madre di Dio e guida dell’uomo verso la salvezza rappresentata dalla Croce. Già il titolo della chiesa ( Sancta Maria Crucis o de Cruce) rinvia a questo concetto. Pertanto se la prima zona rappresenta i nove cieli dell’Empireo, la seconda invece il mondo sublunare, ossia il Paradiso terrestre ( vedi le code di pavone in chiave di volta ) per giungere poi ad allegorizzare la terra ( parallelepipedo al centro dell’universo stellato, quadrato alternato all’ovale, simbolo del cielo) e l’uomo ( il numero cinque a scacchiera impresso sul parallelepipedo e ricorrente fra il quadrato e l’ovale), destinatario della creazione. Maria è simbolizzata dal nimbo rosso, al vertice di esso è invece la croce giallo-oro, in quanto terminale di salvezza. Quei motivi fitomorfi e zoomorfi, da semplici motivi decorativi, qui stanno a significare il Paradiso terrestre. Le due zone musive, la cupoletta e l’arcone absidale, sono collegate da simboli eucaristici, la vite, la melograna, e la pigna, oltre alle tre meduse degli angoli”. Quali le fonti, a prova di questo percorso interpretativo? “Le fonti sono nei “Dialoghi delfici” di Plutarco, nella cultura pitagorica e poi neoplatonica, Plotino, Zoroastro, Indicoplentes, Tolomeo, oltre che nella simbologia cristiana delle origini. Non meravigli la natura pagana di alcune fonti, poiché siamo nella fase del sincretismo religioso, fra cultura pre-cristiane e linguaggi simbolici cristiani”. Come è possibile contribuire ad una maggiore sicurezza del patrimonio artistico della Chiesa?“Prima di tutto la sorveglianza attenta e continua all’interno della Chiesa da parte del personale interessato alla sua tutela. Ciò in particolare quando la Chiesa è frequentata da gruppi di persone piuttosto numerosi, anche durante le funzioni religiose, donde la necessità di togliere immediatamente i banchi addossati proprio agli affreschi, per impedire qualsiasi forma di contatto con essi.Pertanto occorrerebbe aumentare la presenza di personale in occasione di visite caratterizzate da presenza superiore alla norma. In secondo luogo proteggere con teche di cristallo antiproiettile tutti o quasi gli affreschi che sono alla portata del pubblico. In terzo luogo invitare i tecnici della Sovrintendenza a monitorare periodicamente lo stato dei manufatti artistici presenti nella Chiesa.Ad esempio, osservare la presenza di eventuali tracce di umidità o di essiccamento dei materiali cromatici, la tenuta dell’intonaco in presenza di elementi che ne possono alterare la monocromia, ecc.La tutela si impone soprattutto per la Madonna col Bambino e la Santa Barbara. Ritengo infine che sia urgente dotare l’edificio di un impianto di allarme collegato con le Forze dell’ordine per evitare spiacevoli sorprese come quella relativa al trafugamento delle antiche campane.”

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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