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7 gennaio 2011

Aldo Aloisi, il Treno della memoria

Lettera aperta sul Treno della memoria al Presidente della Provincia Gabellone

Cari giovani e caro Antonio,

dai binari del capoluogo salentino, ne partono fin troppi di treni: alcuni non vi fanno ritorno, altri si limitano a fare la spola. Vanno lontano, quei treni che si spingono fino alle grandi città ove migliaia di meridionali studiano o lavorano: tuttavia non è solo questione di distanze. L'importanza di certi viaggi non si misura a tariffa chilometrica, ciò che più conta è la direzione: ci sono treni che vanno avanti e treni che vanno indietro. E -sia chiaro- "avanti" ed "indietro" non sono poli geografici o mete turistiche: sono luoghi del tempo, spazi del futuro e tappe del passato. Ci sono treni, infine, che fanno viaggiare i propri passeggeri nel futuro e nel passato, alla modica cifra di un solo biglietto. La lentezza della ferraglia non si paga, ci si fionda a bordo con la strafottenza della giovinezza e vi si scende col peso soverchiante della maturità conquistata a botta di emozioni. Il "Treno della Memoria" è un intercity scassato coi vagoni marci: per anni ha accompagnato generazioni di studenti leccesi a confrontarsi con la Storia, li ha schiodati dai banchi e dagli sbadigli quadrimestrali e li ha condotti nel ventre dell'annientamento nazifascista. Li ha mischiati a giovani di mezz'Italia, li ha presi per mano ed ha raccontato loro che, per spezzare le catene dell'orrore, occorre imparare a conoscere il freddo dell'acciaio e il dolore della ruggine. Certi convogli così debordanti di pubertà e rievocazione bisognerebbe mandarli in giro per il mondo, oliarli col sudore degli adulti stanchi di dare il cattivo esempio, e affidar loro un messaggio banale: «siate liberi per davvero». L'esperienza delle centinaia di liceali salentini che, nel periodo più rigido dell'inverno polacco, raggiungono Cracovia e scoprono la glaciale concretezza del Male nazionalsocialista portava nel cuore un nonsoché di straordinario. Assegnava agli oggetti il dovere di raccontare le persone, alla morte il compito di insegnare la vita: era un viaggio di formazione a metà tra la retorica di un documentario e la spensieratezza di una scampagnata. Andava "avanti" ed "indietro", sprofondava nel passato per parcheggiarsi nel futuro.

Per queste modeste (e per tante altre) ragioni, quel treno che, per sineddoche, rappresentava un progetto complesso e condiviso va sostenuto e rafforzato. Come si fa con le idee che funzionano. Dalla stampa locale, purtroppo, apprendiamo che la provincia di Lecce, almeno per quest'anno, non intende sostenere l'iniziativa dell'associazione Terra del Fuoco Mediterranea. Le ragioni della scelta invero scricchiolano: mancano i fondi per via dei ridotti trasferimenti da parte del governo nazionale, forse. E si è stabilito di investire in un viaggio della Memoria che conduca i nostri giovani sui luoghi dello sterminio rosso. Le giustificazioni sono così atone che l'unico sentimento che riescono a generare si chiama dubbio: possibile che la narrazione storiografica debba fare i conti con la trovata più sciocca che i politici in campagna elettorale abbiano inventato e che porta il nome di par condicio? Possibile che, dopo decenni di oblio, occorra intingere le nostre idee nella cancerogena vernice dei simboli politici che appestano il dibattito culturale? Possibile inoltre che si abbandoni un esperimento tanto collaudato e rodato per scommettere in una replica politicamente rivista e corretta? Possibile che la mostruosità ottusa dei regimi del passato, per essere vivificata, debba arrendersi al manuale Cencelli, abbecedario della spartizione ideologica? Noi crediamo che no, no eppoi no: quel treno invece deve fischiare ancora, sollevare i nostri giovani e portarli in Europa: catapultarli nelle nevi di Cracovia, stiparli negli ostelli senza acqua calda, stordirli con le birre offerte a poco prezzo, appesantirli con i piatti speziati della cucina polacca, addormentarli nelle camerate senza differenza di campanile. Poi svegliarli all'alba, offrir loro caffè imbevibili e condurli fin nel circo dell'abominio per mostrare loro, quasi fosse una repellente opera d'arte, la sinistra follia del passato nei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau. Non si può rinunciare all'appuntamento con una lezione di vita imperdibile.

Al diavolo gli schieramenti politici e le vendette elettorali, pazienza se chi organizza un viaggio coi nostri soldi di amministratori di centrodestra non vorrà sostenerci alle prossime elezioni o non lo ha fatto in quelle passate. I promotori del Treno della Memoria non ci devono la fedeltà di un tour operator né la riconoscenza di un manipolo di raccomandati: basterebbero solo la gratitudine degli studenti salentini, il giubilo dei docenti e dei presidi del Tacco e l'eccitazione delle tante famiglie coinvolte a convincerci che certe strade ferrate vadano percorse insieme, dopo aver stracciato le pettorine con le quali ci presentiamo ai blocchi di partenza delle corse elettorali. Il rispetto e la stima valgono mille volte più dell'affiliazione. Agli organizzatori del percorso a tappe tra antimafia, legalità, cittadinanza attiva e cultura dei diritti chiediamo di mettersi al lavoro e di guardare oltre le insegne, sfuggendo alla caccia all'etichetta che qualche dissennato vorrebbe pure aprire. Provino a disturbare le linee telefoniche dei tanti sindaci che in questi anni hanno creduto nel progetto, intasino i centralini dei municipi e non si fermino davanti alla spocchia di certi assessori senza sogni, rapiscano qualche giornalista costretto a raccontare la noia sponsorizzata di qualche sagra di provincia e gli facciano descrivere le lacrime che bagnano il pavimento dei forni crematori ed il vomito che annega lo stomaco alla vista della cenere degli innocenti. Al presidente della Provincia rivolgiamo un invito serio: salga su quel treno per dimostrare quanto davvero tiene a questa generazione. Non faccia come i potenti furbi che partecipano alla cerimonia barese di inaugurazione del cammino di Memoria, danno appuntamento ai ragazzi davanti a quel triste cancello che sfotteva le speranze dei condannati e poi prendono un aereo in business class e volano in Polonia a spese dei cittadini, facendo un dispetto alle istituzioni che rappresentano ed agli studenti che si spezzano la schiena e sopportano il freddo delle carrozze impolverate. Salga sul treno, portando con sé abiti pesanti, una macchina fotografica ed un'agenda pulita: tornerà a palazzo dei Celestini con una serenità ritrovata ed una consapevolezza nuova.

Imparare dalla storia che buonismo e faziosità hanno fatto più vittime di un'epidemia è un esercizio rigenerante. Da fare tutti insieme: amministratori, organizzatori e studenti. Dice bene l'assessore Ciccarese: «detesto tutto ciò che comporta la negazione delle libertà, della verità e degli individui. Fascismo e comunismo per me pari sono». Se è vero che i totalitarismi mortiferi e multicolore si somigliano, chi può davvero essere diverso in realtà siamo solo noi. Diamoci da fare, allora.

Aldo Aloisi
presidente Azzurro Popolare Salento
già consigliere regionale di centrodestra


 



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