Tar: “Il contratto per la gestione rifiuti è nullo”

Accolto il ricorso della Avvenire Soc. Coop. Srl

Torna in discussione a Casarano il servizio di spazzatura partito lo scorso 1° aprile. Ato e impresa appaltatrice hanno annunciato di ricorrere al Consiglio di Stato

Il contratto stipulato tra la “Geotec Ambiente srl” e l’Autorità di Bacino Le/3, relativo alla gestione del servizio dei rifiuti solidi urbani per il Comune di Casarano, è inefficace. Lo ha stabilito il Tar di Lecce durante la Camera di Consiglio del 21 giugno (decisione pubblicata mercoledì scorso), accogliendo parzialmente il ricorso proposto dalle società “Avvenire Soc. Coop. srl”, “Cave Marra Ecologia srl” e “Topre srl”, difese e rappresentate dall’avv. Valeria Pellegrino. Il nuovo servizio di spazzatura, partito solo il 1° aprile scorso, viene clamorosamente rimesso in discussione, anche se l’Ato e l’impresa appaltatrice, com’era prevedibile, hanno già annunciato di ricorrere al Consiglio di Stato. I cittadini di Casarano, le vere vittime di questa incredibile vicenda, dovranno aspettare ancora, e non si sa per quanto tempo ancora, prima di godere dell’atteso servizio porta a porta di raccolta differenziata. Una vera rivoluzione nella gestione dei rifiuti che stava per partire dal 1° agosto nel quartiere di “Pietra Bianca”, per poi essere esteso gradualmente su tutto il territorio comunale. Palazzo dei Domenicani aveva già commissionato, ad una delle tipografie convenzionate, la stampa dei manifesti che annunciavano la data di inizio del nuovo servizio, ma ieri, quando è arrivata l’inaspettata sentenza, gli uffici competenti hanno precipitosamente dovuto anare l’ordine. Per il momento non se ne fa niente, anche perché la prima sezione del Tar è stata fin troppo chiara nelle motivazioni, disponendo l’anamento degli atti che hanno indetto il concorso-appalto per l’assegnazione del servizio, “che trascina automaticamente con sé tutti i successivi atti della gara, determinando altresì la caducazione/inefficacia del contratto di appalto già stipulato”. I giudici hanno fatto proprie le perplessità delle ditte ricorrenti che avevano rilevato gravi incongruenze nella stesura degli atti che i tecnici dell’Autorità del Bacino Le/3 avevano predisposto per il concorso. “La gravità delle lacune e contraddizioni che inficiano gli atti inditivi – hanno scritto nella sentenza i giudici del Tar – crea una situazione di totale incertezza nella elaborazione delle proposte progettuali tecniche ed economiche che si traduce in manifesta disparità di trattamento tra le imprese partecipanti alla procedura di evidenza pubblica di che trattasi idonea a falsare l’esito della gara stessa, dal momento che – sottolineano i giudici – incide radicalmente sulla completezza, serietà ed affidabilità delle singole offerte, in stridente violazione dei principi fondamentali di par condicio e di buona ed imparziale amministrazione”.

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