La chiesa di S.M. della Croce

Intervista a Marina Falla Castelfranchi

Marina Falla Castelfranchi , docente di Storia dell’arte bizantina e di Storia dell’arte medievale presso l’Università del Salento, ritiene che la chiesa di Casaranello sia da datare all’inizio del VI° secolo. E rivela: “E’ possibile che in origine custodisse un frammento della vera croce di Cristo”

In questa intervista chiediamo alla prof.ssa Marina Falla Castelfranchi, docente di Storia dell’arte bizantina e di Storia dell’arte medievale presso l’Università del Salento di aggiornarci sugli studi specifici. Di quale importanza storica è l’affresco che raffigura la Madonna col Bambino,recentemente restaurato? “L’affresco è di sicura origine bizantina perché, innanzitutto a Bisanzio la Vergine è strumento dell’incarnazione per antonomasia e per questo suo ruolo occupa, soprattutto dopo la fine dell’iconoclastia ( metà IX sec) lo spazio in cui si annidano le immagini gerarchicamente più significanti del ciclo, il catino absidale. In questo caso la posizione del pilastro su cui è campito l’affresco, che è il più vicino al presbiterio e la scelta stessa del tema iconografico sono in relazione alla dedica dell’edificio alla Vergine. Non è casuale poi che proprio su questo affresco sia graffita la significativa iscrizione della prima metà dell’XI sec. circa , studiata da Jacob, che ricorda una secondaria consacrazione della chiesa dedicata alla Vergine alla presenza di un vescovo di Gallipoli”. Come pensa che si possa intervenire per evitare che si ripetano episodi come quello dello sfregio all’affresco? “Educare la gente al rispetto del proprio passato. Noi stessi dobbiamo essere i primi fieri custodi del nostro patrimonio”. Nei suoi studi la Chiesa di Casaranello occupa un posto di rilievo. Qual è l’importanza di questo edificio sacro da lei recentemente datato al VI sec. d. C. e non al V, come finora è stato fatto? “Nel quadro dell’architettura paleocristiana del Salento, molto ricco ma poco noto, la Chiesa emerge per tutta una serie di elementi: per la raffinatezza della costruzione che utilizza conci tagliati all’uopo e non riutilizzati come nelle altre costruzioni coeve. In secondo luogo al suo interno presenta l’unico mosaico parietale che si sia conservato (ad esclusione di pochi altri citati nelle fonti relative alla Puglia settentrionale). Tra i vari problemi vi è quello della sua funzione, perché se gli altri edifici coevi del territorio possono essere letti come chiese rurali, cioè edifici costruiti in relazione alle esigenze della popolazione rurale, la raffinatezza e l’importanza indicano una funzione diversa. Alla luce degli esiti raffinati sotto più aspetti ( decorativi, architettonici) si può ipotizzare che l’edificio in origine custodisse un frammento della vera croce, tenendo presente che frammenti della preziosa reliquia circolavano in Occidente a partire dal IV secolo ( per esempio presso Nola, a Cimitila). Altro punto interessante è la dedica alla Vergine che si riflette probabilmente nell’ originaria decorazione nel catino absidale, oggi scomparsa, di cui rimane un’aureola al centro dell’abside. Una decorazione che doveva comprendere la Vergine col Bambino sul trono del tipo di quella raffigurata nella celebre capuana abside della Chiesa di Santa Maria Suricorum ( metà V secolo).” Come considera gli ultimi restauri effettuati? “Sono stati estremamente positivi poiché hanno rispettato il manufatto, intervenendo con molta delicatezza ove è stato necessario e, come avviene di consueto dopo una campagna di restauro, la conoscenza delle varie stagioni pittoriche si è meglio chiarita. Sono inoltre emersi nuovi affreschi, fino ad oggi poco leggibili”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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