Don Cesare Lodeserto cittadino moldavo

Riconoscimento del Presidente della Repubblica Vladimr Voronin per l’impegno reso alla Moldavia

Grande gioia per il fondatore del centro d'accoglienza regina Pacis che da poco è stato ins la cittadinanza moldava.

“Finalmente anche io sono un immigrato”. E’ stato questo il primo commento di Don Cesare Lodeserto, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato di Moldova del Decreto con il quale il Presidente della Repubblica Vladimir Varonin in data 21 luglio 2006 concedeva la cittadinanza moldava, riconoscendo l’impegno profuso in Italia e nei paesi dell’est per i cittadini moldavi. “Tale riconoscimento – ha detto don Cesare – ha un grande valore per la mia vita personale, perché dopo aver servito per anni gli immigrati oggi anche io sono un immigrato, ho un passaporto diverso, appartengo ad un paese povero, sono parte di un popolo che soffre ed io con loro”. E’ giusto ricordare quanto abbia fatto il sacerdote di Lecce per i moldavi, dalle vittime della tratta a quanti dormivano per le strade o nei dormitori, dai detenuti ai clandestini, per tutti una risposta di carità. Fino a giungere in Moldavia, dove le opere di carità e l’impegno è tale che gli ha meritato la concessione della cittadinanza. Continua don Cesare: “Finalmente anche io avrò il passaporto blu, quel passaporto che in Europa viene definito, in forma dispregiativa, il passaporto delle ragazze di strada, puntando il dito sulla loro condizione di sfruttamento. Porterò sempre con me quel passaporto per dire concretamente, e non a parole, il valore della condivisione, del vivere e sacrificarsi per gli altri”. Sono espressioni che lasciano intravedere la passione di don Cesare per i moldavi e la certezza di dover continuare lungo tale percorso di carità. La Fondazione Regina Pacis oggi in Moldavia eroga, sempre in piena comunione con la Chiesa cattolica ed il suo Vescovo Anton Cosa, servizi diversificati e di grande valore, che vanno dalle attività di carità alla formazione, dalla tutela dei deboli ai progetti di sviluppo locale. “Per amore del mio popolo – dichiara ancora don Cesare, facendo sua una espressione del Profeta Isaia – non tacerò, e saranno espressioni di amore e di donazione agli altri, all’ombra del Maestro, anche lui immigrato per forza, fin da piccolo con Maria e Giuseppe”. La gioia dei ragazzi, l’impegno dei volontari e dei collaboratori di sempre, la curiosità dei bagnanti, abituati in passato a vedere la struttura di accoglienza in modo del tutto differente, hanno caratterizzato i primi giorni di Casa Regina Pacis e soprattutto della sua nuova funzione. Ormai, come in tanti hanno più volte affermato negli ultimi tempi, il territorio non aveva più bisogno di un Centro di accoglienza per immigrati, per cui è risultato naturale cambiare la destinazione d’uso della struttura, conservando sempre lo stesso spirito di accoglienza ed attenzione a beneficio di quanti hanno bisogno, e nello stesso tempo erogando un servizio qualificato a beneficio di bambini, giovani e famiglie. Casa Regina Pacis accoglie ragazzi provenienti non solo dal territorio locale, ma anche dal resto della Regione Puglia ed altre città, anche del nord Italia, coinvolgendo ed impegnando tutti in una sola proposta educativa e formativa, coordinata dall’esperienza dei giovani del movimento di Azione cattolica e dalla loro capacità di saper animare i ragazzi. Il consenso è stato unanime, da una parte perché era attesa la svolta del cambiamento di destinazione della struttura, dall’altra perché il territorio avvertiva l’esigenza di un complesso ricettivo idoneo per i ragazzi e con all’interno educatori preparati. La Chiesa di Lecce, grazie alla lungimiranza del suo Arcivescovo, ancora una volta ha saputo cogliere i segni dei tempi ed ha offerto al territorio un servizio molto atteso: i ragazzi, sempre numerosi, stanno vivendo momento di formazione e di gioia, le famiglie constatando quanto sia importante inserire i propri figli in percorsi di formazione autentica e motivata, anche nel periodo estivo. Un plauso va ovviamente ai volontari ed agli animatori, i quali stanno esprimendo un servizio