Festa grande a Maglie per San Luigi Gonzaga

21 giugno in onore di San Luigi

Tre teorie spiegano l’origine della città di Maglie. Passata di casato in casato, fino all’epoca della feudataria Francesca Capace, che la dotò di un liceo ginnasio e le fece vivere un periodo di grande ricchezza

Si festeggia il 21 giugno, a Maglie, San Luigi Gonzaga, al quale, in passato, in città era dedicato anche l’oratorio dei Luigini, oggi non più esistente. Ci sono diverse ipotesi sull’origine di Maglie e sulla storia del suo nome. Il paese potrebbe essere sorto fra l’ottavo e il nono secolo. Una delle ipotesi avanzate è quella secondo cui il paese potrebbe essere sorto dall’unione di tre casale vicini fra loro, e cioè San Basilio, Sant’Eligio e San Vito: di qui, i tre cerchi che si intrecciano, sullo stemma civico della città. Questi cerchi rappresenterebbero le maglie di una catena e, secondo l’interpretazione di Luigi Tasselli, Oronzo Macrì e Giacomo Arditi, il toponimo della città deriverebbe proprio dalla fusione dei tre casali che, uniti “a guisa di tre maglie ossia tre catenelle”, avrebbero dato vita al nuovo più grande casale. Secondo un’altra interpretazione, fornita da Oronzio De Donno, la città sarebbe stata fondata da una popolazione greca, emigrata dall’Epiro, i Malli, da cui “Malle” come si chiamava originariamente l’abitato e come è riportato in tutti gli antichi documenti. Malle sarebbe divenuto, in seguito, “Mallie”, quindi “Malie” e infine Maglie. Secondo Emilio Panarese, il toponimo troverebbe una spiegazione nella radice indoeuropea “mal”, che significa “altura”, “luogo elevato”. Questo toponimo si spiegherebbe non per il fatto che Maglie sorga su un monte, essendo il territorio di Maglie, come quasi tutto il territorio salentino, pianeggiante, ma per il fatto che, nel dialetto salentino, “munte” indica qualsiasi roccia affiorante, qualsiasi elevazione, sia pure insignificante, del terreno; e dato che “munti” sono i terreni rocciosi, così frequenti in provincia di Lecce; ecco allora che il territorio di Maglie ben si adatta a questa spiegazione. In effetti, molte strade a Maglie, fanno riferimento ad una inesistente sopraelevazione del terreno: “Muntarùne crande”, “Muntarùne piccinnu”, “Munticchiu”, solo per citarne alcuni. Il terreno intorno a Maglie è ricco di testimonianze di un passato remoto che ha interessato a più livelli questa zona. Esistono infatti numerosi dolmen e menhir, risalenti all’età del bronzo, come il dolmen Canali, sulla strada per Collepasso, in contrada Monteroni, formato da quattro lastre monolitiche che sostengono una lastra di copertura oggi rotta; il dolmen Chianca, che si trova sulla via per Scorrano; il menhir Calamari, sulla statale 16, andando verso Melpignano, in prossimità dei binari della ferrovia, alto 380 centimetri, con una base di 25 per 50 centimetri, fortemente inclinato ma ben conservato; il menhir Crocemuzza, in contrada Villa Franite, alto tre metri e il menhir Spruno, in prossimità della tratta ferroviaria Bagnolo-Maglie, anch’esso alto tre metri. Dal re Tancredi Maglie venne, nel 1190, concessa in feudo ai Lubelli che vi dominarono per ben 400 anni; passò poi ai Maresgallo, nel 1600; quindi, nel Settecento, passò ai Prato e successivamente ai Filomarino; infine, nell’Ottocento, ai Capece. Proprio l’ultima feudataria di Maglie, la munifica Francesca Capece, fece una importante donazione alla città , per l’educazione e l’istruzione della gioventù: questa donazione portò all’istituzione del liceo-ginnasio Capece, con l’annesso convitto, che divenne ben presto un punto di riferimento per la cultura salentina, e non solo; qui, infatti, si formarono personalità di primo piano nel campo scientifico, umanistico e politico nazionale. Molto rinomata, in passato, a Maglie l’ attività artigianale, con i famosi merletti a punta d’ago, realizzati dalle ricamatrici locali e i giocattoli in legno, ferro battuto, pietra leccese e ceramica, realizzati da esperti artigiani.

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