San Cesario a San Cesario

Cesario, dall’Africa a Terracina

La festa religiosa di San Cesario si tiene il 7 novembre ma i festeggiamenti civili si svolgono dal 26 al 27 luglio

A San Cesario si festeggia San Cesario. Di origine africana, Cesario si trasferì in Italia, precisamente a Terracina, nel primo secolo d.C. In quel tempo, si teneva un rito pagano veramente cruento: ogni anno, un giovane si doveva immolare agli dèi, gettandosi con il suo cavallo da una alta rupe. L’imperatore Traiano decretava poi che quel giovane, che aveva dato la vita alle divinità, diventasse un semidio. Cesario, da buon cristiano, si oppose strenuamente a questo macabro rito pagano e perciò fu punito. Rinchiuso in un sacco, venne gettato in mare e fatto affogare. Ma la sua fama, dopo la morte, crebbe enormemente ed arrivò anche nel Salento, dove un intero paese volle intitolarsi al santo, per la grande devozione nei confronti del giovane martire cristiano. La festa religiosa di San Cesario si tiene il 7 novembre ma i festeggiamenti civili si svolgono in luglio. Infatti, nel 1724, i duchi Marulli, feudatari del paese, molto fedeli a San Cesario, vennero a conoscenza del fatto che a Lucca erano custodite le reliquie del santo e riuscirono ad ottenerne un braccio da portare nel loro paese. L’arrivo della preziosa urna, in una domenica di luglio, venne festeggiata con grande partecipazione dal popolo e da allora si stabilì che ogni quarta domenica di luglio venisse ricordato il santo protettore. Secondo Girolamo Marciano, il paese di San Cesario ha origini romane: era cioè un accampamento della guarnigione romana di stanza a Lecce, allora Lupiae. Si chiamò “Cesario” in onore di Cesare e degli imperatori romani ma, in seguito all’affermazione del Cristianesimo, il paese scelse come protettore San Cesario, il cui nome era simile all’antico toponimo del paese. Lo sviluppo del paese comincia nel dodicesimo secolo, quando fu sottoposto alla contea di Lecce. Portato in dote da Maria D’Enghien a Raimondello Orsini Del Balzo, principe di Taranto, passò in seguito agli Acaya, ai Condò e ai Bonsecolo, dalla cui famiglia passò per matrimonio ai Guarini, che lo tennero fino al 1610. Molti miracoli vennero attribuiti al patrono, come l’aver salvato il paese da un terribile terremoto del 1743 e da quello del 1833; inoltre, da un violento ciclone che si abbattè su questa zona il 27 agosto di molti anni fa. Gli abitanti di San Cesario sono famosi per essere ghiotti di lumache e di fagioli e per questo vengono chiamati “ccuegghicozze” e “mangiapasuli”. Un curioso aneddoto racconta che, molto tempo fa, durante i festeggiamenti in onore di San Cesario, un gruppo di leccesi si recò in paese. Così si mise a canticchiare: “Santu Cisariu, nu chiuddu e na cozza/ Santu Cisariu ‘ddhu tanchene a sciutu?/ Cozze piccinne cugghiendu anderà,/ Santu Cisariu ccu li onori/ santu Cesariu ccu li pasòli”, cioè, “San Cesario, una chiocciola ed una lumaca/ San Cesario portiamo in carrozza,/ San Cesario dove diamine è andato?/ Lumachine è andato a raccogliere/ San Cesario con gli onori/ San Cesario con i fagioli”. Questo fece scatenare l’ira degli abitanti del paese che provocarono una rissa con i leccesi ed i festeggiamenti dovettero essere sospesi. Storie e storielle, alimentate dalla fervida fantasia popolare di un tempo in cui i moderni mezzi di comunicazione non imperversavano ancora, sottraendo ogni spiraglio all’immaginazione. Non si può mancare, dunque, all’annuale festa patronale di San Cesario.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!