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ambiente

29 ottobre 2013

Gli Ulivi stanno morendo: il Salento chiede aiuto

incontro a Racale

Racale. Un incontro tra Agricoltori, Istituzioni ed esperti Fitosanitari per discutere sul disseccamento rapido degli ulivi

Di Simona Palese

Racale. Epidemia. Quarantena. Cura. Salvezza. Si parla degli ulivi e di questa loro malattia come si parla dei figli e delle paure legate alla salute delle persone più care.

Circa trecento persone hanno partecipato all'incontro "Complesso del disseccamento rapido dell'ulivo" che si è tenuto ieri sera presso la Cooperativa agricola ACLI di Racale. Si respira grandissima preoccupazione, smarrimento, ma anche rabbia. "C'era chi sapeva di questa malattia già del 2010, hanno anche fatto dei seminari a Bari" si vocifera tra gli ulivicoltori. "Ora dicono che dobbiamo abbattere gli ulivi, unico patrimonio che ci è rimasto. Ma quale sostegno ci daranno le istituzioni?"
Non riescono a rispondere a tutte le domande gli ospiti del dibattito, ma dichiarano sin da subito sensata e fondata la fase di preoccupazione generale.

Nella foto: Antonio Guario



Donato Boscia, responsabile dell'Istituto di Virologia vegetale del CNR di Bari, ci dice che al momento, stando ai dati forniti dall'Ufficio Provinciale dell'Agricoltura, si parla di un'area interessata di circa 8mila ettari di territorio, che comprende Gallipoli, Alezio, Racale, Taviano, Alliste, Parabita, Matino e un altro piccolo focolaio individuato non lontano da Lequile.

"Purtroppo la diagnosi è per certi aspetti funesta, non c'è molto da fare e per il batterio in sé non esistono terapie. Gli interventi da attuare sono quelli che aiutano a limitare la diffusione della malattia: ad esempio il controllo delle erbe infestanti, trattamenti insetticidi per cercare di abbattere gli insetti vettori di questo batterio che colonizza i vasi delle piante che portano la linfa dalle radice alle foglie."

Il batterio, la Xylella Fastidiosa, è un parassita da quarantena e molti l'hanno ormai soprannominato il batterio killer degli ulivi del Salento. Arriva dalle Americhe, pare. Ci sono state delle epidemie dello stesso agente patogeno anche in alcune zone dell'Asia, ma qui nel Salento la Xylella ha colpito per la prima volta la pianta dell'ulivo, soggetto portatore non solo di economia e lavoro in questa terra, ma anche di identità culturale e paesaggistica riconosciuta in tutto il mondo.

"Un piano di insetticidi per questi insetti della famiglia dei cicadelidi, che sono diffusori e propagatori del batterio, è sicuramente un intervento importante. Poi c'è la necessità di una buona irrigazione e di cura della pianta, che ovviamente in caso di debolezza esistente è più facilmente attaccabile dalla malattia.

Infine, purtroppo, si deve oggi procedere a potature, anche drastiche. Questo non assicura la salvezza della pianta, ma interrompe quella diffusione che procede controcorrente dai rami verso il tronco e poi alle radici. La velocità di propagazione è di 20 cm al mese, quindi bisogna intervenire tempestivamente". E poi ci sono le regole di movimentazione del materiale derivante da potature e abbattimenti degli alberi, e intorno a questo tema si sviluppa parte del dibattito della serata.

"Il Servizio Fitosanitario nazionale gestisce il controllo e il contenimento in quarantena del patogeno: ce lo impongono i regolamenti comunitari e nazionali. In questo momento questo complesso è stato identificato e accertato solo in questa parte ionica del Salento.

Stiamo organizzando e abbiamo già avviato indagini e analisi per un monitoraggio a tappeto sul territorio" spiega il dottor Antonio Guario, direttore dell'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia. Di fatto il materiale non può essere movimentato assolutamente: gli ulivicoltori devono trattenere le piante malate e semmai distruggere il legno in loco. Il rischio, altrimenti, è quello di diffondere ulteriormente la malattia.


"A pochi giorni ci sarà un atto deliberativo della Giunta Regionale su quelle che sono le obbligatorietà per gli ulivicoltori: innanzitutto la lotta ai vettori che deve iniziare con l'eliminazione delle piante erbacee spontanee infestanti su cui i cicadelidi vivono, poi c'è la necessità di un monitoraggio attento e capillare con relativa segnalazione delle piante attaccate dal batterio. C'è un tavolo di discussione istituzionale aperto sul tema. Anche l'incontro di oggi ha il fine di costituire una grossa squadra perché il lavoro in questo momento deve essere collettivo di tutti gli attori coinvolti".

Non sono gli ulivicoltori sono presenti all'incontro, ma anche tantissimi vivaisti, perché la pianta a rischio non è solo l'ulivo, ma anche il mandorlo, l'oleandro, alcune specie di querce.
Verrà creata, a nord del Salento, una zona di sicurezza fitosanitaria. Un cordolo di isolamento vero e proprio, che dovrebbe impedire che l'epidemia di allarghi a zone più vaste.


"Questa vicenda deve far riflettere l'intera comunità pugliese, ma non solo. Deve interessare l'Italia e l'Europa", dice il dottor Benedetto De Serio, direttore di Coldiretti di Lecce. "Siamo di fronte a una malattia presente per la prima volta in Europa, quindi il nostro mondo deve ricevere elementi di garanzia che vanno nell'individuazione delle modalità di lotta, a una serie di interventi che consentano alle aziende di evitare di subire ulteriori danni. Coldiretti sta chiedendo con fermezza interventi a tutta la filiera istituzionale, dalla Provincia all'Unione Europea, che non può abbandonare il nostro lembo di terra in questo momento di emergenzialità."

Si sta lavorando duramente, quindi, ma di fatto si sta in mare aperto. Alle prese con un fenomeno nuovo, che sta mettendo in ginocchio l'agricoltura e l'intero territorio. Non a caso all'incontro di ieri erano presenti molti operatori turistici: anche loro chiedono interventi immediati affinchè il danno non diventi irreparabile anche sul piano dell'immagine e dell'identità. Interventi chiari per una terra che lotta ogni giorno per preservare la propria bellezza.


 



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