fortemente motivato, che scaturisce anche dalla feconda esperienza dell’Azione Cattolica Ragazzi. E’ altrettanto ovvio che a questa esperienza, i cui risultati sono stati inattesi, visto il successo, dovrà esserci un seguito ed un miglioramento, perché il prossimo anno la proposta educativa possa essere ancor di più qualificata e promotrice di altrettanti valori. Saranno cinque, e non più dieci, gli anni di residenza regolare in Italia necessari per ottenere la cittadinanza italiana, concessione che deve essere sempre sottoposta alle verifiche del Ministero dell'Interno. Lo proposta di Legge, presentata dal Ministro Amato, avvia un nuovo e rivoluzionario percorso sulla presenza degli stranieri in Italia, per i quali la cittadinanza rappresenterà un punto fermo e validissimo per una integrazione reale. La proposta prevede che anche i bambini, nati in Italia da almeno un genitore regolare, possano acquisire subito la cittadinanza. Le legge offre eguale possibilità ai minori nati all'estero, ma dotati di requisiti come la frequenza di cinque anni di scuola in Italia. Si allungano, invece, i tempi per la richiesta della cittadinanza dopo il matrimonio contratto con un cittadino italiano: dagli attuali sei mesi si passerebbe ai due anni, anche al fine di contrastare l’uso illecito del matrimonio per ottenere la cittadinanza. I due anni dovrebbero essere in funzione della reale stabilità del legame matrimoniale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato inoltre un decreto che rende diverso e soprattutto più semplice il meccanismo dei “ricongiungimenti familiari”, recependo una direttiva europea e modificando l'attuale legge sull'immigrazione. Un cittadino straniero, regolare sul territorio italiano, non avrà più bisogno di dimostrare che il figlio minore, ancora all’estero, è a suo carico per farlo venire in Italia, fatta salva l’autorizzazione del coniuge che rimane nel proprio paese, soprattutto se in regime di separazione o divorzio. Cambia anche l'idoneità dell'alloggio, che per la validità ai fini del ricongiungimento familiare si avvarrà dei requisiti stabiliti dalla Asl del territorio. Inoltre l’ingresso in Italia per motivi di salute permetterà ai genitori che accompagnano un figlio di poter lavorare e partecipare al sostentamento del congiunto. Tali scelte sono il segnale di una svolta dell’Italia nel rapporto con l’immigrazione. Il coraggio della politica deve essere però sostenuto anche da percorsi culturali, perché devono essere superati i pregiudizi nei confronti dell’immigrato, le paure, le facili criminalizzazioni e tutti quei fattori che troppo spesso hanno rappresentato elemento di divisione e non di integrazione. Agli immigrati deve anche essere chiesto di saper isolare le frange di criminalità e violenza, che troppo spesso spadroneggiano anche nel loro mondo, perché tutti coloro che delinquono siano messi nella condizione di non nuocere e soprattutto non inquinare il valore e la risorsa umana e culturale di ogni straniero in Italia. Sempre senza sosta il contrasto al “turismo sessuale” in Moldavia messo in atto dalla Fondazione Regine Pacis. Il periodo estivo, purtroppo, ha visto l’intensificarsi della presenza di stranieri, tra cui non pochi italiani, sempre pronti a coinvolgere ragazze, anche minorenni, come merce di piacere personale. Chiude temporaneamente per effettuare degli interventi di ristrutturazione il Centro accoglienza immigrati “Santi Medici” di Lecce, la cui riapertura è prevista per i primi giorni di settembre. Sempre in attività il legale della Fondazione Regina Pacis, sia in Italia che in Moldavia, per ogni utile consulenza. Basta contattare l’indirizzo di posta elettronica [email protected], con la possibilità di scrivere nelle seguenti lingue: italiano, inglese, russo e rumeno. L’Università dei Padri Gesuiti di San Francisco, negli Stati Uniti, ha invitato la Fondazione Regina Pacis ed in particolare don Cesare Lodeserto a tenere una settimana di lezioni ed approfondimenti con i propri studenti in materia di traffico degli esseri umani e tratta delle donne schiave del sesso.

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