Il reality show dello sbarco in Libano

La guerra sotto i riflettori

I militari italiani arrivano in Libano. Dove li attendono giornalisti e troupe televisive. Il Grande Fratello va anche in guerra

Chissà cosa avranno pensato i libanesi quando hanno visto sbarcare sulle loro coste i soldati italiani nei giorni scorsi. Già, perché ad attendere i nostri militari c’erano decine e decine di telecamere, centinaia di giornalisti, fotoreporter, tecnici radio-televisivi. Una volta era l’esercito ad arrivare per primo: apriva un varco in un nuovo territorio, bonificava il terreno e rendeva transitabile un percorso. Ora la TV arriva prima di tutti: prepara il set per le riprese, ingaggia qualche comparsa locale, regala bandiere tricolore, da far sventolare e filmare al passaggio dei nostri militari, ai bambini del posto. Proprio una TV verità. Un altro aspetto comico della vicenda, però, ha contribuito a crearlo il comando della nostra missione, distribuendo ai giornalisti orari e luoghi precisi dello sbarco: non proprio un esempio di come garantire la sicurezza, la riservatezza e l’incolumità dei militari. Ma si sa, chi decide le guerre poi non vi partecipa. E come sarebbe stata diversa la storia del mondo se i capi avessero combattuto al fianco dei popolani. Purtroppo, come si sente dire spesso, “la storia non si fa con i se e con i ma”. Certo è che certe cose indignano.

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