PETRUZZELLI – Il trionfo di Aida

Trionfale ritorno al Petruzzelli per ”Aida” di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), il titolo più rappresentato sul palcoscenico del teatro barese con oltre duecento recite nell'ultimo secolo. Un pubblico entusiasta e abbondante in ogni ordine di posti ha decretato il pieno successo della prima del 13 settembre scorso, seguita da altre sette repliche tutte sold-out.
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di Fernando Greco

 

DIDASCALICA MONUMENTALITA’

Terzultimo cimento operistico del Genio Bussetano prima di “Otello” e “Falstaff”, “Aida” appare capolavoro di sintesi tra l’esigenza di una coralità monumentale e la ricerca di un’immediatezza drammaturgica intimista e dal colore melancolico, ottenuta tramite una destrutturazione delle convenzioni musicali ottocentesche che già guarda alla modernità, al nuovo sinfonismo europeo, modernità che Verdi avrebbe raggiunto in maniera completa e sorprendente con le ultime due opere.

Radames e Ramfis nel primo atto

L’allestimento barese costituisce la ripresa dello spettacolo ideato per il teatro Regio di Parma da Alberto Fassini in collaborazione con Joseph Franconi Lee per la regia e Mauro Carosi per scene e costumi. Lo spettacolo colpisce per la sua didascalica monumentalità, caratterizzata dalla ricchezza di elementi scenici fedeli alla simbologia dell’antico Egitto e da un’abbondanza di dettagli degna di Zeffirelli. Il mirabile gioco di chiaroscuri ottenuti dal disegno luci di Roberto Venturi fa risaltare il colore blu cobalto, colore della parte egiziana, contrapposto al rosso della parte etiope.

La grande scena del trionfo

Molto appropriate a questo tipo di messa in scena le ieratiche coreografie di Fredy Franzutti magistralmente danzate dal Balletto del Sud, compagnia leccese di fama internazionale, con i primi ballerini Nuria Salado Fusté ed Elia Davolio. Peraltro Franzutti non è nuovo a questo genere di collaborazioni, avendo già partecipato a celebri realizzazioni del titolo verdiano, tra cui ricordiamo quella del 2006 per la stagione del teatro dell’Opera di Roma a Caracalla, su invito di Carla Fracci.

 

IL VERSANTE MUSICALE

Amneris

Di altissimo livello per precisione musicale e compitezza scenica la performance del Coro del Petruzzelli istruito da Fabrizio Cassi. La bacchetta di Giampaolo Bisanti ha guidato l’ottima Orchestra del Petruzzelli staccando tempi molto brillanti durante gli infuocati momenti d’insieme. Di prammatica la presenza delle trombe nei palchi di proscenio durante la marcia trionfale.

Al debutto nel ruolo della protagonista, il soprano Maria Teresa Leva ha esibito uno strumento vocale di rara potenza e duttilità a servizio di un’interpretazione giocata sulla bellezza di filati e formidabili ascese al registro acuto; perdonabile qualche approssimazione nel controllo della dizione, forse derivante dall’emozione. Lungo applauso a scena aperta dopo un’intensa “O cieli azzurri” coronata da un Do smorzato in pianissimo. Il tenore Aquiles Machado nei panni di Radames ha regalato al pubblico il solito timbro caldo ed espressivo, dopo un esordio non proprio esaltante con l’aria “Celeste Aida” gravata da sonorità legnose e fiati corti.

Particolare della scena del trionfo

Il mezzosoprano Nino Surguladze ha delineato un’Amneris autorevole nel suo essere regina e al contempo dolente nel suo essere donna ferita dall’amore non corrisposto, forte di una presenza scenica imponente e di una voce solida in tutta la tessitura. Impetuoso e vocalmente soggiogante l’Amonasro interpretato dal baritono Elia Fabbian. I due bassi Simon Lim e George Andguladze hanno esibito voce importante e perfetta credibilità scenica nei rispettivi ruoli di Ramfis e del Re d’Egitto. Puntuale il soprano Marta Calcaterra nel ruolo di Sacerdotessa. Il tenore Leon De La Guardia ha vestito i panni del Messaggero con presenza gradevole e voce sufficiente.

 

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