Il CODICE DA VINCI va in scena

Dalle librerie al cinema.

Dopo il grande successo del best-seller, ora il Codice Da Vinci diventa un film. Stabiliti il cast e i tempi delle riprese. E anche il Louvre dà l'ok.

Alcuni libri nascono per essere best-sellers. Ma chissà se si tratta solo di destino. O di un intento pressante nel loro autore, sin dalla stesura della prima pagina. Gli Americani, si sa, con i best-sellers ci sanno fare. Qualcuno ha pensato che l’impulso primario di chi scrive non sia raccontare una storia, ma, piuttosto, che essa abbia diffusione mondiale. E se ne parli, e se ne parli. Dan Brown, qualunque fosse la sua intenzione originaria, ha dimostrato di essere un maestro, quanto meno nello scatenare approvazioni e dissensi e, in ogni caso, nel suscitare una reazione nei lettori. A prescindere da quale sia stato il motivo per cui ogni lettore si è avvicinato al suo Codice Da Vinci. Certamente, una gran parte del merito della fortunata diffusione del thriller l’ha giocata il “passaparola”. Molti hanno letto il libro (in tanti casi, l’hanno “divorato”, come essi stessi hanno affermato, data la scorrevolezza della scrittura e, perché no?, diciamolo, della suspance, che l’autore sa creare sul finire di ogni capitolo, “obbligando” a continuare la lettura del capitolo successivo per sapere come va a finire), dicevamo, molti hanno letto il libro perché amici l’avevano letto e ne parlavano, bene o male poco importa, ne parlavano. Così si è scatenata una reazione a catena e via tutti a leggere il Codice, alla ricerca di quel “quid”, quella rivelazione, quel “sacro graal”, per restare in tema. Chi l’ha trovato. E chi no. Come capita spesso. La storia ha inizio nel Museo del Louvre, a Parigi. Il vecchio curatore del museo viene trovato morto, sul pavimento della Grande Galleria. Egli si è tolto i vestiti, si è disposto come l’uomo vitruviano di Leonardo, gambe e braccia aperte, dopo essere riuscito a scrivere sul pavimento poche parole e numeri e il nome di Robert Langdon, un professore esperto di simbologia religiosa. Iniziano indagini, sospetti e inseguimenti “all’americana”. Accadono improvvisi colpi di scena che ribaltano, di volta in volta, la situazione e creano, questo è vero, suspance e curiosità in chi legge. Chi ha ucciso il vecchio Saunière? E perché? Indaga la polizia, capeggiata da Bezu Fache, che sospetta proprio di Langdon, e indagano, per via, diciamo così, privata, lo stesso Langdon e la poliziotta Sophie Neveu, guarda caso, nipote di Saunière. Insomma, tutto si intreccia e, questo lo dobbiamo all’autore, con grande sapienza, senza risultare mai scontato. Il tutto sullo sfondo di una Parigi religiosa e riluttante a rivelare i propri segreti. Forse questa è l’epoca giusta per un romanzo del genere, pronta ad accogliere chi insinua dubbi e sospetti e suscita scalpore. Va bene, ricordiamo che si tratta di un romanzo, con quella percentuale di fantasia e di invenzione che ad un romanzo si può concedere, anche se l’autore spesso tende a far passare ciò che dice come “verità storica” (nella prima edizione e nelle quattro ristampe successive, Brown inserisce una pagina di “Informazioni storiche”, in cui garantisce sulla fondatezza delle notizie che attraversano il libro; pagina che scompare, a partire della sesta ristampa, sostituita da un foglio bianco). Ma, a prescindere da tutto questo parlare, adesso si va in scena. La Sony trarrà dal Codice un film, che parte con l’augurio di ripetere il successo del libro. Il regista Ron Haward ha scelto il suo cast: Tom Hanks nella parte di Robert Langdon; Audrey Tatou (la simpatica Amelie) nel ruolo della poliziotta Sophie Neveu (altre candidate per questo personaggio erano Vanessa Paradis, Sandrine Bonnaire, Sophie Marceau e Juliette Binoche); Jean Reno sarà il poliziotto Bezu Fache. Chissà se la versione cinematografica del Codice, scritta da Akiva Goldsman, susciterà altrettanto scalpore del best-seller. Chissà se rimarrà fedele al romanzo di Brown. Chissà se verrà accettato anche da chi non ha accettato il libro, giustificato, magari, dal mezzo dello schermo cinematografico, al quale, spesso, tutto sembra concesso. Chissà. Le riprese inizieranno il 19 maggio 2005; l’uscita del film è prevista per il 2006. In molti già l’aspettano. Incluso il Museo del Louvre, che , per la prima volta, ha concesso i suoi locali per le riprese, naturalmente nel giorno di chiusura, il martedì, e nelle ore notturne.

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