Omega Bis, cinquanta arresti: la sacra corona unita riscopre il rituale di affiliazione

Cellino e San Donaci erano il centro dello spaccio di droga nel brindisino e nel nord leccese. Scarcerati per un difetto di motivazione nell’ordinanza emessa dal Gip, ritornano in carcere
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Nuovi arresti ma vecchi nomi nell’operazione che si è svolta nelle ultime ore nelle province di Lecce e Brindisi. I cinquanta provvedimenti di custodia cautelare in carcere, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ed eseguiti dalla compagnia dei Carabinieri di Brindisi, riguardano in buona parte soggetti già toccati dal maxi blitz del dicembre 2016, scaturito dall’Operazione “Omega”; scarcerati per un difetto di motivazione nell’ordinanza emessa dal Gip, alcuni di essi sono tornati oggi dietro le sbarre, insieme ad altri sodali.

Associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegali di arma da fuoco, spaccio di sostanze stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso: questi i reati di cui dovranno rispondere, a vario titolo, gli arrestati.

Tra le carte in mano agli inquirenti spiccano le parole intercettate durante le indagini: frasi pregnanti, perché riconducibili al rituale di affiliazione alla sacra corona unita.

Nelle intercettazioni spunta la presenza della sacra corona unita: si parla della “condanna buona”, il rito di affiliazione fatto di formule da recitare per entrare a pieno titolo tra i sodali dell’organizzazione mafiosa

L’OPERAZIONE OMEGA Oltre cinque anni fa, il 5 settembre del 2012, veniva freddato da nove colpi di arma da fuoco, a San Donaci, Antonio Presta. 29 anni, Antonio era figlio di Gianfranco Presta, che negli anni Novanta aveva un peso rilevante all’interno della sacra corona unita, ma, una volta arrestato, ha “tradito” i suoi affiliati, diventando collaboratore di giustizia. I carabinieri del reparto operativo di Brindisi, responsabili delle indagini sull’omicidio di Presta junior, hanno evidenziato da subito la metodologia mafiosa dietro l’esecuzione.

È partita da lì l’indagine culminata nell’Operazione “Omega”: il 12 dicembre scorso sono stati eseguiti, tra le province di Brindisi e Lecce, 58 arresti, tra i quali quello di Carlo Solazzo, 40enne di Cellino San Marco, ritenuto responsabile dell’omicidio Presta.

Carlo Solazzo e Antonio Presta sono legati da un nome, quello di Pietro Solazzo: fratello del primo, cognato del secondo (Solazzo è sposato con Daniela Presta, sorella di Antonio), era a conoscenza – pur essendo all’epoca detenuto – delle operazioni sotterranee per togliere a Carlo l’egemonia sulla gestione dello spaccio di stupefacenti a Cellino San Marco. Tra gli “sgarbi” di fratello e sorella Presta, l’incendio di un’abitazione appartenente a Carlo Solazzo, quando lui e la famiglia erano assenti; la faida è culminata proprio nell’omicidio di Antonio Presta, per mano di Solazzo e di un complice.

Nel corso del tempo gli inquirenti hanno potuto appurare l’esistenza di gruppi criminali ben inseriti nel brindisino: il gruppo di Cellino San Marco, al cui vertice erano appunto i due fratelli Colazzo (riappacificati dopo la morte di Presta), quello di San Donaci, di cui era leader Piero Soleti, e la frangia mesagnese della sacra corona unita, caratterizzata da un avvicendamento ai posti di comando tra Massimo Pasimeni, Daniele Vicientino ed Ercole Penna.

L’OPERAZIONE OMEGA BIS Gli arresti di oggi confermano quanto già emerso dalle precedenti indagini: una collaborazione tra il gruppo di Cellino e quello di San Donaci, soci in affari nell’approvvigionamento della droga (soprattutto cocaina, ma anche hashish e marijuana) e uniti nel far fronte a minacce e nemici comuni, come gli stessi carabinieri. È stato appurato, ad esempio, che due degli arrestati, Benito Clemente e Antonio Saracino, sono gli autori dell’attentato dinamitardo contro l’abitazione del Comandante della stazione dei Carabinieri di San Donaci, il luogotenente, Francesco Lazzari: in lui sarebbe stato individuato, da sandonacesi e cellinesi, il responsabile di un’intensificazione della lotta alla malavita da parte dell’Arma. I malavitosi hanno capito che l’assenza di screzi e faide aperte avrebbe ostacolato il lavoro degli inquirenti, e hanno perciò trovato un accordo anche nello spartirsi le zone di spaccio (Cellino, San Donaci e paesi limitrofi come Guagnano).

Poi le armi, necessarie per il controllo del territorio: a rifornire il gruppo di San Donaci, “Tony Montenegro”, al secolo Gennaro Hajdari, cittadino slavo che faceva da tramite con i canali clandestini dell’Europa dell’Est.

Infine, i rapporti dei criminali con la sacra corona unita: i Carabinieri parlano di un “ritorno al rito di affiliazione”. Spunta in particolare un episodio, intercettato nel corso delle indagini, a maggio del 2014: Gabriele Cucci, prossimo a sottoporsi al rituale, si informava sullo svolgimento e cercava di memorizzare la formula che avrebbe dovuto pronunciare nel corso della cosiddetta “condanna buona”.

I NOMI Questi i nomi degli arrestati di oggi: Salvatore Arseni, 43 anni; Claudio Bagordo, 45 anni; Vito Braccio, 36 anni; Cristian Cagnazzo, 31 anni; Floriano Chirivì, 36 anni; Benito Clemente, 38 anni; Vito Conversano, 36 anni; Antonio Corbascio, 44 anni; Onofrio Corbascio, 49 anni; Daniele D’Amato, 39 anni; Antonio Francesco De Luca, 26 anni; Giuseppe D’Errico, 35 anni; Marco Ferulli, 44 anni; Francesco Francavilla, 37 anni; Cosimo Fullone, 40 anni; Cristian Gennari, 30 anni; Giuseppe Giordano, 46 anni; Davide Goffredo, 36 anni; Luca Goffredo, 38 anni; Paolo Golia, 34 anni; Gennaro Hajdari, 34 anni; Stefano Immorlano, 36 anni; Gabriele Ingusci, 37 anni; Fausto Lamberti, 38 anni; Gabriele Leuzzi, 38 anni; Antonio Brando Lutrino, 29 anni; Gionatan Manchisi, 36 anni; Cosimo Mazzotta, 54 anni; Umberto Nicoletti, 40 anni; Massimiliano Pagliara, 40 anni; Marco Pecoraro, 37 anni; Cosimo Perrone, 34 anni; Giuseppe Perrone, 45 anni; Daniela Presta, 40 anni; Raffaele Renna, 38 anni; Daniele Rizzo, 40 anni; Saverio Rizzo, 51 anni; Giuseppe Saponaro, 35 anni; Antonio Saracino, 41 anni; Valtere Scalinci, 42 anni; Carlo Solazzo, 41 anni; Pietro Solazzo, 38 anni; Pietro Soleti, 52 anni; Nicola Taurino, 25 anni; Andrea Vacca, 42 anni.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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