Piccoli Comuni: le proposte di Anci Puglia

La Regione intervenga in favore dei piccoli centri

Il Comitato direttivo di Anci Puglia denuncia un aggravarsi, negli ultimi anni, del divario tra grandi e piccoli centri. Ma questi sarebbero ancora animati da un particolare dinamismo e da un naturale senso conciliazione tra passato e futuro. Alla Regione spetterebbe, quindi, la valorizzazione di queste caratteristiche per il raggiungimento di concrete possibilità di crescita

A cura del Comitato direttivo Anci Puglia “Negli ultimi anni il gap socio-economico che separa grandi e piccoli centri si è accentuato, sebbene nei piccoli Comuni non appare sopito un certo dinamismo ed una naturale tendenza verso spinte d'innovazione e di sviluppo. Le caratteristiche peculiari che danno forza a questo dinamismo sono il senso di comunità e la memoria storica che spingono le realtà locali a tentare una sintesi tra tradizione e modernità, cercando di contenere l'abbandono, la chiusura e la marginalità cui sembrano inevitabilmente destinate e, nello stesso tempo, mostrando interesse verso le potenzialità offerta dalla evoluzione tecnologica. È opportuno che la Regione sostenga tali esigenze, e dia risposte concrete alla richiesta di crescita locale, anche mediante la costruzione, facilitazione ed agevolazione della comunicazione interistituzionale e, soprattutto, ponendo in essere iniziative tese a non far mancare il necessario sostegno allo sforzo, non solo sotto il profilo finanziario, che gli enti di minore dimensione demografica devono sopportare per non ampliare ulteriormente il gap socio economico. Per conseguire tale obiettivo appare assolutamente indispensabile fare leva su una sinergia di azioni che non possono prescindere dall'implementazione e miglioramento, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, dei servizi rivolti al cittadino, dalla valorizzazione dell'inestimabile patrimonio culturale ed ambientale custodito da secoli dai Piccoli Comuni e dalla promozione dell'elevato grado di qualità della vita di cui tali Enti sono orgogliosi e strenui difensori. Le azioni, inoltre, devono stimolare l'aggregazione intercomunale, spingere a fare rete, o meglio ancora, sistema, coniugare l'intervento pubblico con quello privato e rafforzare la fiducia ed il grado di cooperazione tra i vari soggetti che operano sul territorio, il tutto in un quadro strategico largamente condiviso: solo così sarà possibile gettare le fondamenta di una effettiva crescita e rimodulare le condizioni per lo sviluppo delle aree più svantaggiate. Occorre, pertanto, consolidare le piccole realtà locali ed offrire loro strumenti efficaci per uscire dalla crisi in cui versano scongiurando il pericolo di estinzione cui sembrano inesorabilmente destinati, e rilanciare, in queste aree, la competitività territoriale. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, il Comune è divenuto il primo e significativo momento di aggregazione politica e sociale di una comunità locale e, in questa nuova veste e nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale, ha visto ampliarsi la sfera della titolarità delle proprie competenze, e ciò indipendentemente dalla propria dimensione demografica e territoriale e dalla propria capacità organizzativa. In questo nuovo quadro istituzionale, i Piccoli Comuni inevitabilmente vanno incontro a gravi difficoltà nel gestire funzioni e servizi sia propri che conferiti, stante la carenza di risorse umane, finanziarie e strumentali che di fatto impedisce loro di svolgere, con la necessaria adeguatezza di mezzi, le proprie competenze e valorizzare le proprie peculiarità. La capacità organizzativa e le condizioni imposte dal “mercato globale” inoltre, inevitabilmente si scontrano con una visione meramente campanilistica del Piccolo Comune ed impongono sia un mutamento di natura “culturale”, sia l'esaltazione di azioni congiunte anche a livello sovra comunale, sia la sperimentazione di nuove sinergie senza le quali le piccole realtà locali rischiano di divenire l'anello debole del processo di sviluppo e di uscire dai circuiti programmatici e finanziari regionali, nazionali e comunitari. Si impone, quindi, con estrema urgenza, la definizione e l'implementazione di una politica regionale che abbia tre direttrici principali: a) sostegno delle capacita organizzative soprattutto del piccolissimo Ente; b) incentivazione al processo di integrazione intercomunale, finalizzata alla gestione associata di funzioni e servizi; c) elaborazione di strumenti efficaci per lo sviluppo locale”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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