Santu Lazzaru e canti tradizionali

Da Casarano alla Grecìa, le preghiere in musica

Una tradizione molto sentita in alcuni paesi del Salento che, in alcuni casi, assume toni spettacolari. Anche così si aspetta Pasqua, per le vie e le piazze della terra d’Otranto

A Casarano, particolarmente interessante è la tradizione de “u Santu Lazzaru”, con gruppi di cantori e musicisti che intonano, per le strade del paese, canti popolari come, una volta, si faceva per ricevere in cambio frutta, uova ed altri generi alimentari. Il venerdì santo, in città si tiene la processione dei Misteri, in cui alcuni giovani indossano le armature dei soldati romani che crocifissero Gesù. Questi centurioni aprono la processione, che vede passare le quattro statue principali del Cristo alla Colonna, Cristo crocefisso, Cristo morto e Addolorata, per le strade del paese. Durante la processione, un coro intona l’inno del venerdì santo, composto nel 1940, dal maestro Ernesto Romano. Ma San Lazzaro viene festeggiato anche a Galatina, dove un intero quartiere è dedicato al santo; qui durante la festa si tiene anche la “cuccagna”, un antico gioco di piazza in cui i concorrenti devono arrampicarsi su uno scivoloso palo in cima al quale è un ricco premio. Anche a Sannicola, nella notte fra il sabato e la domenica delle Palme, si tiene “Lu Lazzarenu”: delle squadre di cantori, con l’accompagnamento di fisarmoniche, chitarre ed altri improvvisati strumenti, vanno in giro di casa in casa ad annunciare la Resurrezione di Lazzaro e a chiedere uova e formaggio. Allo stesso modo, nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, questi cantori intonano le “Mattinate” davanti alle case di parenti e amici. “Ce custi o gaddho na cantalisi”, cioè “si udì il gallo cantare”, è uno dei versi più evocativi della Passione grika, “Ti Passiuna tu Kristù”, “La passione di Cristo”, che da Sternatia a Zollino, da Calimera a Castrignano dei Greci, si cantava durante il periodo quaresimale nei paesi della Grecìa salentina. I canti della Passione, insieme a quelli “tu Santu Lazzaru”, sono considerate una delle forme più antiche del teatro classico e, due anni fa, sono state al centro di un convegno di studi che si è tenuto proprio a Sternatia, nel periodo di Pasqua, organizzato dall’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dall’associazione culturale Ernesto De Martino, insieme al Comune di Sternatìa. In occasione del convegno si sono ritrovati i più autorevoli studiosi di tradizioni popolari insieme a diversi gruppi di cantori, accorsi da tutta l’Italia meridionale. L’anno scorso, poi, in una “quattro giorni” a Sternatia e Cutrofiano, organizzata da Luigi Chiriatti e Gianni De Santis, i canti della Passione sono stati rivisitati anche da Giovanna Marini, una folk singer e studiosa di tradizioni popolari, dal cantastorie calabrese Otello Prefazio e da numerosi gruppi fra i più anziani della Grecìa Salentina. Ma anche quest’anno il programma di appuntamenti organizzato da questi Comuni è di quelli da non perdere. Un tempo, infatti, vi erano dei cantori in quasi tutti i paesi grecanici. Per lo più si trattava di due cantori, il fisarmonicista, un ragazzo che reggeva un ramo di ulivo con santini e nastrini rossi e bianchi, che andavano in giro casa per casa, fino a raggiungere anche le masserie, in aperta campagna, e intonavano i loro canti in cambio dei quali chiedevano un’offerta in natura. Questi canti narravano la Passione di Cristo in griko, alternando anche strofe in dialetto salentino e si accompagnavano con antichi strumenti come il cupo-cupo, il tamburello, la chitarra battente ed altro. La Passione era composta da 66 quartine e a volte gruppi di cantori si sfidavano fino all’alba per vedere chi riusciva ad ottenere più consensi ed offerte. Nei paesi grecanici, poi, era in uso un gioco, detto “filocco”, che consisteva nel tentare di afferrare coi denti un uovo lesso che penzola fra due contendenti, legato ad un filo.

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