Sannicola, una festa in onore “te lu masciu”

La storia di una ricorrenza tra passato e presente

Le tradizioni medievali e i festeggiamenti dei giorni nostri, per riscoprire le usanze di un tempo e ripercorrerle, almeno una volta all’anno.

Domenica 29 maggio, si tiene a Sannicola la festa “te lu Masciu” (Il Maggio), per il nono anno consecutivo. Questa festa, voluta dall’Amministrazione comunale, con lo scopo di recuperare le tradizioni di Sannicola, è la riproposizione di una cerimonia medievale che si teneva nel piazzale dell’abbazia di San Mauro. E proprio nelle abbazie di San Mauro e San Salvatore, sulla collina dell’Altolido, sono da ricercare le origini di Sannicola. L’abbazia di San Mauro era stata fondata, intorno all’anno mille, dai monaci basiliani, arrivati in terra d’Otranto per sfuggire alle persecuzioni degli imperatori iconoclasti. Ben presto, era diventata un centro culturale e un luogo di meditazione, dove gli abitanti del posto potevano trovare pace. Il territorio allora si chiamava “Rodogallo”, in greco “luogo delle belle rose”. Il primitivo nucleo abitato di Sannicola, dunque, era una grancia basiliana dipendente dall’abbazia di San Mauro e che venne intitolata a San Nicola, santo di origine orientale, da cui il villaggio prese la denominazione. Dopo la messa a coltura della foresta di Sant’Agata, Sannicola conobbe, nei secoli XVI e XVII, uno straordinario sviluppo economico, in particolare vitivinicolo, e i prodotti della terra potevano essere esportati in tutto il bacino del Mediterraneo grazie al porto di Gallipoli. Arrivò, nel XVIII secolo, l’unificazione dei casali Cuti, Canali, Prandico, Juri, San Simone, Crocifissi e Chiesanuova in un unico casale, Villa San Nicola, e la richiesta di distacco da Gallipoli e di autonomia politica e finanziaria. Nel 1848, il nome del paese divenne semplicemente San Nicola, o meglio, Sannicola. Il motivo di questa anomalia nell’onomastica paesana è attribuibile alla ignoranza di un burocrate: tal Nicola Raccioppi il quale, nel biennio 1848-1850, svolgeva le funzioni di delegato sindaco. Nel 1911, Sannicola ottenne il riconoscimento di comune autonomo e il definitivo distacco da Gallipoli, grazie soprattutto a Luigi Stajano, che divenne il primo sindaco. Lo stemma civico del paese raffigura, nella parte superiore dello scudo, un grappolo d’uva d’oro su fondo rosso e, nella parte inferiore, una croce rossa su fondo d’argento.Secondo le intenzioni di Gennaro Bacile di Castiglione, il quale approntò lo stemma, la croce rossa allude alle origini del casale di San Nicola,; l’indipendenza da Gallipoli è richiamata dalla partizione dello scudo, il che, in araldica, significa “libertà difesa con valore”, oppure “pace ottenuta con la giustizia”. Il grappolo d’uva indica il benessere del paese legato principalmente alla produzione vinicola e a questo si aggiunga che all’uva, dal punto di vista araldico, viene assegnato il significato dell’allegria e della simpatia. La festa de “lu masciu” vuole essere un omaggio alla primavera, alla rigenerazione della natura e, in questa giornata, le ragazze fanno un inchino ai giovani inginocchiati che offrono loro un mazzo di fiori. Questa usanza è retaggio di una tradizione medievale, quando intorno all’abbazia di San Mauro, i monaci basiliani tenevano in primavera una grande festa, proprio l’1 maggio, data che, nel calendario greco era dedicata a San Mauro. Si celebrava la messa in onore di San Mauro e, insieme ai festeggiamenti religiosi, si teneva una grande fiera alla quale accorrevano tanti commercianti dai paesi vicini e le giovani coppie suggellavano le loro promesse matrimoniali scambiandosi, nei vassoi di frutta, le primizie della terra, secondo l’usanza bizantina. Oltre al recupero di questa tradizione da parte dell’amministrazione comunale, è stata avviato un restauro dell’abbazia di San Mauro. La festa ha il sapore d’altri tempi per i costumi d’epoca, gli addobbi floreali e la musica. L’allegro corteo prende il via, domenica 29 maggio, dal centro del paese e, durante una sosta in piazza, su calessi decorati con fiori e nastri colorati, le giovani coppie vestite in abiti d’epoca fanno rivivere il rito del romantico dono dei bouquet di fiori. Si prosegue quindi verso la collina dell’Altolido e qui comincia una festa di balli, canti e suoni, con la musica dei “Manigold,” lo spettacolo coreografico degli sbandieratori di Oria, la degustazione di piatti tipici e la fiera dell’artigianto locale. In questo suggestivo scenario, la festa continua fino a notte inoltrata.Onore al merito di tutti coloro che hanno saputo far rivivere queste tradizioni popolari quando erano ormai dimenticate; quella di Sannicola è una delle più caratteristiche feste del Salento, che forse non ha ancora avuto la giusta risonanza.

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