Province inutili?

Giovanni Pellegrino, presidente della provincia di Lecce, si esprime circa il dibattito sulla utilità/inutilità delle istituzioni intermedie

In mancanza di funzionali forme associative tra i comuni e in sistemi a municipalità diffusa, le province si pongono come un indispensabile ente di raccordo con la regione

Nell’ormai ciclica discussione riguardo la soppressione o meno delle province, Giovanni Pellegrino, presidente della provincia di Lecce, nonché membro per molti anni della commissione affari costituzionali del senato, torna a ribadire l’importanza e l’indispensabilità dell’esistenza di un livello istituzionale intermedio tra comuni e regione. Secondo Pellegrino i termini “regione” e “provincia” in un certo qual modo si equivalgono, in quanto si riferiscono a realtà territoriali e istituzionali abbastanza omogenee. Non così il termine “comune”, che denota, invece, entità territoriali assai diverse tra loro: con questo termine, infatti si può indicare indistintamente sia Milano che Arnesano, ovvero un altro centro decisamente più piccolo. Malgrado l’estrema diversità delle realtà istituzionali che individua, il comune (a differenza di regione e provincia) è un ente a competenza universale, che dovrebbe farsi carico di tutti i bisogni dei suoi cittadini: impresa faticosa per comuni di piccole dimensioni. Rispetto a questi un livello istituzionale intermedio è, quindi utilissimo e indispensabile, almeno fino a quando non si creeranno efficienti forme associative tra comuni. Tutto questo, sempre secondo il presidente della provincia, si riflette sul nodo centrale del problema che concerne il conferimento a livello più basso dei troppi poteri di amministrazione intestati alle regioni, che (almeno alcune) resistono a spogliarsene. In conclusione, quindi, le province sono utili in situazioni di municipalità diffusa e di piccole dimensioni, poiché diventano il punto ottimale per l’attribuzione di poteri di amministrazione di area vasta.

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