Evoluzionismo in salsa italica

Evoluzionismo in salsa italica

Scaltri e pronti ad adattarsi quando si tratta di aggirare le regole, gli Italiani si dimostrano ben poco adattivi quando a dover cambiare è la loro forma mentis. E il caso Aquarius è solo l’ultima, tragica dimostrazione.

Di Francesco Ria

 

Il rispetto delle leggi non è mai stato la maggior virtù degli Italiani. In questo, non tutto è male: la creatività si azzera quando si seguono acriticamente dei dettami. È il caso dei popoli sottoposti a dittatura. È il caso dei popoli ad elevato grado di indottrinamento culturale come Stati Uniti e Giappone, ad esempio.

Però noi Italiani non rispettiamo nemmeno le leggi della Natura.

L’evoluzionismo darwiniano ci insegna come una popolazione che riesce ad adattarsi meglio alle difficoltà del territorio che vive diventa maggiormente competitiva e, per farla breve, vive meglio e più a lungo.

In Italia ogni autunno piove, qualche ponte si sgretola, qualche onesto cittadino ci rimette le penne e per un paio di settimane siamo tutti più attenti a come vengono gestiti gli appalti pubblici. Ogni tanto un terremoto rade al suolo intere città costruite infrangendo ogni regola dell’urbanistica e per un mesetto ci raccontiamo come “d’ora in avanti tolleranza zero con l’abusivismo”. Ovviamente, terminata l’onda emotiva, nulla di tutto ciò che era stato promesso come buona pratica futura viene attuato e si attende con terrore la prossima calamità naturale per contare nuovamente i morti.

Seguendo lo stesso schema, c’è voluto il razzista Salvini per fare un minimo di valutazione su come vengono gestiti i flussi migratori in Italia. Fino alla scorsa settimana a nessuno fregava nulla. Dopo il caso della nave Aquarius (stesso nome del modulo che avrebbe dovuto portare sulla Luna gli astronauti dell’Apollo 13 e che, invece, servì a tenere in vita, fino al rientro in orbita, l’equipaggio dopo il fallimento della missione) l’Italia sembra diventata la patria di tante “madri Terese di Calcutta”, ansiose di aiutare il prossimo avendo come ricompensa solo il paradiso terrestre.

E si inizia a raccontare di come anche l’ex ministro degli Interni Marco Minniti (PD) avesse espresso la minaccia di chiudere i porti. Di come le ONG ormai funzionino da taxi del mare, di come il CARA di Mineo è un lager del quale dovremmo vergognarci. Tornano alla mente le intercettazioni del boss dei colletti bianchi romani Salvatore Buzzi: “Hai idea di quanto ci guadagno con gli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. E ci si promette che in futuro si farà meglio.

C’è da giurare che, passata questa ondata di sentimento umanitario, tutti torneranno a girarsi dall’altra parte quando, attraversando il piazzale della stazione di Milano, vedranno decine di uomini con la pelle scura, fare la pipì e la cacca in un angolo della strada perchè sono stati ammassati lì in attesa che la burocrazia li identifichi e decida se posseggano o meno i requisiti per ricevere lo status giuridico di rifugiato.

C’è da giurare che nessuna rete di recinzione dei centri di identificazione (altra vergogna) verrà rattoppata e chiunque non possegga i requisiti per vivere legalmente in Europa potrà scappare dal centro. C’è da essere sicuri che dei 35 euro giornalieri che lo Stato italiano stanzia per migrante, solo una minima parte continuerà ad essere utilizzata per le esigenze primarie di esseri umani disperati.

Salvini e l’Aquarius potevano essere le catastrofi morali in grado di selezionare politiche di accoglienza più dignitose ed efficienti.

Ma sono abbastanza certo, gioirò in caso di smentita, che nemmeno questa volta l’Italia seguirà le leggi darwiniane.

 

Corollario (uso questa dicitura poichè la mancata evoluzione italica può benissimo essere dimostrata come un teorema)

L’evoluzione darwiniana nel nostro Paese è rispettata senza alcuna infrazione nei casi di corruzione, concussione, reati finanziari vari, voto di scambio, reati mafiosi, ecc. Ogni qualvolta una nuova legge mira a prevenire un qualche reato, i malfattori riescono a modificarsi in criminali più efficienti ed evoluti continuando a delinquere eludendo ogni nuova norma.

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Info sull'autore

Francesco Ria

Ricercatore in una prestigiosa Università americana. Come il sottomarino sovietico di "Caccia a Ottobre rosso" usa cambiare improvvisamente e senza motivo direzione

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